17 agosto 2019
Aggiornato 18:30
Cancro alla prostata

Tumore alla prostata, i colpevoli potrebbero essere i grassi

I grassi sembrano agevolare la diffusione del tumore alla prostata nei pazienti affetti da un deficit genetico

I grassi favoriscono la diffusione del tumore alla prostata
I grassi favoriscono la diffusione del tumore alla prostata Shutterstock

Ancora nuove scoperte per quanto riguarda il tumore alla prostata. Secondo una recente ricerca pubblicata su Nature Communications e Nature Genetics, i grassi potrebbero svolgere un ruolo chiave nella comparsa del tumore alla prostata. Tuttavia, è importante sottolineare che non è l’alimento di per sé a causare danni ma la modifica di espressione di alcuni geni che non permette di metabolizzare i lipidi nel modo consueto. Ecco i dettagli dello studio.

I due geni sotto accusa
Il team di ricerca, guidato dal professor Pier Paolo Pandolfi, è riuscito a dimostrare – grazie a una ricerca condotta su modello animale – come il rischio di progressione del tumore alla prostata sia strettamente collegato a un’alterazione genetica. In particolare, sembra ci siano due geni coinvolti, il Ptne e il Pml, i quali in condizioni normali sono in grado di inibire la crescita di un tumore. Una loro riduzione, al contrario, è stata trovata mediamente in sette soggetti su dieci affetti da cancro. Pare che la loro assenza modifichi il metabolismo cellulare permettendo l’aumento della produzione di grassi.

La dieta che aumenta le metastasi
Durante lo studio, i ricercatori hanno fatto seguire ai topolini una dieta ricca di grassi saturi, molto similmente a quelli che si trovano nei cheeseburger e nelle patatine fritte. In seguito a questo regime alimentare si è evidenziata la comparsa di metastasi nei topolini colpiti da tumori indolenti. Questi ultimi sono quelli che generalmente non si propagano in tutto il corpo.

Solo i geni non bastano
I ricercatori arrivati a un certo punto dello studio si sono accorti che la sola riduzione dei geni oncosoppressori non era sufficiente per promuovere l’insorgenza delle metastasi. Tuttavia, una dieta ricca di grassi – associata a questo fattore genetico – sembra permettere la diffusione delle metastasi in tutto il corpo.

Ci sono alcuni limiti
Lo studio, però, potrebbe avere alcuni limiti. I topi, infatti, potrebbero non essere dei tester perfetti considerando che in natura non sono in grado di seguire una dieta come la nostra, ma si cibano per lo più di alimenti vegetali e quindi moltissime fibre. Durante lo studio è stato alterato completamente il loro stile di vita che ha portato alla formazione di metastasi quando generalmente non accadeva. Ma potrebbe anche trattarsi solo del fatto che hanno seguito una dieta completamente differente rispetto a quella naturale. Un po’ come se noi, improvvisamente, seguissimo un regime alimentare – per esempio - simile a una tigre. Probabilmente dopo breve tempo svilupperemo diversi problemi di salute.

Come bloccare le metastasi
D’altro canto, i ricercatori sono riusciti a bloccare le metastasi agendo su questo principio somministrando ai topi un farmaco per il trattamento dell’obesità, la fatostatina. In seguito alla somministrazione di tale composto, gli scienziati hanno rilevato un’eccellente regressione del tumore e la soppressione totale delle metastasi. Se il tutto verrà confermato i ricercatori pensano che presto si potrà dare il via ai test sull’uomo.

Fonti scientifiche

[1] Deregulated PP1α phosphatase activity towards MAPK activation is antagonized by a tumor suppressive failsafe mechanism - Ming Chen, Lixin Wan, Jiangwen Zhang, Jinfang Zhang, Lourdes Mendez, John G. Clohessy, Kelsey Berry, Joshua Victor, Qing Yin, Yuan Zhu, Wenyi Wei & Pier Paolo Pandolfi