18 dicembre 2018
Aggiornato 23:00

Manovra, famiglie di immigrati escluse dalla carta sconti

La decisione in un emendamento voluto dalla Lega e approvato dalla commissione Bilancio della Camera. Ma la sinistra insorge

Famiglia migranti all'ex Moi a Torino
Famiglia migranti all'ex Moi a Torino (Alessandro Di Marco | ANSA)

ROMA - Le famiglie di immigrati extra Ue saranno escluse dalla possibilità di richiedere la carta famiglia che dà diritto ad alcuni sconti su acquisti di beni e servizi e riduzione di tariffe. Lo prevede un emendamento alla manovra voluto dalla Lega approvato dalla commissione Bilancio della Camera. Nel testo della legge attuale, la platea dei beneficiari comprendeva «famiglie costituite da cittadini italiani o da cittadini stranieri regolarmente residenti nel territorio italiano, con almeno tre figli minori a carico». Dopo la modifica approvata il testo della legge recita: «Famiglie costituite da cittadini italiani ovvero appartenenti a Paesi membri dell'unione europea regolarmente residenti nel territorio italiano, con almeno tre figli a carico», cancellando il riferimento agli «stranieri regolarmente residenti».

La sinistra insorge
«Lo stop alla carta sconti per le famiglie di migranti è un altro tassello dell'opera di discriminazione» denuncia Andrea Maestri della segreteria nazionale di Possibile, commentando l'approvazione dell'emendamento alla Legge di Bilancio che cancella la misura per le famiglie non italiane o che non hanno residenza nei Paesi dell'Unione europea. «Il governo continua ad alimentare un regime di apartheid odioso e inaccettabile, oltre che incostituzionale a nostro giudizio. Il testo unico sull'immigrazione assicura peraltro pari diritti a chi soggiorna regolarmente in Italia».

«Una norma anticostituzionale»
«In nome di operazioni propagandistiche che seguono il disumano decreto Salvini» aggiunge Maestri «si verificano continui strappi alla Costituzione. Le discriminazioni non riguardano solo gli 'altri', in questo caso famiglie di migranti, ma sono un danno gravissimo alla qualità della democrazia. E bisogna fermare tutto questo: i danni, di questo passo, rischiano di diventare irreparabili».