5 giugno 2020
Aggiornato 15:00
La scoperta in Cina fa temere un ritorno ai secoli bui

Rilevati batteri comuni resistenti agli antibiotici, rischio epidemia

Il gene, che è stato individuato in batteri comuni ma potenzialmente mortali come l'Escherichia Coli e Klebsiella Penumoniae - responsabili di polmoniti e di malattie ematiche - di fatto rende questi batteri incurabili.

ROMA - Secoli di progresso della medicina sono a rischio. I ricercatori hanno evocato il rischio di epidemie globali, dopo che hanno scoperto batteri comuni resistenti agli antibiotici.

«Sono risultati estremamente preoccupanti», has detto Liu Jian Hua, professore presso l'Università meridionale dell'agricoltura cinese e co-autore di un nuovo studio. Liu e i suoi colleghi hanno scoperto un gene, chiamato MCR-1, che permette ai batteri di diventare resistenti a una classe di antibiotici conosciuti come polimoxine, che sono utilizzate nella lotta contro i batteri.

Il gene, che è stato individuato in batteri comuni ma potenzialmente mortali come l'Escherichia Coli e Klebsiella Penumoniae - responsabili di polmoniti e di malattie ematiche - di fatto rende questi batteri incurabili.

Inoltre, il gene è in grado di diffondersi facilmente da un ceppo all'altro, secondo lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Infectious Diseases, e questo fa temere che abbia un forte «potenziale epidemico». L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha già avvertito che la resistenza anti-microbica potrebbe riportarci a «un'era pre-antibiotici».

I microbi sono stati rilevati in test di routine di maiali e nei polli in Cina meridionale, dove animali portatori di batteri resistenti alla colistina, un farmaco antibiotico ampiamente utilizzato nell'allevamento. Il team di ricercatori ha esaminato campioni di batteri raccolti da maiale e pollo venduto in decine di mercati di quattro province. Inoltre hanno analizzato i risultati di batteri nei campioni di animali e il 15 per cento di essi avevano il gene MCR-1. L'hanno trovato anche in 16 dei 1.322 campioni raccolti in ospedali. Se attualmente questa mutazione genetica appare confinata alla Cina, in realtà è probabile che si diffonda globalmente.

«Si tratta di un rapporto preoccupante, dal momento che le polimixine sono spesso antibiotici che servono a curare gravi infezioni», ha sottolineato Laura Piddock, professoressa di microbiologia all'Università di Birmingham. «Egualmente preoccupante - ha continuato - è che questo tipo di resistenza può essere trasferita tra batteri».

Altri tipi di resistenza ai farmaci - per esempio a quelli per la tubercolosi - dimostra che «questo apre probabilmente la strada a una diffusione in tutto il mondo», ha aggiunto la docente. Nel 2014 circa 480mila persone hanno contratto una forma di tubercolosi multiresistente, secondo l'Oms. I morti sono stati 190mila.

Timothy Welsh, professore all'Università di Cardiff, che ha collaborato allo studio, ha detto alla Bbc che gli antibiotici potrebbero presto diventare inutili. «Se MRC-1 diventa globale, ed è questione di 'quando' non di 'se', e il gene si allineerà con altri geni resistenti agli antibiotici, che è inevitabile, allora molto probabilmente vedremo l'inizio di un'era post-antibiotica», ha affermato. «A quel punto - ha aggiunto - se un paziente è gravemente malato, per esempio per l'E. Coli, allora non ci sarà virtualmente più nulla che possiamo fare».

La ricerca, inoltre, è destinata a far ripartire il dibattiro sull'uso della colistina nell'allevamento, spiegano i ricercatori. «La scoperta che questo tipo di resistenza può essere condivisa da diversi batteri, senza differenza tra cibo, animali o persone, è un'ulteriore prova che gli stessi farmaci non dovrebbero essere usati nella medicina veterinaria e quella umana».

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