22 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Processi creativi

La creatività si accende con una ‘scossa’

Ricercatori della Statale di Milano mettono in evidenza come la transcranial Direct Current Stimulation potenzi la creatività

Creatività
Creatività Shutterstock

MILANO – Potenziare i processi creativi, e dunque la creatività, con una ‘scossa’. Ecco quanto dimostrato dei ricercatori di Università Statale di Milano e Ospedale San Paolo in uno studio che evidenzia gli effetti di potenziamento sui processi creativi della transcranial Direct Current Stimulation (tDCS), una tecnica piuttosto nota nel trattamento di molti disturbi neuropsicologici. Lo studio, di grande rilievo anche sotto il profilo etico, apre prospettive importanti per migliorare le prestazioni cognitive nei soggetti affetti da demenza e getta nuova luce sui meccanismi alla base dell’intuito.

Non solo artisti
La creatività – si legge in una nota della Statale – oltre che per gli artisti, è importante per tutti gli esseri umani al fine di elaborare e trovare rapidamente soluzioni alternative ai problemi della vita di tutti i giorni. I circuiti cerebrali che controllano la creatività e la capacità di trovare soluzioni anche intuitive (il cosiddetto insight) sono ancora quasi del tutto ignoti. A parte il potenziamento cerebrale e artistico nel soggetto normale, la loro conoscenza può avere rilevanti implicazioni per migliorare le prestazioni cognitive nei soggetti affetti da demenza come la malattia di Alzheimer o patologie correlate.

Gli effetti sulla creatività
Un gruppo di ricercatori del Centro ‘Aldo Ravelli’ per le Terapie Neurologiche dell'Università di Milano - Dipartimento di Scienze della Salute  - presso  l'ASST Santi Paolo e Carlo di Milano coordinato dal Professor Alberto Priori, in collaborazione con la Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano, al fine di mettere a punto un metodo per i pazienti, hanno testato preliminarmente in un gruppo di 31 soggetti normali, di età compresa fra i 20 e i 42 anni, gli effetti sui processi creativi di una tecnica basata sull’applicazione per qualche minuto di debolissime correnti elettriche sul cuoio capelluto in corrispondenza del lobo temporale. Tale tecnica, messa a punto in Italia vent’anni anni fa e ora in uso in tutto il mondo per trattare molte tipologie di disturbi neuropsicologici, congeniti, degenerativi, è conosciuta come transcranial Direct Current Stimulation o tDCS, è indolore e del tutto non invasiva.

I risultati
I risultati degli esperimenti, appena pubblicati on line su Journal of Creativity Research, mostrano che la stimolazione selettiva in corrispondenza del lobo temporale sinistro aumenta del 20% la capacità di insight (ovvero di trovare soluzioni intuitive a problemi) misurata tramite il test delle Associazioni Remote (RAT). Questo compito – prosegue la nota della Statale – attiva specificatamente quell’abilità che ci permette, tra tutte le combinazioni possibili, di sfruttare un indizio per trovare la soluzione corretta del problema e implica il coinvolgimento di ampie reti lessicali e semantiche unitamente alla messa in campo di abilità esecutive e di memoria di lavoro. Diversamente, la stimolazione tDCS finta (placebo) o applicata nel corso dell’esperimento su una diversa area cerebrale non produceva alcun effetto.

Il primo del suo genere
«Il nostro studio, primo nel suo genere, ha approfondito l’aspetto del processo creativo legato al pensiero convergente, ovvero quel momento esatto in cui l’intuito genera un nesso associativo, ‘Eureka!’ – ha commentato la dott.ssa Fabiana Ruggiero, una delle giovani ricercatrici del team coordinato dal prof. Priori – e ha dimostrato come questo possa essere modulato tramite la tDCS». I dati dei neuroscienziati milanesi nei soggetti normali aprono prospettive interessanti sulla modulazione della creatività e dell’intuito, con possibili implicazioni di natura etica da una parte e clinica dall’altra.