23 ottobre 2018
Aggiornato 03:30

Il virus mortale dei maiali ora potrebbe attaccare l’uomo

Gli scienziati avvertono che i virus letali dei maiali simili alla Sars, i delta coronavirus, potrebbero infettare l’uomo. I sintomi che devono mettere in allarme
Maiali
Maiali (Dmitry Kalinovsky | shutterstock.com)

STATI UNITI – Avete presente la Sars? E’ una malattia infettiva nota come sindrome respiratoria acuta grave o severe acute respiratory syndrome (Sars) che colpisce l’apparato respiratorio. A provocarla è un virus – il SARS-CoV – che appartiene alla famiglia dei Coronavirus. Ma ora, sulla scena internazionale si affaccia la minaccia di un nuovo più preoccupante virus: il Delta coronavirus suino, che può essere mortale.

Dal maiale all’uomo
Il Deltacoronavirus è un agente patogeno che colpisce i maiali, ed è spesso letale. Tuttavia, gli scienziati avvertono che questo virus, che assomiglia a quello della Sars, potrebbe essere trasmesso agli esseri umani – risultando piuttosto pericoloso – poiché è in grado di adattarsi e attaccare anche differenti tipi di cellule, come quelle di animali e uomini. Tra i diversi sintomi provocati dall’infezione vi sono vomito, diarrea acuta e altri ancora. Il virus, rilevato per la prima volta in Cina nel 2012, condivide sia le caratteristiche della Sars che della Mers (sindrome respiratoria del Medio Oriente).

Colpiscono duro
Già Sars e Mers colpiscono duro, quando infettano. Stando alle stime riportate finora, la Sars è stata responsabile di 774 decessi in 37 Paesi nel 2002 e nel 2003. Un’epidemia di Mers ancora in corso in Arabia Saudita ha invece fino a oggi causato oltre 1.800 casi di infezione e 708 decessi a essa associati. Nel 2014, invece, è saltato fuori il Deltacoronavirus, a seguito di un’epidemia registrata negli Stati Uniti, che ha messo in allarme gli esperti e le autorità sanitarie.

Lo studio sul virus
Un nuovo studio della Ohio State University si è focalizzato proprio sul Delta coronavirus, e i risultati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) mostrano come il virus rivolga la sua attenzione a una molecola specifica del recettore sulla superficie delle cellule che rivestono le vie respiratorie e il tubo digerente. E, purtroppo, come emerso dai test di laboratorio, il virus si lega al recettore non solo nei maiali, ma anche nei polli, nei gatti e nell’uomo. «Un recettore è come una serratura nella porta – spiega il dottor Scott Kenney, del programma di ricerca sulla salute degli animali negli alimenti della Ohio State University e principale autore dello studio – Se il virus può aprire la serratura, può entrare nella cellula e potenzialmente infettare l’ospite. A quel punto, è solo questione di potersi replicare all’interno delle cellule e causare malattie negli animali e negli esseri umani». Per fortuna, tuttavia, per il momento non sarebbero noti casi di infezione da Delta coronavirus negli esseri umani.