Salute | Depressione

Farmaci antidepressivi: possono causare demenza?

Alcuni farmaci antidepressivi potrebbero aumentare il rischio di demenza. I risultati di un nuovo studio

Farmaci contro la depressione, colpevoli di causare demenza?
Farmaci contro la depressione, colpevoli di causare demenza? (Tashatuvango | Shutterstock)

Dito puntato contro i farmaci antidepressivi, incriminati per aumentare il rischio di incappare in gravi forme di demenza. Non tutti i medicinali sono uguali, però: quelli accusati sarebbero i cosiddetti antidepressivi triciclici e gli anticolinergici. Ovvero gli antagonisti dei recettori per l'acetilcolina. Si tratta di farmaci che vengono assunti con maggior probabilità dai soggetti anziani a causa di vescica iperattiva, asma, bronchite cronica, morbo di Parkinson e sindromi depressive. Ma i ricercatori chiedono cautela nella prescrizione di tali medicinali.

Rischio di demenza e uso di medicinali
Un importante studio ha valutato il rischio di demenza e l’assunzione di farmaci anticolinergici e/o antidepressivi triciclici. Tra questi ricordiamo anche la comune amitriptilina e la paroxetina, utilizzati anche per il controllo del dolore. L’amitriptilina è stata recentemente promossa come una delle molecole dalla miglior forte antidepressiva. Ma i problemi derivanti dalla sua assunzione non mancano, proprio a causa del suo potenziale effetto anticolinergico. Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a oltre 40.000 persone con demenza e 30.000 non affette dalla condizione. Per comprendere un’eventuale associazione con i farmaci anticolinergici, gli studiosi hanno verificato quali tipi di cure erano state prescritte fino a 20 anni prima di accusare demenza.

Troppe persone assumono questo genere di farmaci
«Negli ultimi 20 anni, il numero di persone anziane che assumono cinque o più farmaci è quadruplicato. Molti di questi medicinali avranno un'attività anticolinergica e, alla luce delle scoperte odierne, dobbiamo considerare se i rischi della demenza superano i benefici derivanti dall'assunzione di un cocktail di farmaci prescritti», spiega il dottor Ian Maidment, docente presso la farmacia clinica della Aston University. «Ciò significa che i farmacisti, i medici e gli infermieri che lavorano con i pazienti a cui sono stati prescritti più farmaci, devono accertarsi se i benefici superino chiaramente il potenziale danno che potrebbe essere causato dagli anticolinergici».

Cosa hanno in comune questi farmaci
Questo genere di medicinali, utilizzati per curare varie condizioni – tra cui anche dolore e depressione – agiscono bloccando un neurotrasmettitore chiamato aceticolina. Questo svolge effetti a livello di occhi, bocca, stomaco, cuore e vescica. Tuttavia è importante sottolineare che tale messaggero chimico si trova anche a livello cerebrale ed eventuali modificazioni possono avere effetti sulla memoria, la cognizione e l’apprendimento.

Scagionati gli antistaminici
Dai risultati dello studio è emerso che gli antiastaminici e alcuni farmaci per lo stomaco, non hanno provocato effetti avversi a livello di memoria e apprendimento. Tuttavia, gli anticolinergici utilizzati nel trattamento della depressione, nei problemi di vescica iperattiva e nel Parkinson, sembrano aumentare il rischio di demenza.

Sintomi iniziali
I ricercatori dell'Università dell'East Anglia hanno però sottolineato che tra i vari sintomi iniziali di demenza si possono avvertire forme depressorie e problemi alla vescica. Tutto ciò potrebbe significare che gli anticolinergici sono stati prescritti contro tali patologie ma una forma di demenza – seppur latente – era già in atto. Tuttavia, dai risultati sembrava esserci una relazione tra la comparsa della demenza e la dose assunta negli anni. «Questo documento si lega bene con i consigli attuali rivolti ai medici per stare attenti nell’utilizzo dei farmaci con effetti anticolinergici nelle persone anziane, fragili e con numerose condizioni di salute. Anche l'avvertimento di non usare farmaci anticolinergici nella malattia di Parkinson è importante. Ma lo studio afferma che alcune droghe, in particolare gli antidepressivi, possono causare demenza fino a 20 anni dopo e questo dovrebbe essere esaminato attentamente. La ricerca immagina che i pazienti assumano realmente i loro farmaci così come sono stati prescritti. Ma sappiamo da altre ricerche che le persone con condizioni di salute a lungo termine assumono i farmaci prescritti per metà tempo. Nell'altra metà del tempo, le persone prendono una dose inferiore di farmaci o non li prendono affatto», conclude al The Guardian il dottor Parastou Donyai, professore associato di farmacia sociale e cognitiva presso l'Università di Reading.