23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Salute

Può essere un ictus? Ecco come capirlo subito e agire

Il 29 ottobre è la Giornata Mondiale dell’Ictus. Ma come si può capire subito se quello che ci sta accadendo è proprio un ictus? Capirlo è “rapido”, l’acronimo per capire se si è di fronte a un evento cerebrovascolare e agire nel modo migliore per salvare o salvarsi la vita

Ictus, ecco come si manifesta
Ictus, ecco come si manifesta Shutterstock

MILANO – L’ictus è subdolo. Al pari di un abile attore trasformista, può avere diversi modi di presentarsi, più o meno sfumati, più o meno riconoscibili. E se teniamo conto che proprio il fattore tempo è fondamentale, diviene un problema se non siamo in grado di per poter raggiungere rapidamente la struttura ospedaliera dotata di una Stroke Unit ed essere sottoposti ai trattamenti più adatti entro quella che viene chiamata ‘finestra terapeutica’ o ‘golden hour’. Ma ecco come riconoscere subito se si tratta di un evento cerebrovascolare.

Cosa fa l’ictus
«L’ictus può colpire i sensi, la parola, il comportamento e le emozioni ma anche la memoria, un lato del corpo può essere percepito come più debole oppure paralizzarsi – spiega la prof.ssa Valeria Caso, Neurologa presso l’Ospedale Misericordia di Perugia e Presidente dell’European Stroke Organization – Il paziente può percepire un senso di debolezza o di addormentamento di viso, braccia e gambe, in particolare di un solo lato, vertigini, perdita dell’equilibrio e manifestare uno stato confusionale con difficoltà a parlare e capire ciò che gli viene detto, spesso riferisce anche un problema alla vista o un improvviso mal di testa».

Cosa fare se si sospetta un ictus
Se si sospetta che il malore proprio o di un familiare sia ICTUS è bene provare l’approccio RAPIDO, acronimo di:
R – RIDI – chiedete alla persona di sorridere e osservate se la bocca è asimmetrica;
A – ALZA LE BRACCIA – chiedete alla persona di alzare le braccia e verificate se riesce a sollevarne una sola;
P – PARLA – chiedete alla persona di parlare e verificate se riesce a esprimersi in maniera comprensibile o confusa;
I – ICTUS
D – DOMANDA AIUTO – chiamate immediatamente il 118 e descrivete correttamente i sintomi in modo che gli operatori siano in grado di mandare l’ambulanza con il team adatto e allerti l’ospedale dotato di stroke unit più vicino
O – ORARIO – prendete nota dell’ora esatta in cui sono iniziati i sintomi, una informazione che sarà molto utile ai sanitari per operare entro le 4 – 6 ‘golden hour’

Maggiore è il tempo che trascorre dall’insorgenza dei sintomi, maggiore è il rischio che l’ictus provochi danni cerebrali e invalidità. Per ottenere la massima efficacia dai trattamenti è consigliabile arrivare in ospedale al massimo entro 60 minuti in modo che la prognosi sia favorevole, in questo caso, come nelle malattie cardiache, anche un solo minuto può fare la differenza. E’ opportuno chiamare il 118 anche se i sintomi osservati hanno un andamento altalenante o addirittura sono scomparsi.

Tutti i numeri dell’Ictus
195.000 – Numero di ictus che si verificano ogni anno in Italia (pari alla popolazione di una cittadina come Biella o Massa Carrara)
2 secondi – Tempo medio che trascorre tra un ictus e l’altro nel mondo
20-25% - Ictus emorragici (con rottura di un vaso cerebrale)
75-80% - Quota di ictus ischemici sul totale (con chiusura/ostruzione di un vaso cerebrale)
40% -  Numero di ictus ischemici che interessano vasi di grande calibro e quindi candidati al trattamento di trombectomia meccanica con stent-retriever

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30% - Quota di ictus di cui non si conosce la causa e definiti ‘criptogenici’
30-40% - Ictus ischemici criptogenici, in cui, attraverso sistemi di monitoraggio cardiaco impiantabili (ILR) si rileva Fibrillazione Atriale, e si previene quindi un ulteriore eventi di Ictus.

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10–12% - Mortalità acuta da ictus
50-55% - Quota di pazienti considerati guariti dopo adeguato trattamento
30-40% - Quota di pazienti che iniziano un percorso riabilitativo in strutture dedicate
18 - 20% - numero di recidive di eventi precedenti sul totale (entro 5 anni)

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170   - Stroke   Unit di I livello (che effettuano solo la trombolisi in vena) presenti sul territorio italiano
40 - Stroke Unit di II livello (che effettuano anche la trombectomia meccanica, per i casi di stroke piu gravi)
29% - Riduzione di mortalità e dipendenza nei pazienti che accedono a una Stroke Unit
6 ore – tempo limite entro il quale si ottengono i risultati migliori con uno sten retriever nel caso di ictus ischemico di un vaso di grande calibro (4 e ½ quelle entro cui effettuare la terapia trombolitica) 12 ore il tempo massimo entro cui si può intervenire con le trombectomia meccanica
10% - Quota di trombectomie meccaniche eseguite in Italia rispetto ai pazienti candidabili
Meno del 40% - percentuale di successo della terapia trombolitica con farmaci nei pazienti con ictus di grandi vasi cerebrali
Sino al 71% - percentuale di successo della Trombectomia Meccanica con il nuovo stent retriever.