30 agosto 2025
Aggiornato 10:30
Farmaci ed effetti collaterali

Oppiacei sicuri ed efficaci nel dolore oncologico, secondo la Sif

Position Paper della Società Italiana di Farmacologia sul fronte oppiacei. Sarebbero sicuri ed efficaci. L'epidemia di morti pare dovuta a un uso inappropiato

Farmaci
Farmaci Foto: RidvanArda | shutterstock.com Shutterstock

ROMA – Nella lotta al dolore bisogna fare i conti con quella che è l’offerta. Ossia con quelle che sono le possibilità di lenire i sintomi, specie quando sono insopportabili. Tuttavia, come sempre accade, c’è un prezzo da pagare. Ma è importante non demonizzare la terapia analgesica: dipendenza e overdose sono dovute soprattutto a un uso non medico, sottolinea la Società Italiana di Farmacologia (Sif).

Gli oppiacei non interferiscono
Da un punto di vista clinico, raramente l’uso di oppiacei interferisce in modo negativo con la gestione dei pazienti oncologici. Il ricorso a questi farmaci nel dolore cronico non oncologico è invece ancora oggetto di discussione. Preoccupano intanto i dati sull’abuso che vengono dagli Stati Uniti, mentre la Società Italiana di Farmacologia pubblica sul tema il nuovo Position Paper ‘Trattamento del dolore cronico in Italia. Appropriatezza terapeutica con oppiacei e timore di addiction: situazione italiana vs USA’. Dati allarmanti, infatti, provengono dagli Stati Uniti dove si sta assistendo a una vera e propria epidemia legata ad abuso e overdose da farmaci oppiacei prescritti per il controllo del dolore cronico non oncologico.

Un elevato tasso di mortalità
Negli USA, sottolinea la Sif, il fenomeno è presente in quasi tutte le fasce d’età e il tasso di mortalità più alto, in entrambi i sessi, si registra tra i 45 e i 54 anni. Attualmente più del 3% della popolazione adulta negli Stati Uniti riceve una terapia cronica con questi farmaci. L’uso degli oppiacei nella gestione del dolore associato alla malattia neoplastica avanzata è ampiamente condiviso e accettato a livello internazionale, chiarisce la Sif. Soltanto inquadrando il ricorso all’utilizzo non medico degli oppiacei è possibile rendere compiutamente conto di quanto la dipendenza e le morti da overdose riguardino il paziente con dolore cronico appropriatamente diagnosticato, e non piuttosto una fascia di soggetti che hanno sfruttato la facile prescrizione e dispensazione di oppiacei, a scopo ricreazionale.

Un uso illecito
A tale proposito - specificano i coordinatori del documento Patrizia Romualdi (Università di Bologna), Alessandro Mugelli (Università di Firenze) e Guido Mannaioni (Università di Firenze) - è opportuno ricordare che nel 2014 più di 10 milioni di americani hanno dichiarato di avere fatto uso illecito di oppiacei da prescrizione. Inoltre, è interessante sottolineare che se il numero di soggetti che annualmente passano dall’assunzione di oppiacei da prescrizione all’eroina sia basso, l’80% di 125mila consumatori abituali di eroina ha dichiarato di avere iniziato con l’uso di oppiacei da prescrizione. E’ quindi probabile che l’epidemia di morti da overdose e i fenomeni di dipendenza e abuso siano principalmente correlati all’uso non-medico degli oppiacei, mentre il reale rischio nel paziente con dolore cronico rimane chiaramente da definire e i dati preclinici non lo supportano.