15 ottobre 2019
Aggiornato 10:00
Farmaci anti rigetto

Le negano un farmaco salvavita: donna rischia di morire

Una storia triste che ha dell’incredibile. Una giovane donna appena trapiantata non può avere il farmaco antirigetto che gli spetta. La vicenda accaduta a Bisceglie

Gli negano un farmaco salvavita a Bisceglie
Gli negano un farmaco salvavita a Bisceglie Shutterstock

Sono storie di cui non si vorrebbe mai sentir parlare. Invece eccole qua: stampate nero su bianco in qualche pagina di giornale o in un quotidiano on line. Una donna appena trapiantata potrebbe morire precocemente perché non può accedere a un farmaco salvavita. Il problema? Superficialità, negligenza o forse solo burocrazia. Ecco l’incredibile vicenda di Anna.

Quali sono le garanzie dello stato?
Lei si chiama Anna Matrototaro ed è una giovanissima ragazza che ha appena subito un trapianto. Ha estrema necessità di assumere un farmaco antirigetto che qualcuno gli sta negando di avere. Ma non si fermerà qui: è disposta a ottenere quello che gli spetta dallo Stato in qualità di cittadina italiana. Il farmaco in questione, è così vitale che deve essere assunto ogni giorno alla stessa ora.

Le farmacie che gli negano il farmaco
Dopo 48 ore dalla presentazione del Piano Terapeutico avrebbe dovuto avere il farmaco a disposizione. Ma qualcosa va storto. La povera donna dovrà fare i conti con una burocrazia completamente indifferente alla salute delle persone.  «Non è la prima volta che mi capita di entrare in conflitto con la farmacia del presidio - racconta Anna al quotidiano Bisceglie Viva - perché un salvavita non mi viene fornito nei tempi opportuni, ma questa volta è troppo. Il direttore dell'area di gestione del servizio farmaceutico sta negandomi un farmaco insostituibile e insospendibile».

I giorni passano e il farmaco non arriva
La ragazza racconta al quotidiano biscegliese che già a luglio aveva presentano il famoso Piano Terapeutico. Le avevano garantito che il farmaco sarebbe stato disponibile per due mesi e ora glie lo negano. «Prima mi hanno detto che avrebbero sostituito il Prograf con un generico equivalente, sostituzione per cui serve l'autorizzazione del trapiantologo di riferimento. Poi, quando il centro siciliano presso cui sono in cura, con una PEC, ha spiegato che il farmaco è quello e non può essere cambiato, hanno fatto passare sei giorni. Quando mi hanno chiamata hanno risposto che, per giustificare l'ordine, serviva una dichiarazione più corposa di quella già presentata dal medico. Nessuno ha capito come andasse compilata questa relazione inusuale. A me pare che si giochi sulla mia pelle e sulla pelle di tutti i pazienti come me che, quando qualcosa non funziona, alzano la voce», spiega ancora Anna a Bisceglie Viva.

Se Anna starà male di chi sarà la colpa?
La povera donna ha ancora a disposizione una sola settimana di medicinali garantiti. Ma pare non ci siano speranze per il nuovo ordine. Va da sé che se non assumerà il farmaco immunosoppressore in tempo, rischierà gravissimi problemi di salute. Ma verrebbe da chiedersi se nel 2017 è possibile che si verifichino ancora episodi di questo genere. Anni in cui tutto dovrebbe essere informatizzato e controllato: ma allora, perché tanti ritardi per un farmaco salvavita? E, soprattutto, chi pagherà qualora non venisse consegnato in tempo?