16 ottobre 2019
Aggiornato 16:30
Alcol e gravidanza

Se aspetti un bambino l'alcol può attendere

Dal 9 giugno al 9 agosto torna la Campagna su alcol e gravidanza di Assobirra, l'associazione dei Produttori della Birra e del Malto, e SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia).

ROMA - «Se aspetti un bambino l'alcol può attendere»: dal 9 giugno al 9 agosto torna la Campagna su alcol e gravidanza di Assobirra, l'associazione dei Produttori della Birra e del Malto, e SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia). Per la sua terza edizione la campagna - che ha ricevuto in passato l'apprezzamento e il sostegno del Ministero della Salute, ottenendo il marchio Guadagnare Salute - utilizzerà diversi strumenti e mezzi d'informazione per raggiungere le donne da sensibilizzare: un nuovo sito internet, dove saranno raccolte informazioni utili sul tema «alcol e gravidanza» con una veste completamente rinnovata. Un videomessaggio realizzato con da testimonial d'eccezione, l'attrice neo-mamma, Francesca Cavallin. Infine, una media partnership con uno dei principali portali di informazione rivolto al mondo delle donne (con 6 milioni di utenti unici mensili), www.alfemminile.it , che dedicherà due post a settimana a questo delicato argomento, con notizie e suggerimenti da dare a chi sta provando ad avere un figlio, a chi è in dolce attesa e a chi è già mamma ma vuole diventarlo di nuovo.

Per tutte loro, sarà aperta appositamente sul sito al femminile.it una sezione, «l'esperto risponde», dove Enrico Vizza, Segretario SIGO e Direttore UOC di Ginecologia Oncologica del Dipartimento di Chirurgia Oncologica dell' Istituto Nazionale «Regina Elena», risponderà a quesiti, dubbi, interrogativi di mamme, neo mamme o future mamme. E ancora, un'azione capillare della SIGO coinvolgerà i suoi ginecologi, informandoli dei temi della campagna, per riuscire così a coinvolgere un numero sempre più ampio di donne, sensibilizzandole su questo importante argomento.

L'attenzione delle future mamme verso il consumo di alcol in gravidanza è cresciuta negli ultimi anni (il 65% delle donne che ha avuto un figlio sa che in quei mesi non bisogna assumere alcol), anche se molte di loro non smettono del tutto (1 su 3 fra le consumatrici non sospende il consumo di bevande alcoliche) o non conoscono bene i limiti di rischio (per il 67% non è rischiosa una assunzione saltuaria di bevande alcoliche). E' questa la fotografia scattata per AssoBirra da Doxa, intervistando oltre 800 donne tra i 18 e i 44 anni (412 donne incinta e/o con figli piccoli e 425 a donne senza figli) per scoprire quanto sanno del tema «alcol e gravidanza» le mamme italiane.

Ha spiegato Alberto Frausin, Presidente AssoBirra, nel presentare la Campagna: «Ancora una volta, come produttori di una bevanda che contiene alcol anche se in piccola parte, siamo in prima linea per diffondere una corretta cultura del bere, specialmente in determinate circostanze della vita, come nei periodi della gravidanza e dell'allattamento. Proprio per questo abbiamo scelto di rilanciare un messaggio chiaro e semplice rivolto alle future mamme: 'se aspetti un bambino, o se stai provando ad averne uno, l'alcol può attendere'. La ricerca Doxa ci ha mostrato che, tra le consumatrici, 1 su 3 ha solamente 'ridotto il consumo', invece di interromperlo del tutto ? quindi parliamo di donne che adottano un comportamento sbagliato in un momento particolare della loro vita. È anche per questo che siamo consapevoli che serve continuare ad informare e sensibilizzare sul tema, senza demonizzare il consumo di alcol, ma informando in maniera corretta le donne che aspettano un bambino».

«La scienza non ha individuato ancora il livello di consumo di alcol al di sotto del quale si può bere senza rischi quando si aspetta un figlio - ha ricordato Paolo Scollo, Presidente di SIGO - rispetto al passato, c'è una maggiore consapevolezza da parte delle donne sui comportamenti che possono portare a patologie fetali legate al consumo di alcolici in gravidanza, ma siamo convinti che molto può essere ancora fatto per sensibilizzare sul tema».

Cinque donne su dieci hanno paura che il proprio bambino «possa non essere sano», ma con comportamenti corretti si evita la sindrome alcol-fetale Il feto, infatti, non ha difese rispetto all'alcol assunto dalla madre. Questa sostanza può interferire con il suo sviluppo provocando l'insorgere delle cosiddette patologie fetali alcol correlate, che possono provocare danni permanenti e irreversibili come anormalità della crescita, ritardo mentale e alterazioni somatiche. Tali patologie, a seconda della loro combinazione e gravità vengono distinte in FAS (sindrome fetale alcolica), FASD (disordini collegati all'uso dell'alcol in gravidanza), ARND (disturbi dello sviluppo neurocomportamentale alcol correlati) e ARBD (difetti alla nascita alcol correlati). Inoltre, anche durante l'allattamento è suggerito mantenere un comportamento attento circa il consumo di bevande alcoliche. Gli studi dimostrano che, in questa fase, l'alcol interferisce con la produzione di latte materno e provoca nei bambini inappetenza ed alterazione del ritmo del sonno. Le mamme che allattano e che scelgono di bere alcolici dopo il parto dovrebbero pianificare attentamente le poppate, conservare il latte prima di bere e riprendere ad allattare solo dopo che tutto l'alcol è stato eliminato. «Il problema delle "quantità» di alcol assunto in gravidanza - prosegue Scollo di SIGO - è un altro punto che necessità un chiarimento. Il 59% del campione associa ad almeno un bicchiere al giorno la frequenza di consumo di alcol alla quale è associato il rischio di malformazioni o di aborto e l'8% ritiene che il limite da non superare sia di una-due volte a settimana, mostrando una conoscenza parziale o scarsa dell'argomento. Quindi, in termini di informazione appare evidente l'esigenza di proseguire sulla strada fin qui intrapresa.