sacubitril/valsartan

Scompenso cardiaco: il killer numero uno. Ma arriva un farmaco che allunga la vita

Un farmaco che tutti stavamo aspettando da tempo: l’associazione di due molecole permetterà di migliorare durata e qualità della vita dei pazienti affetti da scompenso cardiaco

Scompenso cardiaco nuovi farmaci
Scompenso cardiaco nuovi farmaci (Maryna Pleshkun | Shutterstock)

Lo scompenso cardiaco è stato recentemente classificato come il killer numero uno. Si tratta di un problema che colpisce più di un milione di persone soltanto nel nostro paese. Da qui si evince l’estrema necessità di trovare al più presto una cura che possa essere davvero efficace nel contrastare queste temibile patologia. E un nuovo farmaco sembra finalmente essere la soluzione: studi recenti, infatti, sono riusciti a evidenziare un netto miglioramento della qualità e della durata della vita. Ecco, nel dettaglio, di cosa si tratta.

Cos’è lo scompenso cardiaco?
Quando una persona è affetta da scompenso cardiaco il suo cuore non è in grado di assolvere normalmente la sua tipica funzione contrattile. Ne consegue che l’apporto di sangue agli organi non è efficiente. È molto probabile, inoltre, che l’elettrocardiogramma mostri quello che viene denominato blocco di branca sinistra (BBS). Questo determina un’attività contrattile poco sincronizzata e, di conseguenza, inefficiente.

Il nuovo farmaco
Un nuovo farmaco sembra essere particolarmente utile nei soggetti affetti da scompenso cardiaco. Recenti studi hanno dimostrato come esso sia in grado di allungare la vita dei pazienti di oltre un anno e abbattere la mortalità cardiovascolare nel 20% dei casi. «Sembra poco, invece in medicina è un grande risultato specie in pazienti così gravi». Tant’è vero che molti affermano che si tratta del «farmaco che aspettavamo da 15 anni». Fa parte di una nuovissima famiglia di medicinali chiamati Arni. In sintesi è un inibitore del recettore dell’angiotensina e della neprilisina. La sua formulazione è basata sull’associazione sacubitril/valsartan (LCZ696).

Cos’è sacubitril/valsartan
Sacubitril/Valsartan è il nome del nuovo farmaco che contiene due tipi di principi attivi. Essi sono in grado di agire a due livelli differenti in caso di scompenso cardiaco. Questo è reso possibile grazie al connubio tra un medicinale sartanico (Valsartan) che già da molti anni era utilizzato per questo genere di patologia, e il Sacubitril una molecola che inibisce la neprilisina.

Il vantaggio più importante
Il nuovo farmaco offre innumerevoli vantaggi e uno dei più importanti è che si riduce il numero di medicinali assunti. «Pazienti anziani spesso con più patologie, arrivano ad assumere quotidianamente fino a 20-25 pillole», spiega ad Adnkronos Michele Senni, direttore dell’Unità strutturale complessa di Cardiologia 1-Scompenso e trapianti di cuore all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Grazie al sacubitril/valsartan le persone affette da scompenso cardiaco potranno assumere solo più una compressa due volte al giorno.

Una migliore qualità della vita
Un altro importante lato positivo – da non sottovalutare – è che dal trial condotto su oltre 8.400 malati «non emerge soltanto un aumento della sopravvivenza ma anche una migliore qualità della vita in termini di riduzione delle riospedalizzazioni», con una riduzione del 21% di ricoveri per scompenso cardiaco. Senni è il coordinatore dello studio denominato ‘Paradigm-Hf’, che è entrato nella storia della cardiologia come il più grande mai condotto sull’insufficienza cardiaca ed è anche stato «il primo a dimostrare la possibilità di ridurre la mortalità per scompenso – sottolinea l’esperto ad Adnkronos – a 15 anni di distanza dagli ultimi due trial che ci erano riusciti e che riguardavano beta-bloccanti e antialdosteronici».

Come agisce la terapia
Il farmaco agisce attraverso un duplice meccanismo: oltre alla classica vasodilatazione e alla riduzione della pressione tipico del valsartan, si aggiunge l’inibizione della neprilisina che degrada ormoni tipici del cuore che favoriscono l’eliminazione del sodio attraverso le urine. In sostanza viene potenziato il sistema neuro-ormonale dei peptidi natriuretici, agendo nel muscolo cardiaco sia a livello di pompa che di ghiandola. Senni ritiene che «questo farmaco, ora indicato nel 30-40% dei pazienti con scompenso, nel giro di 2-3 anni andrà a sostituire completamente gli Ace-inibitori e i sartani».

Ottimo impatto sulla sopravvivenza
«Questo impatta tantissimo sulla sopravvivenza. Basti pensare che per un paziente con scompenso cardiaco subire un’ospedalizzazione significa avere un’aspettativa di vita di 2,4 anni, mentre con 2 ospedalizzazioni la prognosi si dimezza a 1,2 anni», continua l’esperto ad Adnkronos.

Il paziente si sente meglio
«Il paziente si sente meglio perché diventa più attivo, più dinamico. I suoi parenti si accorgono che cambia, anche nell’umore e nella prontezza cognitiva, perché in questi malati c’è un decadimento causato dal fatto che il cuore non pompa abbastanza sangue al cervello. Proprio su questo fronte è in corso uno studio ad hoc». «Dopo questi grandi risultati il futuro sarà tornare al cuore. Con terapie che agiscano sull’interstizio, sui mitocondri (le centrali energetiche cellulari), sul microcircolo e sul metabolismo dell’organo», conclude Senni.

Posologia e metodo di somministrazione del farmaco
La dose raccomandata di Sacubitril/Valsartan è di 97/103 mg. Tuttavia, quando si inizia la terapia con Sacubitril/Valsartan è importante ricordare che è necessario sospende gli inibitori ACE-I 36h prima di iniziare il trattamento, altrimenti si rischia di incappare in un angioedema.

Effetti avversi del farmaco
L’effetto collaterale più noto è l’ipotensione. Il medicinale non dovrebbe essere assunto in gravidanza a causa dei possibili effetti teratogeni e nei pazienti che soffrono (o hanno sofferto) di angioedema.