23 maggio 2019
Aggiornato 23:00
Dl anticorruzione

Delirio in Aula sul dl anticorruzione: governo battuto con voto segreto. Di chi? Salvini tradito dai suoi?

Il governo è stato battuto alla Camera su un emendamento presentato da Catello Vitiello, deputato eletto con M5s ora passato al gruppo Misto

Il tabellone con i risultati della votazione segreta di un emendamento al ddl anticorruzione, in cui il governo è stato battuto. L'emendamento approvato contro il parere del governo è di Catello Vitiello, ex M5s
Il tabellone con i risultati della votazione segreta di un emendamento al ddl anticorruzione, in cui il governo è stato battuto. L'emendamento approvato contro il parere del governo è di Catello Vitiello, ex M5s ( ANSA )

ROMA - Resta alta la tensione nella maggioranza dopo quanto accaduto ieri sera in Aula sul ddl anti-corruzione. Il governo è stato battuto alla Camera su un emendamento presentato da Catello Vitiello, deputato eletto con M5s ora passato al gruppo Misto. I sì sono stati 284, i no 239: la votazione era segreta. La proposta di modifica ricalcava di fatto quella presentata dalla Lega in Commissione sul peculato. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha sospeso per trenta minuti i lavori dell’Aula, richiesta avanzata dal capogruppo M5s, Francesco D’Uva. Le opposizioni sono intervenute per spiegare che non era necessaria alcune sospensione dal momento che si è trattato di un «voto democratico». Tra i banchi si è scatenato il caos e ala fine la seduta è stata sospesa: tutto rinviato a oggi alle 11. Alla maggioranza mancavano 106 voti: la Lega ha 121 deputati, 9 erano assenti, altri 9 del M5s non c’erano. Già quando c’erano da votare gli emendamenti precedenti, con il governo che si era salvato con 15 preferenze di scarto, si notavano vistosi buchi sui banchi del Carroccio.

Lo sfottò di Forza Italia e gli attacchi delle opposizioni
Dai banchi di Forza Italia si leva il grido: «Onestà, onestà», evidente provocazione ai 5S. «Riteniamo, attraverso il voto segreto, di avere garantito la libertà di espressione, la libertà di espressione di voto di quest’Aula» ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia. «Non facciamo processi alle intenzione, è prevalso il buon senso, il rispetto della Carta costituzionale, le garanzie del giusto processo e lo stato di diritto. Dopo tanti giorni nei quali un giustizialismo manettaro ha pensato di essere il padrone dell’Italia, se oggi quest’Aula si è espressa a favore del garantismo è nell’interesse degli italiani e noi rispettiamo il voto di tutti». «Nei fatti oggi la maggioranza è andata sotto e non c’è più. Il buon senso della Lega ha fermato un inutile e dannoso provvedimento sulla prescrizione» ha affermato il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. «I rancori e le contraddizioni in maggioranza non reggono alla prova del voto segreto in Aula. Evidentemente si tratta di un governo ad orologeria che imploderà prima di quanto ci si possa aspettare» è il commento del capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Salvini: voto sbagliato
Matteo Salvini ha bollato il voto come «sbagliato» ma le acque in casa M5s restano agitate. «Quello che è accaduto oggi in Aula è un fatto gravissimo. Così non si va avanti», tuona il capogruppo del M5s. Luigi Di Maio ha convocato l'assemblea congiunta dei parlamentari M5s. Con il capo politico e vice premier alla riunione sono arrivati i ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro e con loro anche i capigruppo di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli. Nessun voto di fiducia su maxiemendamenti: il M5s intende tirare dritto e proseguire l'esame in Aula seguendo la procedura parlamentare, «voto per voto». E' quanto emerge dalla riunione dei gruppi M5s con Luigi Di Maio. Lo stesso capo politico del M5s sarà oggi in Aula. «E' un segnale: bisogna capire quanto organizzato e quanto spontaneo», dice intanto a Radio Anch'io il capogruppo pentastellato al Senato Stefano Patuanelli. «Io tendo - ha evidenziato - ad ascoltare le parole di Salvini che dice che è un incidente. Quello che è successo ieri è molto grave. La norma dell'anticorruzione deve uscire così come l'avevamo concordata con la Lega. Fiducia su Dl anticorruzione? Lo valuteremo ma spero non sia necessario».

