2 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Centrodestra

Luca Zaia: «Tutti mi vogliono da qualche parte ma io resto in Veneto»

Il Presidente della Regione Veneto: «Nelle classifiche sono in testa tutti quelli che si sono occupati di Coronavirus, da Conte in giù. Lasciatemi fuori da queste manfrine»

Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia
Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia ANSA

VENEZIA (ASKANEWS) - Si rincorrono voci e indiscrezioni, rilanciate anche da autorevolissimi organi di stampa internazionali, é la volta del britannico Financial Times di oggi, circa ambizioni nazionali e romane dell'attuale governatore del Veneto Luca Zaia. Il politico leghista, Doge coneglianese dal tratto moderato e pragmatico, felicemente alla guida del Veneto dal 2010, forte del successo del modello Veneto nella gestione sanitaria pandemica, è dato in corsa per prendere il posto del segretario del Carroccio Matteo Salvini alla guida del partito, secondo alcune interpretazioni, rinunciando così alla ricandidatura in Regione.

«Io resto in Veneto»

Netta la risposta dell'interessato, nel corso della conferenza stampa quotidiana presso la Protezione Civile di Marghera. «Tutti mi vogliono da qualche parte - ha sottolineato con ironia Zaia - ma io resto in Veneto. Sallustio diceva che il sentimento che viene dopo la gloria è l'invidia. Piantatela con questa storia che ci crea solo problemi, dobbiamo governare una regione complessa e non abbiamo tempo da perdere in distrazioni». Sulle parole del lusinghiero editoriale di Financial Times, Zaia non lascia spazio ai retroscena. «Astro nascente? E' un'ossessione, stiamo parlando di sondaggi fatti in un momento particolare. Non me ne frega niente. Nelle classifiche sono in testa tutti quelli che si sono occupati di Coronavirus, da Conte in giù. Poi la politica ha un corso diverso dal Coronavirus, non sono minimamente interessato, lasciatemi fuori da queste manfrine». 

Questi i fatti e le parole ufficiali

Vi è anche da considerare che semmai Zaia, che fu già ministro dell'Agricoltura nell'ultimo governo Berlusconi, coltivasse ambizioni di leadership nazionale, non avrebbe nessuna convenienza a rinunciare alla candidatura a Palazzo Balbi. Il miglior trampolino di lancio (vedi modello Zingaretti) per una tutta ipotetica scalata ai vertici della Lega e del centrodestra, in versione moderata, quindi in grado di federare anche le forze più centriste, non potrebbe che partire da una tutt'altro che improbabile plebiscitaria affermazione alle prossime consultazioni regionali. Bissando, anzi superando il risultato raggiunto in Veneto dalla Lega alle europee dell'anno scorso, oltre ogni record al 50%.

Sarà forse anche per questo che il leghista dal volto umano sta energicamente premendo affinché le elezioni regionali si tengano al più presto. Prestissimo. Possibilmente nelle prime settimane di luglio, «la nostra data possibile è il 12 luglio», auspica. Tra spiagge in distanziamento sociale e morbo pandemico in auspicabile attenuazione estiva.

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