17 settembre 2019
Aggiornato 16:30

Crisi di governo, domani l'intervento di Conte al Senato. Tutte le opzioni in campo

La linea del Premier è che Salvini ha voluto la crisi per cercare di sfruttare il trend positivo dei sondaggi, ponendo fine così al «governo del cambiamento»

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ANSA

ROMA (ASKANEWS) - Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha passato la giornata a Palazzo Chigi per mettere a punto l'intervento che domani terrà nell'aula del Senato. Il premier, sui social network, ha dato «appuntamento» ai suoi sostenitori per il discorso che dalle 15 sarà trasmesso in diretta anche sulla sua pagina Facebook.

Salvini ha voluto la crisi

Conte traccerà un bilancio del suo governo, a partire dal contratto e dai risultati raggiunti in poco più di un anno a Palazzo Chigi. Ma, come ha già iniziato a fare in questi giorni, si toglierà qualche «sassolino» dalle scarpe, aprendo il tema dei rapporti difficili con il vicepremier Matteo Salvini, culminati nella presentazione della mozione di sfiducia leghista. La linea del premier è che Salvini ha voluto la crisi per cercare di sfruttare il trend positivo dei sondaggi, ponendo fine così a quel «governo del cambiamento» che stava lavorando nella giusta direzione.

«Comunicazioni» del Presidente del Consiglio

Cosa succederà dopo le comunicazioni ancora non è possibile dirlo. All'ordine del giorno della seduta non c'è la mozione di sfiducia leghista ma le «comunicazioni» del presidente del Consiglio, previste anche il giorno successivo alle 11.30 alla Camera. Il voto, dunque, dovrà essere su risoluzioni da presentare sul discorso di Conte, salvo che non sia lui stesso a chiedere la fiducia. Qualche indicazione potrebbe venire dalla conferenza dei capigruppo del Senato fissata per le 14.30.

Gli scenari possibili

In questo contesto, a meno di sorprese, gli scenari di domani sembrano sostanzialmente due. Conte potrebbe salire al Quirinale e rassegnare le dimissioni in seguito all'approvazione di una risoluzione di «sfiducia» oppure potrebbe farlo senza attendere la votazione, in modo da essere dimissionario ma non sfiduciato. A quel punto la crisi passerebbe direttamente nelle mani del presidente della Repubblica, che aprirebbe le consultazioni con le forze politiche.

«Piena fiducia» da Luigi Di Maio

Oggi «piena fiducia» a Conte è stata ribadita da Luigi Di Maio, durante l'assemblea congiunta dei parlamentari M5s. Per il capo politico pentastellato, il premier è «un uomo di una rettitudine che non ho mai visto in nessuno» e «non merita di essere trattato come in questi giorni e neanche di essere accusato di trame segrete». Per quanto riguarda il percorso in cui sfocerà la crisi, Di Maio si affida «al presidente della Repubblica e al percorso istituzionale che vorrà delineare».

Mercoledì la Direzione PD

Intanto il Pd, scosso dal confronto interno tra i favorevoli e i contrari a un eventuale governo con il M5s, aspetta gli eventi. Per il segretario Nicola Zingaretti «o nel corso delle consultazioni si verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamento anche nei contenuti o è meglio il voto». Ma Matteo Renzi, che aveva lanciato la proposta di un governo NoTax, ribadisce: «A me interessa soltanto che ci sia un governo, che non si vada a votare per evitare l'aumento dell'Iva e per mettere in sicurezza gli italiani. Dei giochi dei partiti, compreso il mio, compreso il M5s e compresa la Lega, non mi occupo fortunatamente». Uno scontro di posizioni che mercoledì arriverà nella direzione del partito, già convocata.