L'emendamento dell'ex M5s Vitiello
Per la seconda volta in sette giorni il governo dunque viene battuto in Parlamento. Dopo la commissione al Senato su un emendamento al dl Genova, stavolta tocca all’aula della Camera proprio su uno dei cavalli di battaglia del M5s. La maggioranza è stata battuta con il voto segreto, doppia beffa per Luigi Di Maio e i suoi, visto che l’emendamento in questione è firmato da Catello Vitiello, ex M5S eletto quand’era già stato espulso perché appartenente alla massoneria. Ma soprattutto perché questa modifica, praticamente la stessa presentata dalla Lega e poi ritirata tra valanghe di polemiche, introduce un colpo di spugna per chi è accusato di peculato.

M5s: noi non salviamo i furbetti dalla galera
Francesco D’Uva è su tutte le furie: «Noi non salviamo i furbetti dalla galera. Chi ha votato sì a un emendamento che va a favore dei delinquenti si sta assumendo una responsabilità enorme agli occhi dei cittadini». «Che dire: si è mandato un segnale al Movimento 5 stelle», dice un deputato della Lega. «Non è vero. Sono i fichiani che hanno votato a favore per mandare un segnale. Cercano una scusa per non votare il decreto sicurezza», ribatte Igor Iezzi, fidatissimo di Salvini e capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali, autore lui stesso di una serie di emendamenti al ddl anticorruzione. «Voto in Aula assolutamente sbagliato. La posizione della Lega la stabilisce il segretario. Il provvedimento arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza», ribatte Salvini infuriato. Che poi, dopo un vertice con Di Maio e Conte al termine del Consiglio dei ministri, aggiunge: «Un incidente di percorso che avrà come conseguenza quella di approvare il dl sicurezza ancora più in fretta». Il leader del Carroccio non esclude nemmeno che il governo ricorra al voto di fiducia.

Salvini tradito dai suoi?
Ciò che colpisce è che Salvini non fosse stato informato del voto dei suoi deputati. Che però smentiscono di aver votato contro la maggioranza. «Non siamo stati noi», si difende il capogruppo della Lega a Montecitorio Riccardo Molinari, sulla cui testa pende una condanna in appello a undici mesi proprio per peculato. In tarda serata poi è arrivata la precisazione dei grillini: «Nessuno del Movimento ha votato a favore dell’emendamento. Questo è sicuro». I grillini non ne vogliono sapere: si torna tutti a casa se il ddl anticorruzione non torna così com’era prima dell’approvazione dell’emendamento. Secondo alcune fonti interne al Palazzo, alcuni esponenti del M5S sospetterebbero che il blitz sull’emendamento di Catello Vitiello sia stato proprio opera del capogruppo Riccardo Molinari, perché toccato appunto dal ddl anticorruzione.

Cosa cambia
In più, l’emendamento di Vitiello alleggerisce non solo il peculato ma anche l’abuso d’ufficio. L'articolo che disciplina il peculato si trasformerebbe così: «Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la autonoma disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, salvo che tale distrazione si verifichi nell’ambito di procedimento normato da legge o regolamento e appartenga alla sua competenza, è punito con la reclusione da 4 anni a 10 anni e 6 mesi». L'articolo sull’abuso d’ufficio invece in questo modo: «La pena non può essere inferiore a due anni se il fatto del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio consiste nella appropriazione mediante distrazione di somme di denaro o di altra cosa mobile altrui delle quali ha il possesso o comunque la autonoma disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, nell’ambito di un procedimento disciplinato da legge o regolamento che appartenga alla sua competenza».