23 luglio 2019
Aggiornato 04:30
La sentenza

Strage di Viareggio, l'ultimo capitolo si giocherà in Cassazione

Confermate in appello le condanne ai vertici delle ferrovie: 7 anni a Moretti, 6 a Elia e Soprano. Scattata la prescrizione per i reati di incendio e lesioni plurime colpose. Quella notte di dieci anni fa morirono 32 persone.

Viareggio, il luogo dell'incidente ferroviario
Viareggio, il luogo dell'incidente ferroviario ANSA

FIRENZE - L'ultimo capitolo si giocherà in Cassazione. E' il pensiero di accusa e difesa, familiari delle vittime e legali delle società coinvolte, al termine della lettura della sentenza di Appello per la strage ferroviaria di Viareggio, avvenuta il 29 giugno 2009 e costata la vita a 32 persone.

Confermati 7 anni a Moretti

A pochi giorni dal decimo anniversario, la corte di Appello di Firenze ha sostanzialmente confermato l'impianto e le condanne più significative del primo grado. Mediaticamente, colpisce la secca conferma della condanna di Mauro Moretti, all'epoca amministratore delegato di Ferrovie. Sette anni, interamente confermati, anche perché Moretti ha rinunciato, unico tra gli imputati, alla prescrizione per il reato di incendio colposo.

L'interpretazione della sentenza

L'interpretazione della sentenza, in attesa ovviamente delle motivazioni, è specularmente opposta. Per Tiziano Nicoletti, avvocato che assiste alcuni dei familiari delle vittime della strage, i giudici hanno colpito «la gestione a monte» del sistema ferroviario italiano. Lo dimostra, secondo Nicoletti, la decisione dei giudici di assolvere alcuni degli imputati di Rfi, condannando Vincenzo Soprano (ex Ad di FS Logistica), lo stesso Moretti, Emilio Maestrini (Responsabile Direzione ingegneria, sicurezza e qualità di sistema di Trenitalia Spa, Mario Castaldo (Direttore Divisione ex Cargo di Trenitalia), Mario Elia, sei anni, ex Ad di Rfi, Francesco Favo, (ex responsabile della struttura di Certificazione sicurezza imprese ferroviarie e dell'Istituto sperimentale della Direzione tecnica di Rfi Spa).

Il Legale dei familiari

«La Procura - aggiunge Nicoletti - ha avuto coraggio, non si sono spaventati. Una Procura peraltro di provincia, come quella di Lucca, piccola e che ha avuto anche molti problemi logistici, pratici. La sentenza ha confermato quello che abbiamo sempre detto sin dall'inizio, e cioè che è il sistema Ferrovie la causa di quel che è successo. Non è stato solo uno spiacevole episodio. E' stata le gestione a monte. Significative le assoluzioni di alcuni imputati di Rfi, a fronte delle condanne dei vertici. Vuol dire che, secondo i giudici, e anche secondo noi, si è trattato di un problema della testa della struttura, non di funzioni delegate».

La versione della Difesa

Di tutt'altro avviso, Alberto Mittone, legale di Soprano: «nessuno vuole scaricare la colpa sugli altri. Ma l'amministratore delegato affronta delle questioni progettuali, deve sincerarsi delle capacità delle persone che sono adibite a certi compiti, non può scendere nel dettaglio dei singoli episodi. Questo è un incidente avvenuto per la rottura di un pezzo che doveva essere manutenuto da alcuni tecnici tedeschi. Fino a prova contrario noi c'entriamo in misura limitatissima rispetto a questi tedeschi, che hanno compiuto un errore macroscopico. Tanto è vero che Lehman è stato condannato».

Parola alla Cassazione

«Ci sono temi giuridici che la Corte d'Appello ha risolto in maniera difforme rispetto a quanto da noi prospettato e quindi ci sono i motivi per ricorrere in Cassazione», ha poi ribadito Alfonso Maria Stile, difensore di Michele Mario Elia, ex ad Rfi.