14 novembre 2019
Aggiornato 07:30

La speranza di Dario Franceschini: «Renzi non sarà il nuovo Salvini»

Il Ministro dei Beni Culturali: «Lotta all'evasione cardine di questo esecutivo. Con il Movimento 5 Stelle possibili altre alleanze regionali»

Dario Franceschini
Dario Franceschini ANSA

ROMA - «La lotta all'evasione è uno dei cardini di questo governo e il punto centrale della legge di bilancio che ha abbassato il limite ai pagamenti in contanti, ha introdotto la lotteria per gli scontrini fiscali, un meccanismo premiale per chi paga con carta di credito e introdurrà in sede di conversione del decreto fiscale l'inasprimento delle pene contro i grandi evasori. Tutte misure che seguono una linea giusta di modernizzazione del paese, molto del Pd e molto di sinistra. Lei mi parla di Di Maio ma la lotta all'evasione è nel programma di governo firmato da tutti. Comunque nessuno vuole colpire i piccoli evasori: nel programma al punto sedici c'è scritto 'inasprimento delle pene per i grandi evasori'. E così sarà. Per questo il Pd non vuole abbassare le soglie di punibilità». Lo afferma il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, Pd, in una intervista al Messaggero.

Carcere per i grandi evasori

Quanto al carcere per i grandi evasori, il capo delegazione dei ministri dem osserva: «non sono stato il solo a sostenere che non è prudente inserire delle norme penali in un decreto che entra immediatamente in vigore: si rischierebbe di avere trattamenti penali diversi per lo stesso reato se intervenissero modifiche in corso di conversione. Così si è deciso ragionevolmente di fare un emendamento governativo. Non c'è contrasto».

Con i diktat il Governo muore

Franceschini nel corso del Cdm notturno che ha approvato la manovra ha avvertito che con i ricatti la coalizione non dura: «Non è un tema misterioso: basta ascoltare i tg o leggere i giornali per leggere dichiarazioni tipo 'se non fate come dico non voto la legge', 'o è così o non si va avanti'. Questo non è il modo giusto di lavorare in una coalizione. Perché può essere una istigazione a fare tutti così e perché non trasmette una buona impressione all'opinione pubblica. Il principio della coalizione è cercare la mediazione e l'intesa su ogni punto. Venirsi incontro. L'esecutivo giallo verde era basato su una sorta di appalto reciproco: in quel settore come l'immigrazione, tu fai quello che vuoi e io faccio ciò che voglio con la giustizia. Così non funziona. Questo sistema porta qualsiasi coalizione alla morte, all'affossamento. Su ogni punto bisogna cercare pazientemente l'intesa».

Renzi non è un nuovo Salvini

Dalla Leopolda, spiega Franceschini, «vorrei un contributo di idee positivo e costruttivo per arricchire la coalizione visto che siamo tutti sulla stessa barca e bisogna remare insieme. E mi aspetto che Matteo faccia quello che ha sempre detto quando diceva 'Avete sbagliato Matteo'. Gli avversari non sono dentro la coalizione del governo ma fuori. Non vedo il rischio che Renzi faccia il Salvini dell'esecutivo giallo-rosso. I due hanno in comune solo il nome».

Possibili altre alleanze regionali

«C'è sempre chi lancia il sasso in avanti e chi invece rallenta ed è più prudente. Ma abbiamo fatto un governo che sembrava impossibile, poco dopo abbiamo fatto un'alleanza in Umbria, dunque la direzione di marcia è indicata. Non dico che sia facile e tutto sia in discesa ma se governi insieme il paese perché non devi candidarti a guidare insieme la Calabria, la Toscana, la Liguria e la Campania? Come lo spieghi? Questo governo è un incubatore e nasce come tentativo di costruire un terreno di valori comuni sul sociale, sull'economia», aggiunge.