22 settembre 2021
Aggiornato 23:00
Intervista a La Stampa

Conte: «Mai pensato a causare una crisi di Governo»

L'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «La responsabilità che ha assunto il M5S appoggiando Draghi non verrà meno in questa fase in cui l'emergenza sanitaria continua»

Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte ANSA

«Mai pensato a causare una crisi di governo», afferma l'ex premier Giuseppe Conte in un'intervista alla «Stampa», che in merito al primo 'test' da affrontare, in veste di leader M5s in pectore, è quello sulla giustizia. E a chi gli chiede se il Movimento 5 Stelle sarà in grado di assicurare compattezza sul voto di fiducia sulla riforma, assicura: «Nel nuovo corso del M5S la presenza compatta sarà la cifra della nostra forza politica. Sulle assenze mi sono espresso ieri: non mi piacciono. Ma la fiducia è assicurata».

«Essere in questo governo ci ha permesso di apportare dei miglioramenti significativi per tutti gli italiani. Senza di noi non ci sarebbero stati. Con il presidente Draghi e con la ministra Marta Cartabia siamo stati chiari sin dall'inizio: il disegno originario della riforma, come evidenziato dai più autorevoli addetti ai lavori, avrebbe provocato un collasso della giustizia penale. E noi non potevamo permetterlo», aggiunge.

A chi gli fa notare che molti magistrati, otre ad Anm e Csm, continuano a sostenere che la riforma sia pessima, l'ex presidente del Consiglio replica che «di fronte a un blocco di forze politiche che ha fortemente contrastato i nostri interventi migliorativi, a partire dalla Lega che pubblicamente sostiene la lotta alla mafia e poi ha tentato di boicottarci in tutti i modi, abbiamo ottenuto importanti modifiche: un regime transitorio che introduce tempi più lunghi per i processi fino a fine 2024, un comitato tecnico-scientifico che monitora l'impatto delle norme e degli investimenti, da qui al 2024 e sollecita al ministro della Giustizia eventuali correttivi. Infine: la possibilità di portare al limite della durata massima tutti i processi su semplice iniziativa del collegio giudicante».

In merito poi alla priorità dell'azione penale vincolata al Parlamento, spiega: «Quella norma a noi non è piaciuta affatto ma abbiamo ottenuto il suo depotenziamento. Prometto a tutti i cittadini che, se alle prossime elezioni politiche ci daranno ampia fiducia col loro voto, il M5S si farà garante di ulteriori interventi migliorativi, se serviranno. Il principio di legalità, il contrasto alla mafia, alla corruzione e ai reati ambientali sono per noi valori assoluti».

Mezza sconfitta per il M5S? «La valutazione andrebbe ribaltata. Grazie alle nostre osservazioni il governo ha ammesso pubblicamente che servivano importanti miglioramenti sul testo originario e si è predisposto ad attuarli». Testo approvato dal Cdm poi 'sconfessato' dai Cinquestelle? «Diciamo che in quel momento non c'era una leadership chiara e riconosciuta con cui il premier e gli altri partiti potevano interloquire - risponde -. La nostra forza in questa trattativa è stata che non abbiamo fatto valere bandierine ideologiche ma l'interesse generale».

Cosa resta della legge Bonafede, della cancellazione della prescrizione? «È improprio parlare di riforma Cartabia. Perché per buoni due terzi resta la riforma di Bonafede che, contrariamente alle polemiche strumentali, ha sempre avuto l'obiettivo di rendere più efficiente la giustizia penale, assicurando tutte le tutele costituzionali agli imputati. Resta in piedi, infatti, il poderoso piano di assunzioni, mai concepito prima di Bonafede. Sono questi gli strumenti più efficaci per velocizzare i processi. Per il resto, come ho già detto, non è esattamente la riforma che avremmo fatto se fossimo stati da soli».

A chi gli chiede poi se il M5s resterà al governo anche se sul reddito di cittadinanza vi è già una sfida annunciata da Renzi e Salvini, Conte la mette così: «Sulla giustizia ci siamo fatti trovare forse un po' impreparati, perché eravamo in piena transizione e non siamo riusciti a esprimere chiarezza di posizioni. Sul Reddito non ripeteremo lo stesso errore, perché non permetterò nemmeno che si arrivi a metterlo in discussione. Il Reddito di cittadinanza non si discute, al massimo si migliora».

«Il premier e le altre forze politiche devono comprendere che il primo partito in Parlamento risponde agli oltre dieci milioni di elettori che lo hanno votato nel 2018. Ma la responsabilità che ha assunto il M5S appoggiando Draghi non verrà meno in questa fase in cui l'emergenza sanitaria continua e si cominciano a vedere i frutti degli interventi pianificati nel periodo più acuto della pandemia», rimarca.

«Chiarimento con Grillo sta dando i suoi frutti»

«Il chiarimento con Grillo sta dando i suoi frutti. Nessun dualismo. Oggi parte la votazione per il nuovo statuto, se sarà approvato e se poi verrò indicato come leader agirò di conseguenza in una struttura con ruoli e funzioni. Ma chi è nel M5S deve comprendere che può far valere la propria opinione nell'ambito degli organi predisposti e delle assemblee, non mandando veline ai giornali per farsi notare».

In merito alle correnti interne, Conte spiega che «erano già vietate nel precedente statuto. A differenza delle altre forze politiche, noi consentiamo agli iscritti di poter partecipare attivamente alla linea politica. Ieri poi abbiamo avuto un confronto con tutti i gruppi parlamentari in vista della fiducia. Il dibattito, anche acceso, non mancherà mai ma dobbiamo creare le premesse perché i luoghi di discussione poi diventino anche luoghi di sintesi politica. Dopo 19 mesi di transizione il M5S ha bisogno di una leadership chiara, di un indirizzo politico univoco».

Leadership, puntualizza Conte, «pienamente contendibile. Primo: il leader può essere sfiduciato. Secondo: se perde un appuntamento elettorale significativo si dovrà dimettere. Terzo: è un ruolo che ha una precisa scadenza temporale».

In merito alle prossime amministrative, garantisce che farà «campagna elettorale ovunque ci sia un candidato M5s o sostenuto dal M5S. Ma è evidente che ci vuole tempo per sviluppare il nuovo progetto e le nuove alleanze».

Con il Pd non è andata bene ovunque, gli viene fatto notare. «Nei fatti il Pd di Enrico Letta si sta dimostrando la forza più attenta alla nostra agenda e più disponibile a costruire un percorso comune. Solo che un'alleanza non si improvvisa. Per il momento accontentiamoci di crearla in quelle città dove ci sono i presupposti, come a Napoli e a Bologna».