25 ottobre 2020
Aggiornato 03:00
Curare il cancro senza chemio

Tumore al polmone: presto la terapia chemio-free

I pazienti affetti da tumore ai polmoni e altre neoplasie con elevate modificazioni genetiche potranno utilizzare farmaci personalizzati che sostituiscono la chemio

È un traguardo che tutti – specie i pazienti oncologici – attendevano da tempo. Se c’è una cosa che davvero spaventa un malato di cancro, sono le terapie. I pazienti, infatti, non solo rischiano la vita ogni giorno a causa della patologia che li ha colpiti ma si vedono costretti a eseguire cure – come la chemioterapia – che hanno effetti devastanti sul corpo. Non a caso, scienziati di tutto il mondo stanno concentrando i loro maggiori sforzi per trovare terapie alternative. E molti stanno raggiungendo questo importante obiettivo. Dopo gli esperti del San Gerardo di Monza che hanno ottenuto grandi successi nella cura dell’HER2 senza chemio, arriva una nuova prospettiva anche per i pazienti affetti da cancro al polmone.

Addio chemioterapia?
Ancora non si può – purtroppo – dire addio definitivamente alla chemioterapia. Ma molte persone, indicativamente il 40% dei pazienti affetti da tumore al polmone, potranno usufruire di nuove armi per combattere il cancro, senza che queste siano accompagnate dalla chemioterapia. Tutto ciò sarà reso possibile grazie all’immunoterapia di precisione, la quale sfrutta l’utilizzo di farmaci innovativi che permettono di addestrare il sistema immunitario a combattere il cancro.

La differenza con l’immunoterapia tradizionale
A differenza dell’immunoterapia tradizionale, quella di precisione è in grado di progettare farmaci a misura di paziente. Vengono così veicolate nel corpo umano molecole che colpiscono il tumore tipico di una singola persona. Non tutti i tipi di cancro, infatti, sono uguali e possono essere il risultato di diverse modificazioni genetiche pur sembrando apparentemente molto simili.

Alterazioni molecolari
Recentemente è stato presentato il nuovo test denominato Tumor mutational burden o TMB, un esame che permette di fotografare tutte le alterazioni molecolare di un singolo tumore. Per farlo analizza oltre 500 geni al fine di creare un farmaco personalizzato. Negli anni si è potuto stabilire come l’immunoterapia sia altamente efficace nei tumori che hanno un’elevata possibilità di mutazione. Tra questi il melanoma, i tumori del tratto gastrointestinale, quelli della vescica e, ovviamente, del polmone.

Risultati positivi
«I risultati positivi dello studio stabiliscono il potenziale di TMB come importante biomarcatore predittivo per la selezione dei pazienti candidabili al trattamento di combinazione con due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, nel tumore del polmone non a piccole cellule avanzato», spiega Federico Cappuzzo, Direttore Dipartimento Oncoematologia dell'Ausl Romagna. I dati parlano di tasso di sopravvivenza libera da progressione della malattia, tre volte più alto con la combinazione immunoterapica rispetto alla chemioterapia. Ciò significa che, finalmente, ci stiamo avvicinando a un obiettivo che tutti, da anni, stavamo aspettando: l’abolizione della chemioterapia. Abbiamo la «concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento di molte persone, pari a circa il 40%, colpite da questa neoplasia in fase avanzata. Sicuramente un grande vantaggio per i pazienti», continua Capuzzo. Tale numero equivale alla quantità di persone affetta da tumore al polmone che assiste a un’enorme quantità di errori genetici.

Prove di efficacia

«Arriva pure da un altro studio appena pubblicato sul New Englad Journal of Medicine, la dimostrazione del fatto che la combinazione delle molecole immunoterapiche nivolumab e ipilimumab possa risultare efficace anche nei pazienti con tumore al polmone non ancora operati, portando a una regressione completa della malattia in circa il 40% dei casi».

I prossimi obiettivi
Va da sé che se presto tutto ciò sarà operativo molte persone miglioreranno la qualità della vita grazie a questi nuovi metodi di cura. Ora, i prossimi obiettivi saranno quelli di «fornire la migliore terapia a ogni persona colpita da tumore, e utilizzare al meglio le risorse disponibili. In questa direzione, TMB si sta rivelando un biomarcatore molecolare 'solido', cioè analizzabile in maniera univoca, e per questo è particolarmente affidabile», ha dichiarato Michele Maio, direttore del Centro di Immunoncologia e dell'Unità Operativa Immunoterapia Oncologica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese.

Il primo registro delle mutazioni genetiche
La chiave per combattere questa temibile malattia, quindi, è conoscere e agire direttamente a livello genetico. Per farlo, però, avremo a disposizione – per la prima volta al mondo – un registro delle mutazioni geniche. Il progetto sarà reso disponile grazie all'Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli e dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).

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