4 luglio 2020
Aggiornato 01:00
Centrodestra

Giorgia Meloni al Governo: Invece del MES puntiamo ai «Diritti Speciali di Prelievo» dell'FMI

Il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni in una lettera al Corriere della Sera nel giorno in cui la commissione UE farà conoscere i dettagli del Recovery Fund

Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia
Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia ANSA

«L'Italia ha oggi bisogno di una immediata disponibilità di risorse finanziarie sufficienti a combattere l'epidemia e difendere imprese e posti di lavoro» ma «il Mes non è una soluzione». Lo ha ribadito il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni in una lettera al Corriere della Sera nel giorno in cui la commissione Ue farà conoscere i dettagli del Recovery Fund.

«Il dibattito su dove trovare quelle risorse è quotidiano - ha rilevato Meloni - ma nonostante ciò rimangono strade inspiegabilmente inesplorate. Perché non esiste solo l'Unione Europea tra le possibili istituzioni che potrebbero rendersi utili. Tra l'altro la Ue si sta dimostrando ancora una volta vittima degli egoismi di taluni. Le decisioni tardano ad arrivare - ha sottolineato - non sappiamo per quanto tempo la Bce garantirà il suo supporto, non conosciamo ancora come il recovery fund sarà approvato dalla Ue, ancora di meno sappiamo sulle condizioni di restituzione di un eventuale prestito da parte del Mes (visto che finora si è ipotizzato solo di assenza di condizionalità per l'accesso al Mes, ma mai di che cosa accadrebbe a uno Stato che non rispettasse tempi e modi di restituzione del prestito)».

L'«opzione» DSP

«Siamo dunque alla mercé dell'asse franco tedesco? Non necessariamente», ha rilevato Meloni. L'Italia, ha spiegato, «è una grande Nazione che oltre a essere membro fondatore delle istituzioni europee, è parte del più ampio sistema multilaterale centrato, nel campo della cooperazione macroeconomica internazionale, sul Fondo monetario internazionale. Attraverso il Fmi, i suoi 189 Stati membri possono creare nuovi Diritti speciali di prelievo (Dsp), sarebbe a dire attività di riserva internazionali introdotte nel 1969 per generare liquidità internazionale. Non sono un prestito del Fmi, di quelli che attiva la Troika. L'emissione di Dsp - ha sostenuto - non costa nulla, non è soggetta ad alcuna condizionalità e ciascuno Stato membro ne beneficia in ragione della propria quota nel capitale dell'istituzione. Nell'arco degli anni il Fmi ha emesso circa 250 miliardi di euro in Dsp, la maggior parte dei quali per fronteggiare gli effetti della crisi finanziaria internazionale del 2007-2009. Di recente, il «Financial Times» ha proposto l'emissione di nuovi Dsp per 1.250 miliardi di euro. L'Italia ne beneficerebbe per circa 40 miliardi, in virtù del suo 3% di quota: una cifra persino superiore a quella dell'eventuale prestito Mes (ma in questo caso veramente senza condizionalità e soprattutto senza doverli restituire)».

L'emissione di Dsp, ha proseguito Meloni, «richiede l'assenso dell'85% dei voti detenuti dagli Stati membri. Solo gli Stati Uniti, con il loro 17%, hanno diritto di veto su tale decisione. Ovviamente occorre attivarsi politicamente, soprattutto con gli Usa, ma sarebbe una ipotesi almeno da esplorare». Per Meloni «si possono, poi, verificare meccanismi per amplificare ulteriormente la portata finanziaria di questa emissione. L'economista Domenico Lombardi e l'ex segretario al Tesoro britannico Jim O'Neill hanno proposto uno schema per valorizzare tali allocazioni che, per l'Italia, consentirebbe facilmente di attivare una leva di 1 a 5 per incrementare le risorse disponibili fino a 200 miliardi. Perché quindi - si è chiesta il presidente di FdI - non verificare la proposta del «Financial Times» e lo schema Lombardi-O'Neill, magari congiuntamente ai Bond Patriottici proposti da Tremonti? Ci consentirebbe di trattare in ambito europeo con maggiore serenità e quindi con più forza».

Serve un Governo politico

Per questo «se in Italia ci fosse un governo con una visione strategica, il nostro premier sarebbe già volato a Washington per parlare dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale, consapevole che le sorti di una grande Nazione come l'Italia non possono dipendere solo da quanto vorranno decidere Francia e Germania in ambito Ue. Ma per operazioni come questa, forse, servirebbe un governo politico, con un chiaro mandato popolare e con la consapevolezza della forza che ha l'Italia nello scenario mondiale», ha concluso.

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