21 luglio 2019
Aggiornato 19:00

«I giornalisti liberi? Vi dico io chi sono»: Di Battista dà i voti alla stampa

Su Facebook l'esponente del M5s pubblica l'elenco: «I sicari dell'informazione colpiscono la libertà di stampa. Perché non manifestano da De Benedetti e Berlusconi?»

L'esponente M5S, Alessandro Di Battista
L'esponente M5S, Alessandro Di Battista ANSA

ROMA«Lo dico ancora una volta, il mestiere del giornalista, quello con la schiena dritta, è importante come quello del chirurgo. E grazie a Dio in Italia ci sono eccome giornalisti liberi». Lo ha scritto Alessandro Di Battista che, in un post su Facebook, è tornato sugli attacchi ai giornalisti che lui e Luigi Di Maio hanno sferrato prendendo spunto dalla sentenza di assoluzione di Virginia Raggi.

I giornalisti che piacciono a Di Battista...
Insomma, quella del Movimento non è una crociata portata avanti indistintamente contro tutti gli operatori dell'informazione, bensì diretta in modo selettivo contro coloro che sarebbero rei di schierarsi a priori contro i grillini. Al contrario, è lo stesso Di Battista ad elencare quelli che lui definisce i «giornalisti liberi»: «È libero Travaglio uno che il Movimento l'ha bastonato ripetutamente, è libero Massimo Fini, un uomo che per non essersi piegato al pensiero dominante non ha fatto la carriera che meritava. È libero Buttafuoco, uno degli ultimi intellettuali rimasti, sono liberi Fulvio Grimaldi e Alberto Negri, due non certo teneri con la politica estera dell'attuale governo. È libero Franco Bechis, uno dei giornalisti più innamorati dello studio degli atti che abbia mai conosciuto. È libera Luisella Costamagna, è libera Milena Gabanelli, sono liberi decine di giornalisti e giornaliste che hanno capito che chi davvero sta colpendo la libertà di stampa sono svariati sicari dell'informazione ormai distaccati dalla realtà e capaci di scendere in piazza per difendere esclusivamente la loro posizione di potere che ha molto più a che fare con quella servitù volontaria descritta da Étienne de La Boétie che con il desiderio di indipendenza che tanto sbandierano in queste ore. Io – rivendica l'esponente M5s – sono fiero per ciò che ho fatto in Parlamento (nonostante un mucchio di errori dei quali mi scuso) e soprattutto della scelta che ho fatto dopo esserne uscito. Perché la libertà vale più di ogni cosa, anche di un ministero e soprattutto perché solo scegliendo di 'uscire fuori dal palazzo' ho potuto iniziare ad insegnare a mio figlio ad essere libero. E i figli credono a ciò che vedono, non a ciò che sentono, come d'altronde ormai la gran parte dei cittadini».

...e quelli faziosi
Il resto della stampa, invece, è quello che in queste ore si sta ribellando alle accuse mosse dai pentastellati: «Come volevasi dimostrare è partita la difesa corporativista, puerile, patetica, ipocrita, conformista e oltretutto controproducente di una parte del sistema mediatico. Quando per orgoglio e malafede non sanno chiedere scusa per le menzogne scritte sulla Raggi, per la difesa a spada tratta di un sistema morente, per aver avallato il neoliberismo e tutte le sue nefandezze, partono con la solita litania: 'giù le mani dall'informazione', oppure 'nessuno tocchi la libertà di stampa'». Ma le vere minacce alla libera informazione non vengono dal M5s, ribadisce Dibba dal Sud America: «Ben vengano le manifestazioni per la libertà di stampa, solo che andrebbero fatte in Svizzera sotto casa di De Benedetti, ad Arcore sotto casa di Berlusconi o davanti alle incompiute Vele di Calatrava per le quali il gruppo Caltagirone si è beccato un bel po' di soldi. Ma in certi luoghi questi 'sepolcri imbiancati' evitano di andare. Al contrario bastonano chi ci va e chi ne parla. I giornali di Berlusconi non mi hanno mai perdonato di essere andato sotto Villa San Martino insieme a migliaia di cittadini liberi per leggere la sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa per Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi. E da lì è iniziato il martellamento: 'è in vacanza in Sud America con i soldi di Berlusconi', 'ha un contratto con Mondadori da 400.000 euro' e via con altre menzogne ripetute così tante volte da trasformarsi, agli occhi dei meno attenti, in verità. I giornali di De Benedetti – prosegue l'esponente dei Cinque stelle – non mi hanno mai perdonato il fatto di aver ripetutamente parlato del passato inglorioso dell'Ingegnere. Un tempo era come Voldemort, non si poteva nominare, poi sono arrivati i 'grillini irriverenti' e tutto è cambiato. Ma ovviamente l'oltraggio doveva essere punito. E via con diffamazione costante, con insulti di ogni tipo alla mia persona, con vivisezioni continue di ogni mio discorso ed ogni mio scritto per trovare la consecutio temporum sbagliata o un qualsiasi errore. Non parliamo poi del gruppo Caltagirone il quale non mi hai mai perdonato di aver contribuito a mandare nell'oblio le Olimpiadi di Roma tanto care ai palazzinari della capitale. E io adesso che dovrei fare? Lasciarmi intimidire dalla loro reazione scomposta? Figuriamoci», manda a dire. E proprio per garantire la sua libertà, spiega, Alessandro Di Battista ha deciso di non candidarsi alle ultime elezioni: «Quando decisi di non fare il ministro lo feci per una sola ragione: per essere totalmente libero di scrivere e dire ciò che penso. Questo è un privilegio incredibile, altro che auto blu e assegni di fine mandato. E quando inizi ad assuefarti alla libertà ne vuoi sempre di più, anche se sai che dire ciò che pensi ti farà tanti nemici e a volte ti farà venire il sangue amaro. Ma, allo stesso tempo, ti fa guardare allo specchio».