15 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Le mani della mafia nigeriana su Torino. Spataro attacca Salvini per il tweet. Meloni: incomprensibile «no» Lega-M5s

A Torino una grande operazione della Polizia contro la mafia nigeriana. Ma il tweet di Salvini non piace a Spataro. E Meloni insorge

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini con la leader di Fdi Giorgia Meloni
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini con la leader di Fdi Giorgia Meloni (Alessandro Di Meo | ANSA)

TORINO - A Torino una grande operazione della Polizia contro alcuni uomini di nazionalità nigeriana che farebbero parte di un’organizzazione criminale di stampo mafioso. Al momento sono 8 le persone fermate. Ad annunciarla il ministro dell’Interno Matteo Salvini in persona, con un tweet: «Grazie alle forze dell’ordine! La giornata comincia bene» ha scritto. «49 mafiosi, colpevoli di estorsioni, incendi e aggressioni, sono stati arrestati poche ore fa dai Carabinieri in provincia di Palermo. Le buone notizie non finiscono qui. Altri 15 mafiosi nigeriani sono stati arrestati a Torino dalla Polizia, che poi ha ammanettato altri 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano». Approccio social che non è affatto piaciuto ad Armando Spataro, procuratore capo di Torino, che attacca Salvini: «Il tweet con cui Matteo Salvini ha annunciato che stamani a Torino la Polizia ha fermato '15 mafiosi nigeriani' ha fatto sorgere rischi di danni al buon esito dell'operazione che è tutt'ora in corso. Ci si augura che per il futuro il ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili o quantomeno voglia informarsi sulla tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso».

L'incredulità di Fdi per il no di Lega-M5s
Incredulità, ma per altri motivi, anche da parte di Fratelli d'Italia, che tuona: «L'operazione di Torino, che ha portato in manette quindici nigeriani accusati di associazione mafiosa, così come i 27 stranieri, in prevalenza nigeriani, arrestati per spaccio di droga di ieri a Macerata, città che ancora piange la morte della 18enne Pamela Mastropietro, dimostrano quanto sia fondato l'allarme lanciato da Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia sull'attività delle organizzazioni criminali straniere nel nostro Paese». Gli esiti delle inchieste, per le quali rivolgono un plauso alla magistratura e alle forze dell'ordine, portano ancor di più alla luce un fenomeno che il governo «rischia pericolosamente di sottovalutare». Fdi non si spiega la bocciatura da parte di Lega e Cinque Stelle dell'emendamento con cui aveva proposto che la commissione Antimafia si occupasse anche delle organizzazioni straniere operative nel nostro territorio, come la mafia nigeriana e quella cinese. Meloni e i suoi definiscono «incomprensibile» questo atteggiamento. «Occorre avviare una discussione sugli strumenti di contrasto, operativi e normativi, per arginare la crescita di queste organizzazioni criminali, prima che sia troppo tardi» ha denunciato in una dichiarazione Wanda Ferro, deputata di Fratelli d'Italia e componente della Commissione parlamentare Antimafia.

Come opera la mafia nigeriana a Torino
Ma come si muove la mafia nigeriana a Torino? Gestendo prostituzione, narcotraffico, carte clonate e truffe internazionali. Le attività criminali collegate alla mafia nigeriana, sviluppate in gran parte delle città italiane, sono note a Torino almeno dal 2012. In molti casi ci sono sette diverse in guerra anche tra di loro per contendersi il territorio. Una stima del fatturato annuo, solo in Piemonte, pari a decine di milioni di euro. Ci sono i cult-boys nigeriani che controllano le attività illecite di gran parte di Torino Nord, zona calda della città. Una nota dei Servizi di qualche tempo gettava luce sulle attività delle sette nigeriane: riciclano soldi, finanziano i gruppi terroristi del Delta del Niger, in patria agiscono come squadroni della morte, al servizio delle tante fazioni politiche-religiose. Spesso nate nelle università, si ispirano a forme di cristianesimo-pagano o islamiche radicali. Hanno agenzie anche in Portogallo e Spagna. In Olanda e in Belgio i laboratori che producono l’eroina white, il crack, la cocaina ricavata dagli scarti di lavorazione. Le donne di Eiye vengono gettate in strada e costrette persino a mangiare cuori di animali ancora battenti per scacciare gli spiriti voodoo dalle famiglie a cui sono state rapite. Rispetto alle cosche italiane, vendono droga, smartdrug comprese, a prezzi contenuti. Quella che gira a basso costo nella movida torinese. Altre sette, come Eiye e Maphite, ricevono migliaia di codici e dati sensibili trafugati dai terminali bancari nordamericani e inglesi. I dati vengono poi riversati sulle carte di credito clonate. Su questi cyber-reati, proprio a Torino, ha indagato persino la Cia.