22 febbraio 2020
Aggiornato 16:30
Ictus e rimedi

Ictus micidiale, in Italia ogni anno 120mila nuovi casi

L'ictus è causa per 1 paziente su 3 di gravi disabilità. Come riconoscere i sintomi di un ictus e come agire

Ictus
Ictus Shutterstock

ROMA - Circa 120mila persone ogni anno sono vittime di un ictus in Italia. Questo evento cardiovascolare è la più grande causa di disabilità grave in tutti i Paesi sviluppati, incluso il nostro, nonché la seconda causa di morte, con l’11,1% di decessi. Il 30% di questi 200mila hanno come conseguenza dei deficit motori, cognitivi o di linguaggio, e necessitano di trattamento riabilitativo. Circa il 50% dei pazienti che afferiscono alla riabilitazione neurologica sono infatti pazienti con effetti di ictus. Undici persone su 100 muoiono, in seguito a un ictus, nell’arco di trenta giorni, mentre salgono a 16 quelli che non ce la fanno nell’arco di un anno.

Conseguenze gravi a lungo termine
L’ictus è un problema che non solo potrebbe essere fatale, ma comporta spesso anche gravi conseguenze a lungo termine. Nel 35% dei pazienti colpiti, infatti, residua una disabilità grave. Nell’80% dei casi italiani si tratta, per l’esattezza, di ictus di tipi ischemico, mentre nel restante 20% è di natura emorragica. Secondo una recente indagine l’incidenza dell’ictus passa dallo 0,2% nella fascia 55-64 anni allo 0,8% nella fascia 65-74. Si sale al 2,2% nella fascia 75-84 sino al 3,2% degli over 84.

La neuroriabilitazione
Di tutto questo se ne parlerà a Trieste, presso il Palazzo dei Congressi della Stazione Marittima, durante il 18° Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica - SIRN, che si apre domani e durerà fino al 7 aprile. Al centro dell’attenzione, ictus, robotica, disabilità: questi i principali filoni che verranno seguiti. Ma i temi relativi alla neuroriabilitazione che verranno trattati saranno numerosi. Cinquecento gli specialisti attesi. La riabilitazione è un lavoro di gruppo che riguarda più professionalità: il medico, il fisioterapista, il terapista occupazionale, lo psicologo, l’infermiere, il bioingegnere. Nella SIRN, infatti, non sono iscritti solo medici, ma tutti gli operatori del team riabilitativo.
«La neuroriabilitazione – spiega Carlo Cisari, Presidente della SIRN - Società Italiana di Riabilitazione Neurologica – è la riabilitazione della disabilità di origine neurologica; le tematiche che tocca vanno dall’ictus ai traumi cranici e a tutti i traumi della strada, le sclerosi multiple, le polineuropatie, il morbo di Parkinson. Sono tutte patologie neurologiche che danno luogo a disabilità. La riabilitazione ha lo scopo poi di trattare queste disabilità e di favorire l’inserimento sociale e lavorativo delle persone colpite».

L’incidenza dell’ictus in Italia
Dal 1990 al 2013 l’incidenza dell’ictus ischemico si è ridotta, passando da 128 a 114/100.000/anno. Nel dettaglio, si è ridotta significativamente nei soggetti di età maggiore di 60 anni, soprattutto grazie al controllo dei fattori di rischio, ed è rimasta sostanzialmente immodificata in quelli di età compresa tra i 45 ed i 59 anni. Per quanto riguarda l’ictus emorragico, nello stesso arco temporale, la sua incidenza è risultata stabile, con 53 casi per 100.000 all’anno.
«Il recente rapporto SAFE (Stroke Alliance for Europe - L’impatto dell’ictus in Europa), pubblicato nel 2017, ha segnalato che in Italia negli ultimi vent’anni l’incidenza di primi episodi cerebrovascolari è diminuita del 29% – spiega Stefano Paolucci, Direttore U.O. complessa Riabilitazione Solventi Fondazione S. Lucia, IRCCS di Roma – con 120.000 i nuovi casi ogni anno e con circa 930.000 casi di sopravvissuti, con postumi più o meno invalidanti. L’incidenza tra sessi è similare oltre i 75 anni, mentre sotto questa soglia di età le donne sono colpite meno». - I recenti dati sottolineano un lieve miglioramento, ma ciò nonostante non occorre mai abbassare la guardia, perché un fenomeno del genere potrebbe essere fatale anche senza preavvisi e senza piccoli episodi che lo precedono. Massima attenzione, quindi, nel riconoscere i sintomi principali: improvvisa diminuzione della forza, difficoltà nel parlare e bocca asimmetrica.

L’approccio ‘Rapido’
«Se sospettate che il malore vostro o di un familiare sia ictus, provate l’approccio ‘Rapido’ – dichiara Zampolini– Questo è l’acronimo delle seguenti parole: Ridi, chiedete alla persona di sorridere e osservate se la bocca è asimmetrica; Alza le braccia, verificate se riesce a sollevarne una sola; Parla, verificate se riesce ad esprimersi in maniera comprensibile o confusa; Ictus; Domanda aiuto, chiamate immediatamente il 118 e descrivete correttamente i sintomi in modo che gli operatori possano comportarsi in maniera adeguata; Orario, prendete nota dell’ora esatta in cui sono iniziati i sintomi, un’informazione importante per operare entro le 3 - 4,5 ‘golden hour’». Importante è intervenire prima possibile, ma altrettanto importante è la riabilitazione che deve limitare le conseguenze disabilitanti dell’ictus.

La riabilitazione
Anche la riabilitazione deve essere iniziata fin dai primi giorni dopo l’esordio dell’ictus, deve essere effettuata con una sufficiente intensività e deve essere il risultato di diversi professionisti che curano i vari aspetti della riabilitazione motoria, cognitiva, del linguaggio e deve accompagnare il recupero fino al miglior reinserimento possibile nelle attività quotidiane.