17 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Omeopatia sotto tiro

La confusione sui prodotti omeopatici non nasce in farmacia. La replica dei farmacisti a Beppe Grillo

Risposta all'intervento di Beppe Grillo sui social da parte della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani

Granuli omeopatici
Granuli omeopatici ( Shutterstock )

ROMA – Ha suscitato molto interesse e una serie di discussioni l’intervento di Beppe Grillo sul suo Blog, in cui «attaccava» i prodotti omeopatici, invitando le farmacie a non venderli. A seguito di ciò, non si è fatta attendere la risposta dei farmacisti. «I rimedi omeopatici sono classificati dalla vigente normativa, sia comunitaria che nazionale, come farmaci. E’ detto in modo inequivocabile dal Codice europeo del farmaco, che l’Italia ha recepito nel 2006 e il farmacista non può rifiutarsi di distribuire nessun farmaco regolarmente in commercio, compresi quelli omeopatici», ribadisce e chiarisce infatti il Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, in risposta all’intervento di Beppe Grillo sui social media.

Sono prescritti da medici
«La questione – prosegue Mandelli – va affrontata anche considerando che molti farmaci omeopatici sono prescritti da medici e sarebbe difficile per il farmacista entrare a gamba tesa nel rapporto tra medico omeopata e paziente. Non è una questione solo italiana, tanto che in alcuni paesi europei questi medicinali sono rimborsati dal servizio sanitario o dal terzo pagante. Se esiste un rischio di confondere il cittadino paziente, questo discende da una normativa che ancora stenta ad affrontare con chiarezza questa materia, sulla quale si interviene con provvedimenti tampone, come quello contenuto nell’attuale Decreto milleproroghe attualmente licenziato dal Senato l’8 agosto e in attesa del passaggio alla Camera. Personalmente ritengo che Beppe Grillo, quale garante del Movimento 5 Stelle sia in grado di promuovere la discussione all’interno della maggioranza su questi temi sempre che lo ritenga opportuno, per ispirare un’azione politica adeguata. Dal canto nostro – conclude Mandelli – nel Codice deontologico del farmacista è chiaramente stabilito che il professionista è tenuto a promuovere trattamenti scientificamente validati e a informare correttamente anche sulle medicine complementari. E’ quanto dobbiamo fare ed è quanto facciamo ogni giorno».