20 gennaio 2020
Aggiornato 18:30
Politica

Il monito di Don Ciotti alla politica: «State facendo terra bruciata attorno ai giovani»

Il prete, fondatore del gruppo Abele e dell'associazione Libera: «Questo il vero scandalo di una società avvinghiata ai suoi privilegi»

Don Luigi Ciotti al lancio della manifestazione nazionale 'Mai più fascismi'. Bologna. 30 maggio 2018
Don Luigi Ciotti al lancio della manifestazione nazionale 'Mai più fascismi'. Bologna. 30 maggio 2018 ANSA

ROMA - Di tanti modi per definire i giovani credo che quella più adatta è quella: i giovani senza lavoro e giovani senza futuro. Oltre cinquant'anni a contatto coi giovani mi fanno dire, con convinzione, che quando i giovani trovano stimoli, punti di riferimento e opportunità, rispondono alla grande, con passione, entusiasmo, responsabilità. La verità che gli è stata fatta terra bruciata attorno, scandalo enorme di una società tanto avvinghiata ai suoi privilegi da sbarrare la strada al proprio futuro». È questo il monito che Don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e dell'associazione Libera, lancia alla classe politica e dirigente del nostro Paese nel suo contributo mensile per l'istituto Don Orione.

Non studiano e non lavorano
L'Italia - scrive Don Ciotti - ha la percentuale più alta in tutta Europa dei giovani tra i 18 e 24 anni che non studiano né hanno un lavoro (i cosiddetti Neet): 25,7% contro una media europea del 14,3%. Meglio di noi stanno anche Cipro, Grecia, Croazia. «Non di un patto tra generazioni abbiamo bisogno» spiega Don Ciotti «ma di un'assunzione di responsabilità da parte degli adulti. Nel mondo adulto si è diffusa, salvo eccezioni, una malattia grave: quella del potere. Con tutti i suoi effetti collaterali: egoismo, cinismo, ristrettezza di vedute».

«Non si può essere neutrali»
«Nel confronto con i giovani» prosegue Don Ciotti «il grande pericolo è la neutralità. Questo è ancora una volta un problema soprattutto di un mondo adulto indurito, indifferente, conservatore». Neutralità per Don Ciotti significa non esporsi, seguire la corrente, essere conformi, «cioè peccare di conformismo», non pensare e agire con la propria testa e la propria coscienza. «È un rischio che corrono certo anche i giovani, 'assediati' come sono da un sistema che non li vuole cittadini ma consumatori, così come è un rischio quello della 'digitalizzazione dell'esistenza', modalità tecnologica di comunicazione che confonde i contatti con le relazioni». Si tratta però di rischi, secondo Don Ciotti, circoscritti «perché un giovane è naturalmente portatore di domande e inquietudini alla luce delle quali divampa il fuoco della coscienza critica: a un giovane non basta sapere che le cose esistono, vuole anche sapere perché esistono. È così e così sempre sarà perché la gioventù è un'età aperta e ricettiva, un'età inquieta e protesa alla vita!». E allora «diamo ai giovani ciò che gli spetta e saranno loro, gli esclusi di oggi, a indicarci e costruire la strada del domani».