15 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Urla «buffone» a Salvini: denunciata una casalinga romana

La 59enne Eleonora ha fischiato e contestato il vicepremier per strada: di fronte al tentativo della polizia di identificarla ha rifiutato di mostrare i documenti

ROMA – Rischia di costare caro quel grido di contestazione «Buffone, buffone» indirizzato ieri al vicepremier Matteo Salvini da parte di una casalinga 59enne romana. Eleonora, residente a Borgo Pio, ha incrociato per puro caso il leader della Lega mentre si stava recando all'aula congressi dell'università Lumsa per partecipare a un convegno intitolato La trappola delle sette. «Ero scesa di casa per fare la spesa. Non sapevo dell'arrivo di Salvini», racconta la donna ai microfoni del quotidiano Repubblica, che ha ricostruito la vicenda.

Scena di contestazione
Ferma sul marciapiede dell'isola pedonale, esattamente dall'altra parte della strada rispetto all'ingresso dell'università, Eleonora ha pensato bene di esprimere sonoramente tutta la sua antipatia nei confronti del ministro dell'Interno: «Ho iniziato a fischiare forte con le dita, come fanno i pastori. Gli ho anche gridato 'buffone', mi è venuto spontaneo». Salvini, con ogni probabilità, nemmeno se n'è accorto, visto che pochi istanti dopo ha imboccato la porta dell'aula conferenze. Ma le forze dell'ordine, in compenso, sono prontamente intervenute per convincerla a interrompere la sua scenata: «I miei fischi hanno subito attirato l'attenzione di un gruppetto di circa quattro poliziotti in borghese – prosegue il suo racconto la casalinga – Si sono precipitati dall'altro lato della strada, mi hanno ordinato di smettere di fischiare. Uno di loro mi ha afferrato le braccia per impedirmi di portare le dita alla bocca e fischiare ancora».

La denuncia dei poliziotti
Nel tentativo di divincolarsi, Eleonora è addirittura caduta per terra, prima che il gruppo di agenti riuscisse a fermarla e a caricarla su una volante per accompagnarla in commissariato. Lì le è stato chiesto di mostrare i documenti per l'identificazione, ma di fronte al suo netto rifiuto, dopo quasi un'ora di attesa la donna è uscita dal posto di polizia con una denuncia. Non per la contestazione al ministro, bensì proprio per aver rifiutato il suo riconoscimento. La vicenda, comunque, ha sollevato le proteste del proprietario di un bar vicino, che ha assistito a tutta la scena: «È un fatto grave, che testimonia il brutto clima che si respira nel Paese – sostiene il 44enne Romano Ancona – È nelle cose che un politico possa essere applaudito o fischiato a seconda del gradimento dei cittadini, ma se ciò viene impedito come è accaduto venerdì allora è in pericolo la nostra democrazia».