29 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
Dario Del Fabro

Dario del Fabro, ex giocatore di rugby: «mi negano le cure, sarà il mio ultimo Natale»

Dario Del Fabro da anni convive con la SLA. Ma la vera disperazione è iniziata quando gli hanno negato le cure. «Ho pensato all’eutanasia»

Dario Del Fabro: «mi negano le cure, sarà il mio ultimo Natale»
Dario Del Fabro: «mi negano le cure, sarà il mio ultimo Natale» Shutterstock

Cancro, SLA, sclerosi multipla e malattie rare. Quando si parla di patologie così importanti ben si evidenziano i limiti della medicina. Ed è così che molto più spesso si vedono persone che preferiscono morire piuttosto che continuare il resto dei propri giorni a vivere una vita surrogata che ti nega di fare le stesse cose che può fare la stragrande maggioranza delle persone. Un fatto simile è accaduto all’ex giocatore di Rugby Dario del Fabro che si è visto rifiutare delle cure sperimentali per la SLA, patologia di cui soffre da anni.

Il post che ha commosso tutto il web
La vera fine di una vita è quando si perde la forza di lottare. Quando non si può far altro che constatare che tutti i propri sforzi diventano vani. A volte ci si rende conto che la vetta a cui si vuole arrivare è troppo lontana, perché la scalata della montagna è molto più difficoltosa di quanto avevamo lontanamente immaginato. E forse sarebbe più semplice liberarci del fardello che portiamo da tempo sulle nostre spalle e attendere che il destino possa fare il suo corso. Probabilmente è questo che deve aver pensato l’ex rugbista Dario del Fabro prima di pubblicare un commovente post sul proprio profilo di Facebook: «Questo sarà il mio ultimo Natale. La mia vita è giunta al capolinea. Da quasi quattro anni sono ammalato di Sla, malattia incurabile che ha reso la mia esistenza un calvario improponibile. Auguro a tutti voi un futuro ricco di salute. Lascio due fotografie in ricordo dei tempi felici».

Cure negate
Dentro ognuno di noi vi è sempre accesa la fiammella dell’istinto alla sopravvivenza. Ma se la sofferenza supera di gran lunga i momenti di luce è facile che l’unico desiderio sia quello di spegnere la propria vita. A volte, infatti, il buio è l’unica soluzione. Dario Del Fabro, oggi ha 62 anni ed è un ex sportivo di Udine e titolare di una nota palestra – come dichiarato recentemente da il Messaggero Veneto. Ma il suo vero calvario non è stato la sua stessa malattia, ma il non poter accedere a cure sperimentali che, se non altro, gli avrebbero dato un barlume di speranza. Come sempre avviene in questi casi, tuttavia, la burocrazia è decisamente più frustrante di tutti i sintomi con cui ti devi scontrare ogni giorno. Infatti il Tribunale gli ha recentemente negato la possibilità di curarsi con un farmaco sperimentale.

GM 604
«Si chiama GM 604 ed è un farmaco testato negli Stati Uniti. Il problema è che nel 2016 era ancora in fase di sperimentazione. L'avvocato calabrese Fabio Trapuzzano, tuttavia, è riuscito a ottenere per sei pazienti il via libera alla sua adozione da parte di altrettanti tribunali, da Napoli a Macerata», ha dichiarato Fabio del Fabro a il Messaggero Veneto. «Il ricorso, urgente e cautelare, è stato rigettato. Nel motivare l'ordinanza, il giudice ha parlato di efficacia non comprovata del farmaco e sostenuto la necessità di uno studio di dimensioni più ampie. Trattandosi di decisione lasciata alla discrezione del giudice l'avvocato mi aveva consigliato di spostare la residenza a Napoli. Mi rifiutai, sbagliando. Lo feci per non tradire la mia udinesità e questo è il risultato».

Forse è meglio l’eutanasia
Come è logico pensare, dopo anni di continua sofferenza, si getta la spugna e si perdono anche le ultime forse. Ed è così che in alcuni momento Fabio ha pensato all’eutanasia. «A una morte assistita, sì, perché questa è una vita insopportabile e anche le cose più banali diventano una fatica. Si dipende in tutto e per tutto dagli altri. Poi, però, ci ho ripensato: non è una scelta che intendo fare, prioritariamente per i miei figli», si legge su ANSA. Le sue parole devono far riflettere perché non solo sono necessari ulteriori fondi per la ricerca, ma sarebbe opportuno offrire la possibilità a chiunque di accedere a cure sperimentali. D’altro canto se è pur vero che non tutte le terapie sono sicure al 100% perché mancano dati, è anche vero che non farle ti porterebbe comunque a un destino certo e inevitabile. E qualunque malato, potendo scegliere, correrebbe il rischio.