23 gennaio 2019
Aggiornato 23:30
Immigrazione

Leoluca Orlando, l'anti-Salvini: a Palermo stop al decreto sicurezza

Il sindaco di Palermo ha ordinato di non applicare nella sua città le misure previste dal cosiddetto decreto sicurezza messo a punto dal ministro dell'Interno 

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando davanti alla nave Mediterranea
Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando davanti alla nave Mediterranea ANSA

PALERMO - Leoluca Orlando l'anti-Salvini, si potrebbe dire. Il sindaco di Palermo ha ordinato di non applicare nella sua città le misure previste dal cosiddetto decreto sicurezza messo a punto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e convertito in legge dal Parlamento per quanto riguarda le norme che negano ai Comuni la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno «solo» perché richiedente asilo, rendendo tale criterio insufficiente. Con una circolare inviata ai vertici dell'Ufficio anagrafe del Comune di Palermo, Orlando ha quindi di fatto sospeso l'applicazione della legge e ha chiesto ai dirigenti di «approfondire tutti i profili giuridici» che al contrario ne deriverebbero.

Cosa ha deciso

Nell'attesa, ha scritto il sindaco, «impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica». Non si è fatta attendere la reazione di Salvini su Twitter: «Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare «disobbedienza» sugli immigrati...».

L'articolo 13

Quello in oggetto è l'articolo 13 del decreto sicurezza, che prevede il divieto di iscrizione anagrafica per gli stranieri richiedenti asilo, e che di fatto abroga la disposizione precedentemente in vigore che stabiliva che il richiedente protezione internazionale ospitato nei centri fosse iscritto nell'anagrafe della popolazione residente. ll decreto Salvini stabilisce invece che il permesso di soggiorno costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non è più sufficiente per iscriversi all'anagrafe, dunque per avere la residenza. Senza la residenza, fra le altre cose, non si può avere la carta d'identità, non ci si può iscrivere all'Asl e nemmeno ai Centri per l'impiego. E i servizi alla persona possono essere assicurati solo nel luogo di domicilio: Centri di accoglienza o Centri per il rimpatrio. Alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari, dunque, i cittadini stranieri non potranno più iscriversi all'anagrafe.