18 ottobre 2019
Aggiornato 11:00

Orlando guida la rivolta dei sindaci Pd. Salvini: «Poveretti, pacchia finita. Con la Lega ordine e rispetto»

I Sindaci del Partito Democratico e di sinistra in rivolta contro il decreto del Ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Di Maio appoggia il collega

ROMA - Sindaci Pd e di sinistra in rivolta contro il decreto Salvini che stabilisce, all'articolo 13 delle legge 132, che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all'anagrafe e quindi avere la residenza. In sostanza i comuni non potranno più rilasciare a chi ha un permesso di soggiorno la carta d'identità e i servizi, come l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale (quindi l'Asl) o ai centri per l'impiego, che verranno assicurati solo nel luogo di domicilio, visto che non c'è più la residenza, come un Centro di accoglienza straordinaria o un Centro permanente per il rimpatrio.

Salvini: «Poveretti». Di Maio: «Solo campagna elettorale»

«Poveretti» i sindaci che hanno deciso di non applicare il dl sicurezza, convertito in legge, «è finita la pacchia», sintetizza e ribadisce ancor auna volta via Facebook con un video dal rifugio in montagna a Bormio dove è in vacanza il ministro dell'Interno Matteo Salvini con la figlia. Il collega Di Maio rilancia: «Solo campagna elettorale da parte di sindaci che si devono sentire un po' di sinistra facendo un po' di rumore. Ma se vuoi sentirti di sinistra metti mano ai diritti sociali di questo Paese, quelli che la sinistra ha distrutto in questi anni. Pensate come stanno messi male»

Salvini: «Ne risponderanno ai loro cittadini»

Per nulla preoccupato della protesta, Salvini, sorridente in una tavolata, rimanda agli elettori il giudizio su chi «invece di pensare ai cittadini in difficoltà pensa ai diritti dei migranti irregolari», e se pensano di intimidirmi hanno sbagliato, ministro e governo» chiosa. «Sono all'interno del rifugio per garantire ai tanti che mi scrivono e dicono 'non mollare' che non si molla di un millimetro», esordisce Salvini. Proseguendo: «Che quei poveretti di sindaci, penso a Napoli, a Palermo, a Firenze, a Reggio Calabria, a Pescara che invece di occuparsi e preoccuparsi dei milioni di italiani in difficoltà per la casa, il lavoro, per le liste di attesa negli ospedali, per i reati che si moltiplicano, no... Orlando, De Magistris, Nardella, gli assessori di Milano, di Bologna si preoccupano di dare documenti e diritti agli immigrati irregolari. Ma è finita la pacchia, dico a questi sindaci che ne risponderanno ai loro cittadini che gli pagano lo stipendio, ai loro figli, agli italiani che verranno perché noi abbiamo già dato e accolto fin troppo negli anni passati».

«Con il Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Dimettetevi»

Con il Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull'immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia» aveva scritto poco prima su Twitter Salvini. «Nel 2019 avremo ancora più rigore, è tornato il tempo in cui le regole si rispettano, si rispetta il prossimo, si rispetta la maestra, si rispetta chi indossa una divisa, chi fa il proprio lavoro: se qualche sindaco non è d'accordo si dimetta. Dimettiti Orlando, vai a fare il sindaco in uno dei paesi da cui arrivano i finti profughi e anche tu De Magistris, con tutti i problemi che ci sono a Napoli si mette ad attaccare Salvini e il decreto. Dimettetevi, siamo in democrazia e governano gli italiani. Fatevene una ragione, non governa qualche professorone, qualche giornalista, qualche cantante come J-Ax». «Un bacione ai sindaci che essendo alla canna del gas, non avendo fatto nulla per i loro cittadini, vogliono aiutare i clandestini. Il 2019 è l'anno della scelta: o con gli italiani o con i clandestini. Io ho scelto e penso che anche voi abbiate scelto», ha concluso.

