26 giugno 2019
Aggiornato 12:00
Relazioni internazionali

I genitori di Giulio Regeni: «Siamo indignati»

«Siamo sempre contrari all'invio dell'ambasciatore perché questo rappresentava l'unica nostra arma per fare pressione sul governo egiziano», ha affermato il padre del ricercatore italiano torturato a morte in Egitto

ROMA - Dopo l'annunciato rientro dell'ambasciatore italiano al Cairo, parlano i genitori di Giulio Regeni: «Andremo in Egitto il prossimo 3 ottobre per continuare a chiedere verità e giustizia", affermano Paola Deffendi e Claudio Regeni ai microfoni di RaiNews24. "Chiediamo una scorta mediatica per quando andremo al Cairo», affermano.

«Siamo pronti ad andare al Cairo, avevamo già dato la data ufficiale per il 3 ottobre, diciamo che la scelta di mandare giù l'ambasciatore ha anticipato, siamo sempre in tempo a spostare la data, se vogliamo arrivare prima noi dell'ambasciatore possiamo sempre farlo», ha detto Paola Deffendi. «Noi abbiamo tutte le intenzioni tanto più se le cose non andranno avanti come devono». Per la madre di Giulio Regeni, "abbiamo assassini a piede libero, di quello non ci interessa, a noi interessa capire veramente perché e chi ha dato l'ok: prendetelo torturatelo e uccidetelo». Per Claudio Regeni, «crediamo di essere a un punto importante dell'investigazione, abbiamo tre nomi di ufficiali egiziani che sono stati sicuramente coinvolti nelle operazioni che hanno visto la tragica sorte di Giulio, penso che con un passo ulteriore, mettendo un po' di pressione sul governo egiziano, possiamo farcela ad arrivare alla verità».

Quanto alla decisione del governo sull'ambasciatore italiano al Cairo, «siamo indignati anche per come è stata fatta la comunicazione, praticamente a decisione già presa, alle sei di sera del 14 agosto, il giorno prima di Ferragosto: riteniamo che questa sia stata una modalità assolutamente inaccettabile. Siamo sempre contrari all'invio dell'ambasciatore perché questo rappresentava l'unica nostra arma per fare pressione sul governo egiziano», ha affermato il padre di Giulio Regeni. «Noi - ha detto la madre - non abbiamo mai mostrato le immagini di nostro figlio ma pensiamo che le persone del nostro Governo che hanno deciso di mandare l'ambasciatore giù dovrebbero almeno immaginare come è stato ridotto Giulio, se solo per un momento avessero avuto un sentimento empatico, minimo anche, di pensare un figlio di un cittadino ridotto in quelle ocndizioni, forse avrebbero preso un altra decisione». Le persone su cui possiamo contare? «La Procura di Roma», ha risposto il padre di Giulio Regeni, «gli investigatori, i carabinieri e le squadre speciali di investigazione, e il nostro gruppo, io Paola e l'avvocata», oltre al «popolo giallo ci dà la forza di continuare la nostra lotta».