19 marzo 2019
Aggiornato 10:30
Genova

Ponte Morandi, ecco l'accusa di Autostrade al Governo

L'azienda accusa di aver trasformato un'azienda privata in un «bancomat» del Governo, violando non solo le leggi nazionali, ma anche la Costituzione e le norme europee

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GENOVA - Un contrattacco in grande stile. A quattro mesi dal crollo del Ponte Morandi di Genova e mentre parte l'iter della ricostruzione, la società Autostrade cala le sue carte giudiziarie. Non solo respinge l'accusa, lanciata da premier e Ministri sin dal giorno del disastro, di essere unica responsabile dei 43 morti e dei 566 sfollati, oltre che degli ingenti danni per le attività economiche, ma denuncia una campagna mediatica ostile degli «esponenti governativi». Che accusa di aver trasformato un'azienda privata in un «bancomat» del governo, violando non solo le leggi nazionali, ma anche la Costituzione e le norme europee. Lo riporta il quotidiano La Stampa con un articolo richiamato in prima pagina nel quale si dà conto del ricorso di Autostrade al Tar Liguria, che consta di quaranta pagine.

Autostrade - anticipa il quotidiano torinese - chiama in giudizio il presidente del Consiglio, il ministro delle Infrastrutture e il commissario straordinario per la ricostruzione, chiedendo l'annullamento di quattro provvedimenti: quello con cui il premier Giuseppe Conte nomina il sindaco di Genova commissario e i successivi tre decreti dello stesso commissario Marco Bucci che stabiliscono le regole per l'affidamento dei lavori. Autostrade - si legge ancora su La Stampa - premette di «non voler determinare alcun ritardo ovvero ostacolare le attività di demolizione e ricostruzione», tanto che non chiede provvedimenti sospensivi. E ciò per la «consapevolezza che la tempestiva ricostruzione del ponte, oltre a ripristinare la piena funzionalità dell'autostrada A10, consentirà anche alla città di Genova di superare definitivamente la drammatica situazione determinatasi». Tuttavia ciò non può precludere contestazioni sia per «tutelare diritti e interessi anche patrimoniali» degli azionisti, «inopinatamente coartati», sia «a tutela della onorabilità delle migliaia di propri dipendenti».

L'azienda, inoltre, sempre secondo quanto riportato da La Stampa, lamenta «una ingiustificata e ingiusta lesione dei propri diritti», accusando direttamente gli organi costituzionali di aver manifestato con i loro provvedimenti «in assenza di qualsiasi accertamento di responsabilità, intenti palesemente sanzionatori, resi ancor più evidenti dalle molteplici esternazioni di esponenti governativi». Il principio invocato da Autostrade è il seguente: Costituzione e diritto dell'Unione europea «non consentono, relativamente al crollo del ponte come a qualunque altro accadimento, di individuare una responsabilità per legge e di stabilire, sempre per legge, gli effetti conseguenti», precedendo e prescindendo «dagli accertamenti dell'autorità giudiziaria».