29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
Salute dentale

L’aspirina salva i denti dalla carie e li rigenera

Sorpresa, l’aspirina può combattere la carie dentale secondo un nuovo studio della Queen University di Belfast. La scoperta potrebbe salvare i denti di molte persone ed evitare otturazioni, devitalizzazioni ed estrazioni

L'aspirina può rigenerare i denti
L'aspirina può rigenerare i denti Shutterstock

IRLANDA DEL NORD – Ricercatori della Queen University di Belfast hanno scoperto che un farmaco famoso e diffuso come l’aspirina potrebbe nientemeno salvare i denti dalla carie. In questo modo si potrebbe dire addio ai buchi che possono causare infezioni pericolose – oltre che un gran mal di denti – e anche a interventi come otturazioni, devitalizzazioni e quando c’è più poco da fare anche le estrazioni. I risultati dello studio sono stati presentati oggi al British Society for Oral and Dental Research annual meeting che si tiene a Plymouth dal 6 all’8 settembre 2017.

Come l’aspirina salva i denti
I ricercatori guidati dal prof. Ikhlas El Karim hanno scoperto che l’aspirina stimola le cellule staminali presenti nei denti, favorendo la rigenerazione dei denti stessi e dello smalto. In questo modo sono meno soggetti all’attacco degli acidi prodotti dai batteri che provocano la carie. Il decadimento dentale è più diffuso di quanto si pensi. Per esempio, proprio la carie è la malattia dentale più diffusa al mondo, con 2,5 miliardi di persone colpite e 190 milioni di nuovi casi ogni anno.

Quando la dentina non basta
I denti di per sé hanno capacità limitate di rigenerazione. Se il dente si buca e la polpa sottostante diviene esposta, i denti possono cercare di rimedia producendo dentina, lo strato che si trova appena sotto lo smalto. Tuttavia possono generare soltanto una sottile banda, che in caso di carie estesa serve a poco. E così il dente rimane bucato o, peggio, si spacca del tutto. Il nervo così esposto può infiammarsi o infettarsi causando molto dolore e anche un ascesso che poi va curato con antibiotici.

Le cellule staminali arrivano in soccorso
Lo studio si è concentrato sulle cellule staminali dentali trovate nei denti e su come potrebbero migliorare la loro capacità di rigenerare e riparare denti danneggiati, eliminando la necessità di ricorrere al dentista per riparare i buchi della carie. Grazie all’aspirina che pare dunque stimolare le cellule staminali dei denti a rigenerare il dente malato, si potrebbero risolvere un grande problema in modo semplice e rapido. L’aspirina infatti è un farmaco riconosciuto da molto tempo, per cui si può pensare a sviluppare un trattamento in tempi piuttosto brevi. «Idealmente, quello di cui stiamo parlando – ha spiegato il prof. El Karim – è che speriamo di poter sviluppare una terapia in modo che i denti potrebbero ripararsi [da sé]. Questo sarà graduale, il buco non si chiuderà immediatamente».

Lo studio
Per prima cosa i ricercatori hanno raccolto grandi quantità di dati riportati dalle ricerche precedenti per identificare nell’aspirina un composto che può stimolare la produzione di nuova dentina. Dopo di che hanno trattato le cellule staminali in un piatto di Petri con aspirina e hanno trovato «prove genetiche e anche materiali che [le cellule] potrebbero produrre dentina».
«Il prossimo passo – sottolinea El Karim – è quello di cercare di capire come si possa applicare l’aspirina ai denti, rigenerare la dentina e sostituire la necessità delle otturazioni». Come spiegato dai ricercatori non è che si può mettere un’aspirina nel dente cariato e poi aspettare che si rigeneri. Il farmaco infatti dopo poco se ne andrebbe via. Gli autori dello studio vogliono trovare un modo per far sì che l’aspirina rimanga nel dente il più a lungo possibile e faccia il suo lavoro. «Il passo successivo sarà quello di lavorare con i nostri colleghi di farmacia per cercare di sviluppare un veicolo da mettere nei denti, dopo che le prove cliniche». I ricercatori ritengono che nel prossimo futuro sarà possibile dare il via a studi clinici sull’uomo per testare direttamente gli effetti dell’aspirina. «C’è un enorme potenziale per cambiare il nostro approccio a una delle più grandi sfide dentali che affrontiamo – conclude El Karim – Questo nuovo approccio potrebbe non solo aumentare la sopravvivenza a lungo termine dei denti, ma potrebbe anche comportare enormi risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale e altri sistemi sanitari in tutto il mondo».

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