19 dicembre 2018
Aggiornato 04:30

Melanoma, ogni anno 1.300 nuovi casi in Emilia Romagna. Le nuove terapie

Tre le sfide presentate in un documento per una migliore gestione della patologia

Cancro della pelle e melanoma
Cancro della pelle e melanoma (ANSA)

BOLOGNA - La gestione del melanoma in Emilia-Romagna è tra le migliori in Italia: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è pari all'89%, superiore alla media nazionale (87%) e al quarto posto in Italia nella classifica regionale. Un ottimo risultato, secondo gli esperti, ma migliorabile se si considera che questo valore raggiunge il 92% in Trentino Alto Adige o il 90% in Piemonte e Veneto. Anche perché per il 2017 sono stati stimati ben 1.300 nuovi casi, di cui 700 uomini e 600 donne (dati: Aiom Airtrum 2017), molti dei quali giovani. Il melanoma rappresenta infatti la seconda neoplasia più diffusa tra gli uomini under 50 e la terza tra le donne nella stessa fascia d'età.

Tre, le sfide
Multidisciplinarietà, terapia personalizzata, pazienti più consapevoli: sono le tre grandi sfide che gli operatori della salute che si occupano di melanoma si trovano oggi a fronteggiare per offrire ai pazienti colpiti il massimo dei benefici dalle terapie disponibili. A delineare le priorità, un documento realizzato grazie al contributo di Novartis e stilato da un panel di esperti impegnati in prima linea nella cura di questa patologia oncologica in centri di riferimento ed eccellenza italiani, tra cui quello della Clinica Dermatologica della Facoltà di Medicina di Modena e Reggio Emilia.

Molte diagnosi ogni anno
«La nostra Struttura Complessa di Dermatologia – spiega GiovanniPellacani, Direttore della Clinica Dermatologica e Preside della Facoltà – esegue circa 150 nuove diagnosi di melanoma all'anno e in ben il 70% dei casi il tumore viene individuato e rimosso in fase precoce, quando l'intervento chirurgico è cioè in grado di assicurare la guarigione del paziente, scongiurando una progressione della patologia che può portare anche alle morte. Il melanoma è una neoplasia cutanea complessa e in cui si è avuto un miglioramento della sopravvivenza ma i dati di incidenza restano elevati, per una serie di fattori. Tra questi, l'abitudine di esporsi al sole, soprattutto in modo intermittente, come avviene nella nostra area durante i periodi estivi. A questo si deve aggiungere anche la pratica sempre più diffusa, soprattutto tra i soggetti più giovani e maggiormente a rischio, delle abbronzature artificiali. La diagnosi precoce – che prevede uno screening dei nei sospetti – resta quindi una priorità che ci vede impegnati in prima linea».