19 settembre 2018
Aggiornato 13:03

Ecco perché siamo diversi dagli scimpanzé

Ricercatori statunitensi e italiani scoprono il perché noi esseri umani siamo diversi dalle scimmie. Il segreto è in circa 18mila frammenti del DNA
Scimpanzé
Scimpanzé (Thorsten Spoerlein | shutterstock.com)

WASHINGTON – Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Washington, a cui ha partecipato anche il dipartimento di Biologia dell’Università di Bari coordinato da Mario Ventura, ha rivelato che esseri umani e scimmie, gli scimpanzé nello specifico, sono diversi. Il segreto sarebbe celato in circa 18mila frammenti di DNA.

Le differenze
L’uomo dunque non è una scimmia, o almeno non si direbbe. E lo prova la differenza che c’è in questi frammenti di Dna di cui in gran parte contengono geni e informazioni genetiche che possiedono una funzione regolatoria. Molti di questi geni pare siano espressi durante lo sviluppo del cervello umano, e diano origine a particolari popolazioni di cellule. In particolare, il genoma degli esseri umani mostra numerose differenze nelle regioni che regolano il livello di espressione dei geni, soprattutto quelli attivi nel cervello. Le sequenze genomiche individuate nello studio possono fornire indicazioni su ciò che ha distinto l’uomo dagli altri primati. Quanto scoperto sono «molte nuove ed entusiasmanti differenze tra il Dna dell’uomo e quello dei primati», spiega una nota dell’Università di Bari. E, prosegue la nota, si tratta di «un importante passo avanti nello studio della straordinaria tipicità e complessità dell’essere umano».

Lo studio
I ricercatori guidati dal dottor Zev N. Kronenberg e Evan Eichler dell’University of Washington School of Medicine di Seattle, hanno condotto questo studio i cui risultati completi sono stati pubblicati sulla rivista Science. Qui, gli scienziati hanno analizzato parti di DNA che in precedenza non si era riusciti a definire con accuratezza. I risultati dell’analisi hanno permesso di osservare che numerosi geni che hanno un ruolo chiave nella migrazione dei neuroni durante lo sviluppo cerebrale sono meno attivi nell’essere umano che nelle grandi scimmie. Ma si è scoperto che ci sono anche geni come quelli attivi nei neuroni eccitatori del sistema nervoso centrale, che nell’uomo sono espressi in modo molto più marcato. Secondo i ricercatori, queste differenze potrebbero indicare che l’evoluzione ha fatto sì che l’essere umano ‘rinunciasse’ ad alcune complessità anatomico-strutturali dei circuiti neurali. Questo ha permesso alla nostra specie di ottenere in cambio una maggiore efficienza funzionale.

Le differenze
Alcune, tra le altre differenze osservate, riguardano variazioni nell’espressione genica che hanno comportato per l’essere umano lo sviluppo di diversità nel metabolismo alimentare, o altre come la perdita delle spine del pene, che invece ci sono in altri primati. Infine, in tutte le grandi scimmie sono presenti centinaia di inserzioni di frammenti di genoma provenienti da un antichissimo retrovirus chiamato PtERV1, ora estinto. Questi, invece, non si trovano nella nostra specie. Insomma, se qualcuno ritiene ancora che l’uomo ‘discenda’ dalle scimmie, le differenze osservate dagli scienziati fanno comunque pensare che a un certo punto vi sia stata una differenziazione repentina e significativa che, tuttavia, non è spiegabile con un semplice ‘salto’ evolutivo, il quale, nel caso, avrebbe richiesto un tempo enorme, o comunque di molto maggiore a quanto razionalmente spiegabile.