15 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Violenze sessuali a Lonato del Garda

Violenze e abusi sessuali nella palestra di Karate, oltre al maestro coinvolti dei genitori

In una palestra di karate a Lonato del Garda in provincia di Brescia, in orario di chiusura pare si consumassero abusi sessuali e festini hard ai danni di ragazzini, la più piccola allieva all'epoca dei fatti aveva 12 anni. Denunciato il maestro Carmelo Cipriano, ora si scopre che erano coinvolti anche dei genitori

Abusi e violenze sessuali nella scuola di karate
Abusi e violenze sessuali nella scuola di karate Shutterstock

LONATO DEL GARDA – Una palestra di karate di Lonato del Garda nel bresciano, la Asd Askl, è ancora sotto l’occhio del ciclone per una squallida vicenda: dopo l’ora di chiusura, secondo le prime ricostruzioni, si sarebbero consumati festini hard, con abusi sessuali su minori e ragazzini. La più piccola allieva, vittima delle violenze, all’epoca dei fatti aveva solo 12 anni. Dopo che il maestro di karate, Carmelo Cipriano di 43 anni, è stato arrestato dai Carabinieri ed è finito in carcere con l’accusa di prostituzione minorile, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minori e detenzione di materiale pedopornografico, osa si scopre che dietro alla degradante faccenda vi erano anche dei genitori di altri bambini.

Abusi e violenze di gruppo
Da dopo che è stata avviata l’indagine emergono nuovi e più inquietanti particolari. Non solo il ‘maestro’ pare che invitasse gli amici a vedere ‘lo spettacolo’, ma che alcune volte fossero anche invitati a partecipare attivamente, abusando delle piccole allieve. Una di queste, all’epoca molto piccola, racconta che «Tra il 2011 e il 2012 mi costringeva a partecipare a video chat su Badoo, voleva che assumessi pose hard. Dalle chat, poi, si è passati ai messaggi sul cellulare: scambiati con altri uomini maggiorenni che frequentavano la palestra. Due, in particolare, erano genitori di altrettanti ragazzi che venivano a fare karate». In base ai tabulati telefonici analizzati dagli inquirenti sui numeri trovati memorizzati nel cellulare della ragazzina che aveva appena testimoniato, è emerso che vi erano diversi altri adulti coinvolti negli abusi sessuali. Tutti questi signori sono passibili di reato, anche se non hanno commesso materialmente gli abusi perché, per la legge non fa distinzioni su quello che può essere in questo caso stato il ruolo, ma basta la presenza a configurare la violenza di gruppo. Per il codice penale infatti è sufficiente qualunque condotta partecipativa, che sia morale oppure materiale.

Anche dei genitori
Quello che forse fa più sconcerto è amarezza è che vi fossero coinvolti anche genitori di altri ragazzi. Eppure, proprio loro, essendo genitori dovrebbero essere più sensibili alle possibili violenze sui bambini. Ma forse è chiaro che questo non è scontato. E la squallida verità è emersa, anche in questo caso, dopo i controlli eseguiti dagli investigatori sui cellulari delle vittime e dei carnefici, sui video hard registrati nelle chat a luci rosse. Tutto questo materiale girava tra questi genitori.

La testimonianza delle vittime
«Ho avuto il primo rapporto sessuale completo con lui qualche giorno dopo il 31 dicembre 2009 – racconta una delle vittime, che ha iniziato a subire le violenze a 12 anni. «Avevo 13 anni e fino ai 15 ho continuato», prosegue. Il maestro di karate è stato definito dagli inquirenti un uomo «dalla totale assenza di freni inibitori e incapace di contenere l'impulso sessuale».
Un’altra giovane coinvolta nella vicenda ha poi raccontato di aver iniziato una relazione ‘sentimentale’ con l’istruttore quando lei aveva 16 anni. «Carmelo Cipriano [il proprietario, Nda], inizialmente ti faceva sentire più forte e più bella, poi diventava morboso – ha raccontato la ragazza – Mi sono sempre sentita in colpa per quello che è successo, mi sto portando dietro questi pensieri che mi fanno stare male anche ora che sono diventata maggiorenne».
«Lui aveva una moglie – aggiunge la ragazza – e io mi sentivo in colpa perché passavo le serate a casa loro e mi trattava come una figlia e lei mi voleva bene. Andavamo in vacanza insieme, ma non riuscivo a fermarmi pur sapendo che stavo facendo una cosa sbagliata. Penso che lei possa esserne venuta a conoscenza solo verso la fine, quando ho smesso di fare karate e lui aveva iniziato a minacciare di suicidarsi, a volte telefonandomi e dicendomi che aveva il coltello in mano e che si sarebbe suicidato. Lui riusciva a farmi sentire in colpa perennemente».

Una madre racconta
L’edizione locale del Corriere della Sera riporta la testimonianza di una mamma, la cui figlia che all’epoca aveva 15 anni, era stata coinvolta nei festini hard. «Fu un'altra ragazza ad aprirmi gli occhi – racconta la donna – Mi pregò di allontanare mia figlia da quella palestra, perché non avrebbe dovuto accaderle quello che era stata costretta a subire lei. Con un paio di domande ho capito di cosa e di chi stesse parlando. Mi stava dicendo che mia figlia aveva una relazione con quell’uomo. Per incastralo, io e mio marito decidemmo di invitarlo a cena. Per ore ci raccontò quanto fosse innamorato di lei. Quando capimmo che dietro questa storia c'erano abusi e un giro di prostituzione minorile, allontanammo nostra figlia. E lei ci ha accusati di averla tradita, ci disse che i mostri eravamo noi, non lui. Non ho salvato mia figlia e forse non riuscirò a salvarla, ma non mi sarei mai perdonata pensando che con quell’uomo, ogni giorno, c’erano minorenni. Andava fermato». Intanto nel paese in molti sono rimasti sconvolti dall’apprendere cosa accadesse nella palestra, mentre per alcuni il sospetto era già nato, visto l’andirivieni di ragazzine specie la sera e anche a tarda ora. Il sindaco Roberto Tardani ha dichiarato che anche se la vicenda è scioccante, deve insegnare a tutti di osservare sempre con molta attenzione a ciò che accade intorno.