Le foto parlano di noi

Depresso? Lo rivela il colore delle tue foto postate sui social

Scoprire di essere a rischio depressione o di averne i segni senza saperlo senza sottoporsi a un esame medico, ma semplicemente postando le proprie foto sui social come Instagram. Ci pensa un software, più attendibile che non l’uomo, a svelare le forme di depressione nascoste

Le foto, i selfie, condivisi sui social come Instagram possono rivelare se siamo depressi
Le foto, i selfie, condivisi sui social come Instagram possono rivelare se siamo depressi (F8 studio | shutterstock.com)

ROMA – Lo fanno tutti, chi più chi meno, il postare immagini che ci immortalano nelle più disparate situazioni. Sono spesso foto che raffigurano momenti lieti, di vacanza, ma anche quotidiani. Eppure, queste immagini che ci ritraggono sorridenti spesso nascondono un qualcosa di poco piacevole, la depressione. Senza che magari ce ne rendiamo conto. Ecco pertanto che, ritocchini più o meno pesanti a parte, le nostre foto dicono molto di noi – e qualcuno, o meglio qualcosa, potrebbe scoprirlo.

Questione di scelte
Specie quando si tratta di selfie – ma non solo ovviamente – le persone scattano o modificano le proprie foto utilizzando la marea di filtri che oggi le applicazioni offrono ‘di serie’. Ed è proprio la scelta di utilizzare certi filtri piuttosto che altri che potrebbe rivelare il nostro stato d’animo. Ad asserirlo sono gli scienziati dell’Università del Vermont e di Harvard che hanno creato un algoritmo capare di leggere tra le ‘righe’ delle immagini postate sui social. Secondo i ricercatori, quando si è depressi le foto tendono più al blu e al grigio. In linea generale sono più scure e mostrano meno il volto di chi è ritratto. Il prof. Chris Danforth e il collega Andrew Reece sono convinti che utilizzare un buon algoritmo possa «a volte diagnosticare la depressione prima che ne sia fatta una diagnosi clinica». In sostanza un software sarebbe più affidabile che non un medico.

Diagnosi accurate
Lo studio condotto dal team statunitense è stato appena pubblicato sulla rivista EPJ Data Science, e intende dimostrare che un algoritmo software, il machine learning, è possibile rilevare con successo chi è depresso, semplicemente basandosi su alcuni indizi contenuti nelle foto che la persona pubblica per esempio Instagram. Il sistema pare sia capace di centrare la diagnosi nel 70% dei casi, battendo in efficacia i medici che, in questi casi, azzeccano la diagnosi soltanto nel 42% dei casi. L’algoritmo e i risultati ottenuti, secondo i ricercatori, indicano la strada «verso un nuovo metodo per lo screening precoce della depressione e di altre malattie mentali emergenti».

Lo studio
Per dimostrare la validità del proprio software scova depressi, i due scienziati hanno reclutato 166 volontari, che avrebbero dovuto condividere sia il proprio feed di Instagram sia la storia della loro salute mentale. Dai dati raccolti si è stabilito che circa la metà dei partecipanti aveva sofferto di una forma di depressione clinica negli ultimi tre anni. Si è poi passato ad analizzare le 43.950 foto condivise dai partecipanti. Queste sono state valutate in base a criteri sperimentati nella pratica psicologica come la verifica delle preferenze per la luminosità, il colore e le ombreggiature delle foto.

I risultati
Così si è trovato che le persone depresse avevano una spiccata tendenza a postare foto che tendevano di più al blu, ed erano più scure e più grigie rispetto a quelle condivise dai soggetti sani. Allo stesso modo, la scelta dei filtri da applicare alle immagini era diversa tra chi aveva problemi di depressione e chi no: per esempio i depressi sceglievano filtri più freddi o in ‘bianco e nero’, mentre chi non lo era sceglieva filtri più caldi e luminosi. In sostanza, «le persone che soffrono di depressione avevano più probabilità di preferire un filtro che drena letteralmente il colore dalle immagini che volevano condividere», scrivono i ricercatori.
Anche il soggetto ritratto ha la sua importanza, e può essere importante nel determinare lo stato di salute mentale. Per esempio, pur raffigurando comunque dei volti, negli scatti dei depressi questi sono in numero minore rispetto a quelli delle persone sane. E non c'entra nulla se nella foto si sorride o meno (anche il depresso, in foto può sorridere). Secondo gli esperti, foto che ritraggono meno facce potrebbe rivelare la tendenza delle persone con problemi di depressione nel ridurre la rete di interazioni sociali, che spesso la malattia causa.

Più affidabile degli esseri umani
Come a volte accade in certe situazioni, le ‘macchine’ si rivelano più affidabili degli essere umani. E così è stato anche per questo algoritmo. La prova è arrivata quando gli autori dello studio hanno chiesto ai partecipanti di provare a indovinare chi potesse essere depresso e chi no. Dovevano farlo semplicemente osservando le foto postate su Instagram – come aveva fatto anche il software. Raccogliendo tutte le ‘diagnosi’ fatte dai volontari si è scoperto che la ‘macchina’ era stata più precisa. «Ovviamente ognuno conosce i propri amici meglio di un computer – sottolinea il prof. Danforth – ma semplicemente scorrendo delle foto su Instagram potremmo non essere bravi come pensiamo a riconoscere la depressione». E anche se i partecipanti allo studio non erano medici, i ricercatori fanno notare che spesso le cose non sono di molto migliori quando si tratta di elaborare una diagnosi accurata.