27 maggio 2020
Aggiornato 16:00
Tumore al seno

Tumore al seno, arrivano in Italia i farmaci "intelligenti" che sostituiscono la chemio

Un traguardo eccezionale ottenuto da una sperimentazione internazionale e proposta al Sen Gerardo. Cureranno anche le forme più aggressive

Il tumore al seno si può combattere senza chemioterapia
Il tumore al seno si può combattere senza chemioterapia Shutterstock

MONZA - Se già la diagnosi di cancro può essere considerata una delle più struggenti notizie che ci possono esser date, il pensiero di fare la chemioterapia produce ancor più paura e risentimento nei poveri pazienti. Il trattamento, infatti, provoca effetti devastanti perché uccide tutte le cellule, comprese quelle sane. Ma a Monza inizia finalmente una nuova sperimentazione a carattere internazionale che potrà combattere le forme più aggressive di cancro al seno, senza l’utilizzo dell’ormai obsoleta chemioterapia.

Pronti a dimostrarlo
Finalmente alcuni scienziati, che hanno a cuore la salute dei propri pazienti, dimostreranno che il cancro può essere combattuto senza utilizzare la devastante chemioterapia. Ricordiamo infatti che quest’ultimo trattamento rappresenta il motivo per cui molte persone rinunciano alle cure, nonostante siano affette da una patologia potenzialmente mortale. La sperimentazione avverrà all’ospedale San Gerardo di Monza e sarà rivolta anche alle forme più aggressive di cancro al seno.

In collaborazione con l’Istituto Tumori di Milano
La sperimentazione clinica interazionale verrà condotta in collaborazione con l’Istituto tumori di Milano e all’Istituto europeo di oncologia. Per farla, verranno utilizzati dei farmaci intelligenti in combinazione con una semplice terapia ormonale. E, finalmente, molte donne – anche quelle affette da forme tumorali estremamente aggressive come l’HER2+ – potranno dire addio alla chemioterapia. Fino a ieri considerata, ahimè, l’unica strada percorribile.

Un’alternativa valida
Grazie a questo interessante progetto internazionale le pazienti oncologiche avranno una nuova opportunità di cura presso l’Asst di Monza. «Il protocollo con questi farmaci non ancora in commercio permetterà di offrire un’alternativa al classico trattamento chemioterapico perché utilizza agenti a target molecolare, mirati a inibire una doppia via di crescita della cellula tumorale HER2+. Ancora più importante per le nostre pazienti è il fatto che in questo protocollo i due «farmaci intelligenti» sono utilizzati in combinazione, cosa non ancora possibile nella pratica clinica routinaria, aumentando in questo modo in maniera esponenziale le possibilità di ridurre la massa tumorale, rendere possibile un intervento chirurgico conservativo, ma soprattutto incidere in modo significativo sulle possibilità future della paziente di evitare una recidiva», spiega Marina Cazzaniga, responsabile della Patologia mammaria e del Centro di ricerca di Fase 1.

La durata del trattamento
Il trattamento durerà circa sei mesi ma per evidenziare al massimo i risultati bisognerà attendere circa un anno. L’obiettivo della terapia è quello di «ottenere una risposta patologica completa, ovvero arrivare a non avere più alcuna evidenza di cellule tumorali».

Un grande soddisfazione
Va da sé che raggiungere un obiettivo di tale entità renderebbe orgoglioso chiunque e infatti l’intero staff medico diretto dal professor Paolo Bidoli si può dire estremamente soddisfatto dei risultati raggiunti. «L’impegno costante e continuo di portare qui le sperimentazioni cliniche più avanzate, e anche l’apertura del Centro di ricerca di Fase 1, porterà sempre di più innovazione e nuove cure per i nostri pazienti, non solo nell’area della patologia mammaria, ma anche in quella polmonare e dei tumori del tratto gastro-enterico. La nostra unità di ricerca di Fase 1 è l’unica struttura nella realtà italiana che nasce come servizio trasversale, che accoglie e gestisce proposte di studi clinici in tutti i settori della medicina, non solo in aree dedicate come invece accade in altri centri di ricerca», continua Bidoli insieme al direttore Matteo Stocco. «E questa nuova sperimentazione clinica rappresenta un segnale importante che testimonia la crescita, anche scientifica, per la cura dei pazienti». È innegabile che la competenza e la caparbietà degli scienziati li abbia portati a ottenere risultati incredibili, un tempo neppure minimamente immaginabili. E probabilmente qualunque persona in questo momento auspica che farmaci di questo genere, presto, verranno utilizzati per altre forme cancerogene. La speranza è che mai più nessun malato debba sperimentare gli effetti devastanti di una chemioterapia.

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