28 novembre 2022
Aggiornato 15:00
Cantiere centrodestra

Centrodestra compatto su Craxi, ma il «day after» del vertice di Arcore è al veleno

Forza Italia insiste nel dire che Giorgia Meloni sta tirando la corda perché alla fine quello che vuole è precisamente ballare da sola. D’altro canto, da Fratelli d'Italia arrivano addirittura a descrivere il vertice di Arcore come una «trappola»

Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini
Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini Foto: ANSA

E' quasi ironico. Il giorno dopo il disastroso incontro di Arcore - quello che avrebbe dovuto essere del disgelo e si è trasformato nel vertice del livore, i tre partiti del centrodestra si ritrovano coesi, uno accanto all'altro, nella votazione che porta Stefania Craxi di Forza Italia alla guida della commissione Esteri al posto del filorusso Vito Petrocelli.

La Lega arriva a dare addirittura un significato politico. L'elezione, dicono in una nota, «dimostra nei fatti la compattezza del centrodestra. Uniti si vince». Un entusiasmo fuori luogo, che sembra lontano anni luce dalle macerie che l'incontro tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi ha lasciato sul terreno.

La leader sovranista la vede con un po' più di pragmatismo e, soprattutto, risponde al leader del M5s. Oggi «è accaduta una cosa scontata ma nulla a che fare con nuova maggioranza». Ma è chiaro che il leader del Carroccio ha deciso di vestire in pubblico i panni del poliziotto buono. «Io lavoro per unire», «ieri ci sono stati toni un po' diversi, ma niente di irrecuperabile», dice. Salvo poi lanciare comunque una frecciatina alla presidente di Fratelli d'Italia. «Io sono sempre ottimista, lascio agli altri le agitazioni».

La competizione e la distanza tra i due resta però altissima. Il nodo del contendere è ufficialmente quello della presidenza della Regione Sicilia, dove Fratelli d'Italia vorrebbe avere sin da ora l'ufficialità della riconferma di Nello Musumeci, ma la Lega frena. Berlusconi sarebbe più morbido ma la gestione della comunicazione da parte dei sovranisti lo ha profondamente irritato. Non soltanto la nota fatta ieri in cui gli si attribuiva una posizione in merito, ma ancora di più l'intervista rilasciata alla 'Stampa' in cui Ignazio La Russa continua a sostenere che il leader azzurro fosse pronto a fare una dichiarazione in sostegno proprio di Musumeci.

Non è piaciuta ad Arcore l'insistenza su questa versione della storia e non è piaciuta nemmeno la frase «se dobbiamo rompere, meglio rompere adesso». Il problema infatti è più ampio e guarda dritto alle Politiche. Fi insiste nel dire che Meloni sta tirando la corda perché alla fine quello che vuole è precisamente ballare da sola. D’altro canto, da Fratelli d'Italia arrivano addirittura a descrivere il vertice di Arcore come una «trappola». Insomma, nessuno si fida più di nessuno.

Ma quella di La Russa non è l'unica intervista che ha creato fastidio dalle parti di villa San Martino. Anche le parole di Mariastella Gelmini, che ha detto di non riconoscere più lo spirito di Berlusconi e ha chiesto a Forza Italia di stare senza ambiguità con la Nato, sono state considerate come un attacco personale all'ex premier oltre che parole «pretestuose visto che sulla guerra in Ucraina ha già chiarito il senso delle sue dichiarazioni».

Un ulteriore livello di tensione dopo quello che nei giorni scorsi ha opposto pubblicamente la ministra degli Affari regionali e Licia Ronzulli, fresca di nomina a commissario del partito in Lombardia. L'ordine di scuderia è stato però quello di non reagire e non commentare.