7 dicembre 2019
Aggiornato 18:30

Da Grillo a Pisapia, emerge la voglia di un nuovo Governo. Salvini infuriato: «No a Renzi-Grillo»

Per Zingaretti non ci saranno «inciuci». Ma dentro e fuori dai Dem c'è chi avanza ipotesi di contatti tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi

Beppe Grillo e Luigi Di Maio
Beppe Grillo e Luigi Di Maio ANSA

ROMA - Che sia «di scopo», di «transizione» o a tempo, la voglia di dar vita a un nuovo governo senza andare subito alle urne inizia a farsi strada tra le forze politiche. Uno scenario che Matteo Salvini temeva e che infatti lo fa infuriare. «Sento - tuona - Grillo e Renzi e inorridisco al pensiero di un governo tra loro. Siamo seri, l'Italia ha bisogno di certezze, fermezza, chiarezza e tanti sì».

Il «ritorno» di Beppe Grillo

A entrare, pesantemente, nell'iter della crisi oggi è stato Beppe Grillo. Il fondatore del M5s, negli ultimi mesi sempre più distante dalla politica, è tornato in campo con un post sul blog, dal titolo «La coerenza dello scarafaggio». Grillo, con il consueto stile criptico, invita a fare dei «cambiamenti» senza confondere «coerenza con rigidità». «Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il Paese dal restyling in grigioverde dell'establishment, che lo sta avvolgendo!» «Mi eleverò - conclude - per salvare l'Italia dai nuovi barbari». Parole salutate dall'apprezzamento di Luigi Di Maio: «Beppe è con noi ed è sempre stato con noi! Il vero cambiamento è il taglio dei parlamentari. Le vere elezioni si fanno con 345 poltrone in meno».

Contatti Di Maio - Renzi?

Per fare un governo senza la Lega, l'alleanza più «semplice» per il Movimento 5 stelle sarebbe quella con il Pd, che però, al momento, con il segretario Nicola Zingaretti smentisce l'ipotesi. Per Zingaretti non ci sono «le condizioni per una nuova maggioranza» e non ci saranno «inciuci». Ma dentro e fuori dai Dem c'è chi avanza ipotesi di contatti tra Di Maio e Matteo Renzi (che sia ieri che oggi ha però negato categoricamente). Chi invece parla apertamente di un governo di «transizione» è Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano ed europarlamentare, voce autorevole del centrosinistra. Per Pisapia quello che serve è «un governo di transizione che prepari le elezioni e s'incarichi di raddrizzare la barra economica salvandoci dal baratro». E anche Bruno Tabacci, presidente di +Europa, invita a «valutare appieno i rischi a cui il Paese va incontro eccitando i mercati».

I numeri alla Camera e al SEnato

Tecnicamente i numeri per un alleanza M5s-Pd-Sinistra ci sarebbero. Alla Camera (maggioranza 316), i parlamentari che sulla carta, salvo defezioni, potrebbero unire i voti per sostenere un governo sono 344: 216 del M5s, 111 del Pd, 14 di Leu e 3 di +Europa. Altri potrebbero poi aggiungersi. Al Senato (maggioranza 160, contati i senatori a vita), il M5s ha 105 seggi, il Pd 51. Altri 8 potrebbero venire dal gruppo Misto e altrettanti dalle Autonomie.

Programma di Governo

Ma una tale alleanza (tra soggetti che fino a ieri si sono rivolti accuse pesantissime) che cosa potrebbe fare? «Potrebbe partire con un programma semplice e limitato - spiega un parlamentare di lungo corso -: chiudere la partita delle riforme costituzionali, fare una legge di Bilancio che blocchi gli aumenti dell'Iva, modificare la legge elettorale in senso proporzionale. Magari sperando che nel frattempo si avvii la parabola discendente di Salvini». Dunque contro la corsa alle urne qualcosa si muove, al momento siamo poco più che a livello della «fantapolitica» e se potrà nascere qualcosa si vedrà nei prossimi giorni. Sempre ricordando che la decisione spetta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.