21 gennaio 2021
Aggiornato 21:30
Tumori e prostata

Fumare azzera le possibilità di sopravvivere al cancro della prostata

Secondo un nuovo studio il fumo aumenta la mortalità per cancro alla prostata. Ma se si smette aumentano le probabilità di guarire

VIENNA – Fumare riduce le possibilità di sopravvivere al cancro alla prostata. Ma i fumatori a cui è stato diagnosticato un cancro alla prostata hanno un rischio significativamente più basso di recidiva se smettono di fumare subito dopo la diagnosi. Una buona notizia per chi ha la fermezza di buttare via il pacchetto di bionde.

Una ricerca internazionale
Pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica JAMA, la ricerca è stata condotta dal dottor Shahrokh Shariat, capo del Dipartimento di Urologia di MedUni Vienna e membro del Comprehensive Cancer Center, ma ha coinvolto un team internazionale di ricercatori da Austria, Svizzera, Spagna, Giordania, Giappone e Stati Uniti. La meta-analisi ha preso in esame 11 studi, per un totale di 22.549 pazienti affetti da cancro alla prostata sottoposti a prostatectomia o radioterapia. La principale scoperta fatta dagli autori è stata che i fumatori attuali avevano un rischio significativamente maggiore di recidiva, di sviluppare nuove metastasi e un rischio maggiore di morire di cancro.

Parola d’ordine: smettere di fumare
«Una diagnosi di cancro, anche se non è fortemente legata al fumo, dovrebbe far capire ai pazienti che devono smettere di fumare – sottolinea Shariat – Come medici, dobbiamo essere vigili e sostenere i pazienti nei loro sforzi per smettere di fumare, dal momento che fumare, o piuttosto smettere di fumare, sembra essere uno dei pochi fattori di rischio modificabili che ha un’influenza positiva sui risultati. Sulla base di questo e di molti altri risultati, potrebbe forse essere possibile influenzare la politica in modo da aumentare la consapevolezza dei vantaggi dello smettere di fumare e dei divieti di fumo».

Il cancro alla prostata
Nonostante sia un tumore di genere, è la forma più comune di cancro nel mondo occidentale. Tra il 15 e il 20% degli uomini ne sono colpiti a un certo punto della loro vita, e di questi il 2,6% muore. In Italia, si contano oltre 1.000 morti all’anno. Oltre ai fattori genetici, si ritiene che anche fattori di rischio ambientali (epigenetici) siano coinvolti nello sviluppo del cancro alla prostata: in particolare si considerano il fumo, l’elevata assunzione di zuccheri o consumo di carne rossa. Ma lo smettere di fumare rimane un fattore modificabile e, in questo caso, auspicabile se si vogliono avere maggiori possibilità di guarire.