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Torna la peste bubbonica: primo caso dopo 27 anni

Un bambino ha contratto la peste dopo tanti anni e in un momento in cui la malattia sembrava essere scomparsa. Cos’è la peste, come si trasmette e le cure

Un bambino ha contratto la peste bubbonica - Immagine rappresentativa
Un bambino ha contratto la peste bubbonica - Immagine rappresentativa (Photographee.eu | Shutterstock)

Quando si parla di peste non si può non rievocare l’epidemia del 1300, momento in cui l’intera città di Messina fu contagiata rapidamente per poi diffondere il male oscuro a Reggio Calabria e in Campania. Ma solo un anno dopo furono molte le persone malate anche in centro Italia (Toscana), fino ad arrivare a Genova e tutta l’Italia Settentrionale. La peste, infatti, ha la capacità di diffondersi molto rapidamente, per questo motivo è stato molto difficile liberarsi dalla malattia. Ma ora la peste sembra tornare a far parlare di sé: la patologia è stata contratta da un bambino: è il primo caso dopo tanti anni.

I risultati del laboratorio
Il bambino, secondo quanto riportato dal quotidiano The Independent, sarebbe stato oggetto di indagini mediche a causa della comparsa di diversi sintomi. La peste bubbonica o polmonare, infatti, condividono segnali abbastanza comuni come febbre e mal di testa. La prima, però, può portare anche all’insorgenza di linfonodi ingrossati. Per approfondire la questione, il personale avrebbe sanitario eseguito esami specifici circa un mese fa. Ma solo questa settimana sarebbero arrivati i risultati.

La conferma
Una volta arrivati i risultati, paziente, medici e familiari hanno avuto la triste conferma: il bambino era affetto da peste bubbonica. L’episodio è accaduto nello stato dell'Idaho (Usa). Christine Myron, portavoce del Dipartimento Sanitario del Distretto Centrale, ha dichiarato che al momento il bambino è in via di guarigione grazie all’uso di antibiotici ed è finalmente tornato a casa.

Dove ha contratto la malattia?
Purtroppo nessuno sa con certezza dove il bambino abbia contratto la peste bubbonica. Lui, insieme alla sua famiglia, aveva infatti fatto un recente viaggio in Oregon. Tuttavia, non è detto l’abbia contratta proprio lì, perché secondo le autorità locali nelle contea di Elmore la malattia sarebbe stata riscontrata in molti scoiattoli.

Come si riduce il rischio?
Secondo l’esperta Sarah Correll - epidemiologa del Central District Health Department -  l’unico modo per ridurre il rischio di contrarre la peste bubbonica è quello di somministrare ai propri animali domestici un trattamento antipulci ed evitare ogni contatto con la fauna selvatica la quale, con molta probabilità, potrebbe trasmettere la malattia. Ma è anche importante «utilizzare un repellente per insetti, pantaloni lunghi e calzini quando visiti le aree colpite dalla peste».

Le regole da seguire
Gli americani Centers for Disease Control and Prevention, hanno stilato una lista con 5 semplici regole per minimizzare il contagio:

1)      Ridurre l'habitat dei roditori intorno a casa, sul posto di lavoro e nelle aree ricreative.

2)      Indossare guanti se si maneggiano o puliscono animali potenzialmente infetti per evitare il contatto tra la pelle e i batteri della peste.

3)      Usare un repellente se si pensa di poter essere esposti alle pulci dei roditori durante attività come il campeggio, l'escursionismo o il lavoro all'aperto.

4)      Tenere le pulci lontane dai vostri animali domestici applicando appositi prodotti

5)      Non permettere a cani o gatti che vagano liberi in aree endemiche di dormire sul letto.

Cos’è la peste bubbonica
Si tratta di un’infezione batterica che si sviluppa soprattutto nel sistema linfatico. Generalmente viene trasmessa a causa di una puntura inferta da pulci tipiche dei ratti denominate Xenopsylla cheopis. La trasmissione può anche avvenire tramite il morso di vari tipi di roditori. Seppure in forma minora anche le pulci che si trovano a stretto contatto con l’uomo o i pidocchi, possono comunque trasmettere la peste bubbonica.

Come si manifesta
I primi sintomi compaiono dopo un periodo di incubazione variabile da 2 a 21 giorni. Tra i segni più comuni ci sono il mal di testa, la debolezza, la febbre, i disturbi del sonno, la nausea, la fotosensibilità, il vomito e in alcuni casi persino il delirio. In genere nell’area colpita dalla pulce può formarsi una piccola pustola o del tessuto necrotizzato. Ma il sintomo più tipico è l’ingrossamento dei linfonodi, specie quelli vicino alla puntura della pulce. Sarebbero proprio i linfonodi ingrossati che, a seguito di un’infiammazione, possono formare un anomalo rigonfiamento che ha tutto l’aspetto di un bubbone. All’interno di questo generalmente vi è un accumulo emorragico o necrotico. Tutto ciò accade perché il batterio è in grado di sopravvivere all’interno dei linfonodi nonostante sia stato inizialmente fagocitato dalle cellule del sistema immunitario. Durante la malattia, infatti, il microorganismo produce tossine beta-bloccanti che interagiscono negativamente anche con il sistema immunitario.

La cura
Se la malattia viene trattata in tempo guarisce mediamente dopo 15 giorni, tempo in cui i bubboni espellono il pus e formano tessuto cicatriziale. D’altro canto se non opportunamente curata con antibiotici, l’infezione può propagarsi per il tutto il resto dell’organismo dando luogo a setticemia, necrosi agli arti, emorragie interne, complicazioni renali e insufficienza cardiocircolatoria. I farmaci più comuni per il trattamento di vari tipi di peste sono la streptomicina, la gentamicina, la doxiciclina o il cloramfenicolo. Esistono anche dei vaccini che prevengono la malattia ma hanno un effetto eccessivamente breve.