14 novembre 2019
Aggiornato 06:30

Un messaggio di unità per un unico obiettivo: mandare a casa il governo M5s-Pd

Da piazza San Giovanni il centrodestra parla con tre voci, ma il senso è quello dell'intervento di Matteo Salvini, leader della coalizione per acclamazione

Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini sul palco di Piazza San Giovanni
Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini sul palco di Piazza San Giovanni ANSA

ROMA (ASKANEWS) - Matteo Salvini riunisce il centrodestra: che la manifestazione di piazza San Giovanni possa dare una spallata al governo si vedrà, di sicuro è servita al leader della Lega per ricompattare - sotto la sua leadership - la coalizione che lui stesso aveva diviso per formare il governo con il M5s. Ieri sul palco romano Giorgia Meloni e soprattutto Silvio Berlusconi riconoscono ufficialmente il ruolo del segretario leghista, sposano le sue parole d'ordine, e insieme si promettono: «Uniti torneremo presto al governo», contro Pd e M5s accomunati negli strali dal palco e nei fischi dalla piazza.

Insieme si vince

Con l'alleanza giallorossa in divenire, tra accordi locali e scontri nel governo, un campo del nuovo possibile bipolarismo dunque si ricompatta: lontani i tempi delle manifestazioni identitarie, sepolti i dubbi sul sovranismo che fino a qualche tempo fa pure Berlusconi mostrava. Berlusconi accetta di parlare per primo tra i leader, la chiusura è ovviamente appannaggio del padrone di casa, che al termine però chiama con lui sul palco anche gli alleati: «Mi piacerebbe, visto che vince sempre la squadra e non si vince mai da soli, che l'abbraccio di questa piazza fosse anche per Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi perchè insieme si vince».

L'«agenda» Salvini

Ma l'agenda è tutta dettata dalla Lega: aprono gli «sbirri», come li chiama Salvini, i poliziotti penitenziari, poi la giornalista Maria Giovanna Maglie, chiedendo «rispetto» per i «sacri confini della Nazione», per «crocefissi o tortellini». L'unico parlamentare a parlare dal palco è Alberto Bagnai, economista no euro, che definisce irreversibile «soltanto la morte», non certo l'Europa. E poi dai governatori di centrodestra chiamati a parlare sul palco è una sequenza di «ridare i manganelli alla polizia» (Zaia), di «repressione con fermezza, bisogna permettere alle forze dell'ordine di intervenire senza paura» (Fedriga).

Meloni: «Dio, patria e famiglia»

Insomma, come sintetizza Salvini, «regole, onore, ordine, disciplina». Si trova a suo agio Giorgia Meloni, che arriva a promettere di difendere «Dio, patria e famiglia». Forse un po' più a disagio Berlusconi, che ricorda «la tradizione liberale» di cui sarebbe erede Forza Italia. Ma tutti d'accordo sulle critiche alla magistratura, fischiata dalla piazza per aver arrestato dei poliziotti; e tutti d'accordo sul no alla lotta all'evasione come declinata dal nuovo governo: «Solo un cretino può lottare contro l'evasione perseguitando i commercianti, vanno ridotte le aliquote», dice Salvini. E poi «la pillolina» della castrazione chimica «per pedofili e stupratori», rimpatri per i migranti che delinquono, chiusura dei porti, muri e blocchi navali per impedire gli arrivi. Perchè «chi veramente applica l'insegnamento del Vangelo e della Bibbia è chi si applica per impedire le partenze», dice ancora Salvini, sollevando anche i fischi verso la Chiesa: «Fuori la politica dalle chiese e dalle scuole», tuona.

Basterà aspettare le elezioni regionali

Questo il nuovo centrodestra che si dice sicuro di tornare a governare: «Abbiamo qualche mese da pazientare, ma la calma è la virtù dei forti: questo periodo ci serve per studiare, per incontrare, per ragionare», e poi «abbiamo la certezza che noi riprenderemo per mano questo splendido Paese». Basterà aspettare le elezioni regionali, «le vinceremo tutte e li manderemo a casa». E a quel punto, promette Salvini, governeremo «senza aspettare gli ordini da Berlino e da Parigi, senza aspettare la telefonata di Merkel o Macron, per dare ai nostri figli l'Italia che ci hanno dato i nostri padri e i nostri nonni: bella, orgogliosa, libera, sovrana».

«Dove c'erano banidere rosse sventolano i tricolori»

«Elezioni, elezioni», è il grido che si leva più volte dalla piazza che fischia i 5 stelle, gli ex alleati di Salvini al governo (Conte, Di Maio, Di Battista, Taverna) e anche Renzi e Gentiloni quando scorrono sui maxischermi le loro immagini. Fischi ai magistrati che hanno fatto arrestare gli agenti della polizia penitenziaria a Torino. «Vaffanculo» a Beppe Grillo quando viene nominato dal palco. Contestazioni a Gad Lerner (Salvini lo difenderà sul palco dicendo «ci divide solo la fede calcistica»). «Siamo 200mila», annuncia l'organizzazione a metà evento. La stima della Questura è di 70mila. Il colpo d'occhio comunque c'è tanto da far rivendicare a sé una piazza «simbolo della sinistra», come ricorda Giorgia Meloni. «Oggi la riempiamo solo noi. Dove c'erano le bandiere rosse sventolano i tricolori: è il segnale, cari compagni, che siete stati sconfitti dalla storia».