Orlando: «Solleverò questione di incostituzionalità»

Il primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando ha ribadito a più riprese questa mattina che se dovesse essere denunciato solleverà davanti a un giudice la questione di incostituzionalità. «Non posso andare direttamente alla Corte Costituzionale perché i sindaci non hanno questo potere. Se sarò denunciato in sede penale solleverò la questione di incostituzionalità perché è evidente che se la norma è incostituzionale io non ho commesso alcun reato, semmai avrà sbagliato il Parlamento ad approvarla». In un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, Orlando è un fiume in piena: «Questo decreto presenta aspetti disumani. Ho assunto le mie responsabilità e anziché scaricare su un funzionario la responsabilità ho disposto con un ordine scritto e formale di sospendere questa applicazione. A questo punto l'unico modo che ho da sindaco per poter avere il giudizio della Corte Costituzione è quello di adire un giudice. Andrò davanti a un giudice ordinario, competente in violazione dei diritti umani, e gli chiederò se ho fatto bene o male». In via incidentale se il giudice ritiene che la sua questione non è manifestamente infondata e rilevante rimetterà gli atti alla Corte Costituzionale che a sua volta darà una votazione definitiva.

«Nessuna disobbedienza»

«Tutto questo polverone è forse nato dalla cattiva coscienza di un governo che sta alimentando l'odio nei confronti del diverso in contrasto con quelli che sono i principi fondamentali della convivenza civile». E continua: «Ho soltanto cercato di interpretare il mio ruolo istituzionale, non ho posto in essere alcun atto di disobbedienza o di obiezione di coscienza. Su questo provvedimento ritengo che ci siano aspetti dal punto di vista etico disumani e criminogeni perché violano i diritti umani fondamentali. Non posso consentire che sul mio territori ci sia una violazione di questi diritti».

Decaro: «Nuove norme mettono noi sindaci in oggettiva difficoltà»

Anche il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, non ci sta, e sulle ricadute per chi amministra le città, attacca direttamente Salvini: «Da sindaco e da presidente dell'Anci non ho alcun interesse ad alimentare una polemica con il ministro dell'Interno. Non credo sia il caso di polarizzare uno scontro tra posizioni politiche differenti. Faccio solo notare che le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà» ha dichiarato. «Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire i diritti basilari assicurati agli altri cittadini, né, ovviamente, abbiamo alcun potere di rimpatriarli, come dovremmo comportarci noi sindaci?». Inoltre, quando si è deciso di chiudere i centri Sprar, che distribuendo su tutto il territorio nazionale il flusso migratorio assicuravano un'accoglienza definita diffusa, «anticamera di una necessaria integrazione», alcune città hanno visto un aumento considerevole di stranieri nei centri Cas e Cara, a gestione ministeriale, ha sottolineato il presidente dell'Anci.

«Favorito l'aumento di tensioni sociali»

«Si è interrotto, così, un percorso virtuoso di accoglienza e integrazione e si è favorito l'aumento di tensioni sociali nelle comunità di riferimento. Riguardo alle minacce che il ministro dell'Interno rivolge ad alcuni sindaci, non vorrei essere costretto a fargli notare che poco tempo fa, prima di diventare ministro, egli stesso invitava platealmente i sindaci a disobbedire a una legge dello Stato, quella sulle unioni civili». Decaro ribadisce il suo invito ad evitare polemiche inutili e a riunire attorno a un tavolo ministero e sindaci per risolvere i problemi che questa legge, «oggettivamente», crea, così come avevano paventato prima della conversione in legge, la commissione immigrazione dell'Anci e molti consigli comunali di orientamento politico diverso. 

«Salvini ci convochi per discutere»

«Non è possibile sospendere i diritti basilari delle persone così come non è possibile sospendere unilateralmente l'ottemperanza di una legge» prosegue Decaro. E lancia una sollecitazione al dialogo: «I sindaci sono quotidianamente nella trincea dei bisogni e sono tenuti a dare risposte che non possono essere inefficaci, a maggior ragione se si tratta di diritti civili e protezione sociale. Per questo auspico che il ministro dell'Interno, contribuendo ad abbassare i toni della polemica, voglia convocarci per discutere delle modalità operative e dei necessari correttivi alla norma». «Se poi il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia - conclude il presidente Anci - come ha dichiarato anche in queste ore, siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare».