6 dicembre 2020
Aggiornato 02:00
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Dietrofront: l’Onu non punterà il dito contro parmigiano e prosciutto, ma solo contro gli alimenti nocivi

Nonostante tutte le associazioni agroalimentari si siano scagliate contro Onu e Oms, arriva una precisazione. Nessuno toccherà il nostro parmigiano e prosciutto ma solo gli alimenti ricchi di grassi e zuccheri

Ne hanno parlato i maggiori media su internet e sul web: parmigiano, prosciutto, vino e olio extravergine di oliva verrebbero etichettati come nocivi alla stregua delle sigarette. La notizia ha fatto scalpore a tal punto da essere stata commentata (negativamente) anche dalla Coldiretti ed attaccata dalla maggior parte delle aziende agroalimentari. L’esposizione di questa scelta era stata programmata per un’assemblea Onu il 27 settembre prossimo ma, a quanto pare, sembra che stiano per arrivare alcune precisazioni. La più importante è che nessun prodotto tipico verrà preso sotto il mirino.

Guerra alle malattie non trasmissibili
Alla base della lotta alle malattie non trasmissibili si dovrebbe far riferimento a un documento redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità denominato «Time to deliver - Report of the WHO Independent High-Level - Commission on Noncommunicable Diseases». Nel documento si legge come le patologie cardiovascolari e metaboliche causino ogni anno 41 milioni di morti in tutto il mondo. E questo problema – giustamente – dovrà essere quantomeno ridotto al minimo. L’idea sarebbe, quindi, di eliminare tutti gli alimenti ricchi di sale, grassi e zuccheri.

Una dieta più sana?
Nel documento non vengono mai citati alimenti specifici (per fortuna) ma solo linee guida e raccomandazioni rivolte ai produttori, ai governi e al mondo scientifico. Tutti dovranno mettere in atto armi specifiche per ridurre al minimo il rischio di malattie non trasmissibili al cittadino. Secondo quanto dichiarato da Francesco Barra del dipartimento di nutrizione dell'Oms, quindi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha nessuna intenzione di criminalizzare specifici alimenti. Perciò non ci sarà nessun bolline nero su parmigiano, prosciutto o altri prodotti made in Italy.

Chi ha parlato di parmigiano reggiano?
Tutto sembra essere iniziato pochi giorni fa, precisamente il 17 luglio, e faceva riferimento al report time to deliver di cui abbiamo parlato in precedenza. L’idea era quella di ridurre l’impatto negativo di acidi grassi saturi, sale e zuccheri. Un argomento su cui tutti non possiamo che essere pienamente d’accordo. L’OMS non aveva fatto riferimenti espliciti a prodotti made in Italy ma i primissimi media (televisivi) che hanno diffuso la notizia hanno ritenuto importante sottolineare che i primi alimenti che sarebbero finiti nel mirino sarebbero stati proprio il parmigiano, il prosciutto e l’olio extravergine di oliva. Da quel momento in poi è arrivato il caos più totale e la risposta di alcune importanti associazioni come la Coldiretti. Tant’è vero che persino il ministro dell'Agricoltura, Gian Marco Centinaio, aveva commentato negativamente: «Se così fosse siamo alla pazzia pura. Ritengono che facciano bene alla salute prodotti come la Coca Cola o altri perché light e poi ci condannano il Parmigiano o altri prodotti dell'enogastronomia italiana. Su questo faremo una battaglia molto dura». Inutile dire che tutte le associazioni di settore hanno cominciato a scagliarsi con quella che veniva ritenuta una decisione assurda e priva di fondamento scientifico.

La quiete dopo la tempesta
A tranquillizzare un po’ gli animi sembra sia stato proprio il Consorzio Parmigiano Reggiano. L’unico che si sia preso la briga di cercare il documento e leggerlo con attenzione. «Abbiamo letto con attenzione il documento "Time to deliver" e risulta evidente che l'Oms non ha messo sotto accusa le eccellenze italiane, né tantomeno il Parmigiano Reggiano che è noto per essere sano e naturale, per l'alta digeribilità, l'elevato contenuto di calcio e minerali, l'assenza di additivi e conservanti. L'Oms esprime tuttavia raccomandazioni a favore dell'adozione di norme di etichettatura sui prodotti per evidenziare la presenza di sale e grassi saturi», spiega Riccardo Deserti, direttore del Consorzio», tuttavia, «questo punto apre il rischio che a livello mondiale si alimenti un sistema Arlecchino con grande confusione o, ancor più grave, che taluni paesi strumentalizzino tale raccomandazione per introdurre nuove barriere commerciali. Un pericolo che ci preoccupa. Occorre ora lavorare su più fronti, per chiedere di definire in trasparenza e coerenza linee guida generali per i sistemi di etichettatura promossi da Oms. Serve un approccio legato alla reale educazione sui comportamenti dei consumatori e non un semaforo», conclude Deserti.

Un estratto del documento
Vi riportiamo, qui sotto, un piccolo estratto del documento OMS su cui dovrebbe fondarsi l’assemblea prevista per il 27 settembre, momento in cui dovrebbero essere definiti i termini di questo nuovo regolamento. Il documento inizia ponendo l’attenzione sul pericolo a cui stiamo andando incontro se continuiamo su questa strada: «Le malattie non trasmissibili e i disturbi mentali, attualmente rappresentano una delle principali minacce alla salute e allo sviluppo a livello globale, in particolare nel mondo in via di sviluppo. La mancata attuazione di interventi provati stanno rapidamente aumentando l'assistenza sanitaria e costi, e la continua mancanza di investimenti in azioni contro le malattie non trasmissibili avranno un'enorme impatto sulla salute, e l’economia di molti paesi». Per questo motivo, il documento si rivolge, in primis, ai governi.

Prima di tutto, vigilanza
«I capi di stato ai governi, non solo i ministri della sanità, dovrebbero vigilare sulla creazione di politiche a livello nazionale per le malattie non trasmissibili e per la salute mentale. I leader politici a ogni livello, compresi i sindaci dovrebbero assumersi la responsabilità di azioni ...che possano promuovere la lotta alle malattie non trasmissibili». Per questo motivo, «i governanti dovrebbero identificare un preciso elenco di priorità comprendenti una agenda contro le malattie non trasmissibili nel loro complesso basata sui bisogni della salute pubblica». E, infine, l’etichettatura: «I governi dovrebbero lavorare con le aziende […] in campi come l’etichettatura e la regolazione del mercato. Dovrebbero dare la priorità nel limitare la vendita di prodotti non salutari (contenenti eccessive dosi di zuccheri, sale e grassi insaturi) ai bambini. L’Oms dovrebbe esplorare la possibilità di stabilire un codice di comportamento internazionale per questo obiettivo». Insomma, al momento nessuno ha citato eccellenze alimentari. Tutt’altro: l’Oms sembra voler combattere solo gli alimenti poco salutari. Ma prima del famoso 27 settembre, non avremo risposte certe riguardo il nuovo regolamento.