18 novembre 2018
Aggiornato 17:00

Sentenza e referendum: il doppio esame che potrebbe mandare a casa la Raggi

Sabato è atteso il verdetto sul processo in cui la sindaca è accusata di falso. Domenica si dovranno esprimere i romani sul suo progetto per l'Atac
La sindaca di Roma Virginia Raggi
La sindaca di Roma Virginia Raggi (Giuseppe Lami | ANSA)

ROMA – Riprende con la testimonianza di Carla Romana Raineri, già capo di gabinetto del Campidoglio, il processo a Virginia Raggi, che risponde di falso per la nomina di Renato Marra al dipartimento turismo. Oggi, conclusa l'audizione della Raineri, è prevista la requisitoria del pm Francesco Dall'Olio; già domani dovrebbe arrivare il verdetto. La sindaca Raggi è accusata di falso per la nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo del Campidoglio. Nell'aula X Collegiale, dove viene sentita Carla Romana Raineri, ex capo di gabinetto del primo cittadino tra il luglio e l'agosto 2016, sono presenti cinque consiglieri comunali grillini: Daniele Diaco, Angelo Sturni, Pietro Calabrese, Giuliano Pacetti e Donatella Iorio.

Se condannata va a casa
«Raffaele Marra non aveva nessuna delega, era formalmente il vice capo di gabinetto ma era il consigliere privilegiato del sindaco». Lo ha detto l'ex capo di gabinetto del Comune di Roma, Carla Raineri, nel corso della sua testimonianza nel processo che vede imputata la sindaca Virginia Raggi per falso in relazione alla nomina di Renato Marra (fratello di Raffaele) a capo della direzione turismo. Marra e Salvatore Romeo, il primo vice capo di gabinetto, il secondo capo della segreteria politica nell'agosto del 2016 «si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato». Poi ancora: «Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all'allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un generale dei carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto da lì a poco la sindaca si deve venire dubbi sulla mia nomina».

"Sovvertimento delle gerarchie»
E ancora: «Ma il ruolo che mi era stato affidato il 4 agosto del 2016, quello di capo di gabinetto, era in realtà un guscio vuoto perché quelle che avrebbero dovuto essere le mie funzioni erano state sapientemente esportate a Salvatore Romeo e Raffaele Marra, che avevano un ruolo di centralità assoluta. Io ho cercato disperatamente per giorni e giorni di intercettare l'attenzione del sindaco e sollecitare la sua attenzione sui tanti temi che erano sul tappeto. Mi sentivo sempre e solo rispondere: 'Ne parli con il dottor Marra e ne parli con Romeo', con un sovvertimento delle gerarchie perché io avrei dovuto consultarmi con il mio vice Marra e Romeo, all'epoca capo della segreteria politica. A questo si aggiunga l'atteggiamento di questi due personaggi, che si comportavano i maniera arrogante e autoreferenziale forti della centralità che a loro dava il sindaco».

Il codice etico M5s
Raineri, che lasciò il Comune il 30 agosto 2016 proprio in polemica contro lo strapotere di Marra, è stata dunque interrogata oggi come testimone dell'accusa. E, dunque, il momento della temuta sentenza che potrebbe far saltare la Giunta Raggi si avvicina. Ufficialmente i vertici del Campidoglio manifestano ottimismo e giurano di credere nell'assoluzione: ma nel malaugurato caso contrario, quello di una sentenza sfavorevole alla prima cittadina? «Il nostro codice di comportamento parla chiaro»: così il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha ribadito ancora oggi alla stampa estera. Ovvero, tutti a casa, dalla Raggi ai suoi assessori ai consiglieri comunali. Anche il piano B che circolava nelle segrete stanze, quello di continuare senza il simbolo del M5s, infatti, non sembra più percorribile: il rischio sarebbe quello di essere massacrati dagli elettori e dalla corrente del Movimento che non ama la Raggi, quella capitanata da Roberta Lombardi.

Il voto sul trasporto locale
Oltre al processo, c'è poi un altro scoglio che l'amministrazione romana sarà chiamata ad affrontare sempre questo weekend: il referendum consultivo di domenica 11 novembre (si vota dalle ore 8 alle ore 20) sul futuro dell'azienda di trasporto pubblico locale Atac. La carta d'identità della società parla chiaro: oltre 12 mila dipendenti, 1,4 miliardi di debiti, al centro di un concordato preventivo per provare a salvarsi dal fallimento grazie a un contratto che vale 500 milioni e che la Giunta Raggi ha prorogato fino al 2021. In realtà, oltre a un confronto tecnico sul modello di gestione dei trasporti nella Capitale, l'election day si configura sempre più come l'ennesimo esame per la sindaca pentastellata, per di più all'indomani della sentenza. I romani, d'altro canto, sono esasperati da bus vecchi in media 12 anni, 29 andati a fuoco nel solo 2018, e da un'azienda che assicura il 16% in meno rispetto ai chilometri previsti dal contratto di servizio, pur avendo riportato nel primo semestrale 2018 un utile netto di 5 milioni di euro. Che ne sarà di Virginia Raggi al termine del doppio esame di questo fine settimana?