22 febbraio 2020
Aggiornato 21:00
Ictus nei bambini

Ictus, ecco come i bambini guariscono naturalmente

I bambini sembrano avere una tecnica sorprendente per guarire il cervello colpito da ictus. ecco i risultati di una recente ricerca

Quando si parla di ictus si tende sempre a pensare a persone di una certa età. Invece l’evento – seppur raramente – può colpire anche i giovanissimi, persino i bambini. Ma secondo una recente ricerca che ha sfruttato la tecnologia a imaging, i più piccoli riescono a trovare un metodo naturale per aggirare il problema. Ed è così che spesso i danni passano in maniera totalmente inosservata.

Compensazione post-ictus
Alcuni scienziati britannici sono riusciti a scoprire come il cervello dei più piccoli mette in atto un incredibile sistema di compensazione in grado di riabilitare in maniera naturale i pazienti. Sembra che nei bambini, infatti, vi sia un adattamento all’utilizzo di una parte cerebrale diversa rispetto a quella deputata al linguaggio.

Come uno specchio
Dai risultati ottenuti attraverso tecniche a imaging, gli scienziati sono riusciti a stabilire come nella regione opposta del cervello (a destra) dei bambini che avevano subito un ictus si presentava il linguaggio. Un po’ come se osservassimo l’area cerebrale sinistra attraverso uno specchio. È evidente che quando si è ancora piccoli, l’organismo attui meccanismi di compensazione decisamente più efficaci.

Riabilitazione più semplice
La scoperta dei ricercatori della Georgetown University, permetterà a molti esperti del settore a riabilitare più velocemente i piccoli pazienti colpiti da ictus. Dati precedenti hanno dimostrato che un bambino su 4000 è colpito da ictus prima, durante o poco dopo la nascita. Tuttavia, grazie alla loro incredibile plasticità possono guarire in maniera sorprendente.

Lo studio
Gli scienziati hanno presentato i risultati del loro studio presso la conferenza annuale dell'Associazione Americana per l'Avanzamento della Scienza (AAAS) ad Austin (Texas). Durante lo studio sono stati presi in esame 12 adulti di età compresa fra i 12 e i 25 anni che avevano assistito a un ictus durante l’infanzia o prima della nascita. «Questi giovani cervelli erano molto plastici, il che significa che potevano trasferire la lingua in una zona sana, ma ciò non significa necessariamente che le nuove aree possano essere situate, volenti o nolenti, sul lato destro. Crediamo che ci siano vincoli molto importanti su dove le funzioni possono essere trasferite. Ci sono regioni molto specifiche che prendono il sopravvento quando una parte del cervello è ferita, a seconda della particolare funzione. Ogni funzione, come la lingua o le abilità spaziali, ha una particolare regione che può prendere il sopravvento se la sua area cerebrale primaria è ferita: questa è una scoperta molto importante che può avere implicazioni nella riabilitazione dei sopravvissuti a un ictus in età adulta», ha dichiarato Elissa Newport, professore di neurologia e direttore del Center for Brain Plasticity and Recovery presso la Georgetown University.

Perché i bambini possono avere un ictus
Come abbiamo detto, è possibile che si verifichi un ictus, prima e durante la nascita o entro 28 giorni dal parto. In linea di massima si tratta di coaguli che si staccano dalla placenta e si depositano nel cervello del bambino. Il difetto della coagulazione potrebbe essere tipica del bambino o, al contrario, della mamma. Purtroppo, trattandosi di ictus che si sviluppano in fase così precoce è davvero complicato fare una diagnosi tempestiva. È molto più probabile che questa venga riconosciuta in caso di danni cerebrali. Al contrario, se il sistema si ripara efficacemente è possibile che né genitori né medici si rendano conto di quanto è accaduto.

Ancora ricerca
«Sappiamo che il cervello può avere un'incredibile capacità di riorganizzare le cellule non danneggiate dopo un ictus e recuperare ciò che è stato perso. In molti casi, con il giusto sostegno, i sopravvissuti a un ictus di qualsiasi età sono in grado di camminare, parlare e vivere di nuovo in modo indipendente. Ma c'è ancora molta ricerca da fare per aiutarci a comprendere pienamente come il cervello possa riprendersi dopo un ictus», conclude Dominic Brand, della Stroke Association.