15 novembre 2018
Aggiornato 23:30

I danni dell’ictus possono essere invertiti entro 3 ore dall’attacco

Secondo alcuni esperti intervenendo entro un massimo di tre ore dall'attacco si può invertire il danno cerebrale. Ecco come e perché
In caso di ictus bisogna intervenire in tre ore
In caso di ictus bisogna intervenire in tre ore (Sfam Photo | Shutterstock)

Ci sono malattie e condizioni che, più di altre, necessitano di un intervento immediato sia per salvare la vita a un paziente che per evitare conseguenze. E gli eventi cardiovascolari sono senz’altro quelle che richiedono tempi più ristrettii. Secondo alcuni esperti, quando si parla di ictus, intervenendo entro un massimo di tre ore dall’attacco si può invertire il danno cerebrale. Ecco come e perché.

L’ora d’oro
Nella medicina d’emergenza esiste un momento conosciuto con il nome di ora d’oro, si tratta di un lasso di tempo che varia dalla durata di pochi attimi ad alcune ore e che determina la sopravvivenza o la qualità della vita di un individuo da quel momento in poi. Secondo il Dottor Afua Commey, direttore del programma di controllo delle malattie non trasmissibili, la golden hour nel caso dell’ictus sarebbe di tre ore. Momento in cui è indispensabile che i medici forniscano le cure giuste che funzionano non soltanto bene ma alla perfezione.

Un momento vitale
«L'ora d'oro è vitale per le persone che devono riconoscere i segnali di pericolo e portare la vittima all'ospedale per un trattamento di emergenza», spiega Commey. In tale periodo i pazienti hanno bisogno di assumere degli anti-coagulanti in maniera da poter avere le migliori possibilità di recupero. L’ictus è un attacco che si origina a livello cerebrale a causa del blocco di un’arteria e che sfocia in un interruzione dei livelli di sangue e ossigenazione al cervello.

Troppi giovani
E’ importante sottolineare che con la vita che conduciamo – da un lato stressante e frenetica e dall’altro sedentaria – sempre più giovani hanno a che fare con un ictus. Condizione che può anche essere scatenata dall’abuso di alcol e fumo. «Alcuni anni fa, se qualcuno aveva l’ipertensione, aveva più di 70 anni. Erano i vecchi nonni che di solito si lamentavano. Ora vedi ragazzi di 35 anni, ma anche di 29 anni, con un ictus. Il numero di persone sotto i 40 anni che assistono a un ictus è peggiore di 10 o 15 anni fa. Si vedono persino giovani di 20 anni con un ictus», continua Commey.
«Prima di avere un ictus, si dovrebbe avere l'ipertensione per un certo numero di anni. Significa che troppe persone hanno avuto l’ipertensione molto presto e hanno continuato a sviluppare l'ictus», conclude lo scienziato.