23 agosto 2019
Aggiornato 06:00

Renzi: «Folle votare subito, prima Governo istituzionale e taglio dei parlamentari»

L'ex Premier Matteo Renzi al Corriere della Sera: «La priorità è evitare l’aumento dell’Iva. Il Pd? C'è chi vuole le urne per cambiare i renziani...»

Matteo Renzi, ex Segretario del Partito Democratico
Matteo Renzi, ex Segretario del Partito Democratico ANSA

ROMA - Votare subito è «folle». L'ha affermato l'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi in un'intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, nella quale ha attaccato duramente il leader della Lega matteo Salvini. «Per me Salvini ha paura e non sta bene. Lo si capisce guardandolo in spiaggia, e ascoltandone le farneticanti parole: Italiani, datemi pieni poteri'. Sembra Badoglio», ha affermato Renzi, accusando il ministro dell'Interno di non fare il suo lavoro al Viminale e di non avere «senso della misura». Renzi è contrario alla possibilità di un voto subito. «Andremo in Senato e ci confronteremo. E qui è in gioco l'Italia, non le correnti dei partiti. Chiederò di parlare e dirò che votare subito è folle per tre motivi», ha annunciato il senatore fiorentino.

Evitare l'aumento IVA

Il primo motivo per il quale non si dovrebbe votare è per «evitare l'aumento dell'Iva». Vanno trovati «23 miliardi di euro. Perché un commerciante deve pagare la recessione che l'aumento dell'Iva comporterà? Che colpa ne ha quel commerciante se Salvini si è stancato di Toninelli? Che Toninelli sia incapace noi lo diciamo da anni. Salvini se ne è accorto solo adesso? Se votiamo subito l'Iva va dal 22 al 25%? Prima togliamo le clausole e poi si vota. Ieri abbiamo bruciato 15 miliardi, lo spread è alto, i risparmiatori soffrono. E con Salvini che chiede «pieni poteri», i mercati temono l'uscita dall'euro. Si andrà a votare, certo. Ma prima vengono i risparmi degli italiani, poi le ambizioni di Capitan Fracassa».

Salvini e Conte lascino Viminale e Palazzo Chigi

Il secondo motivo è che non possono essere Salvini dal Viminale e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte da Palazzo Chigi a farsi garanti del processo elettorale. «Salvini - ha sostenuto Renzi - deve lasciare il Viminale, Conte deve lasciare palazzo Chigi. I due saranno i leader di Lega e Cinque Stelle alle elezioni? Auguri. Ma, sfiduciati, non possono essere loro i garanti elettorali. Facciano la campagna, ma lascino gli uffici pubblici: si trovino un altro modo per pagare i loro mastodontici staff. Si voti con un governo di garanzia elettorale, non con questo».

Il taglio dei Parlamentari

Il terzo motivo è procedere con la riduzione dei parlamentari. La riforma proposta dal Movimento 5 Stelle, dice Renzi, «a me non piace. Ma devo ammettere che hanno ragione loro quando dicono che sarebbe un assurdo fermarsi adesso, a un passo dal traguardo. Si voti in Aula in quarta lettura e si vada al referendum: siano gli italiani a decidere».

Salvini teme le inchieste

Per quanto riguarda Salvini, Renzi suppone che dietro la sua accelerazione sul voto ci siano le inchieste sul finanziamento della Lega. «Salvini - afferma l'ex leader del Pd - ha accelerato per motivi che noi non sappiamo, ma lui sa benissimo, certo che li sa. Forse i 49 milioni di euro che la Lega ha sottratto agli italiani, forse i rubli chiesti dai leghisti alla Russia come tangente, forse ha finito i soldi per la sua macchina da propaganda sui social. Per questo va sfidato culturalmente, politicamente e elettoralmente. Ma le regole si decidono insieme: non può fare il giocatore, l'arbitro e l'ultrà. Anche perché gli riesce fare solo l'ultrà».

Il PD attacca il Matteo sbagliato

Infine, il Pd. «Nell'ultima settimana - lamenta Renzi - sono stato attaccato più volte dai membri della segreteria. Leggo che il gruppo dirigente vorrebbe votare subito perché almeno si cambiano i parlamentari renziani: sono pronti a dare cinque anni di governo a Salvini pur di prendersi i gruppi parlamentari d'opposizione. Nobile motivazione, per carità, ma riduttiva. Stanno ancora una volta attaccando il Matteo sbagliato. Zingaretti dice: Renzi ci dia una mano. Accolgo volentieri l'appello, ma per me la mano va data al Paese più che alla Ditta».