16 dicembre 2018
Aggiornato 09:30

La Francia nega il respingimento di migranti minori a Claviere. Moavero accusa la «latitanza» europea

La prefettura delle Alte Alpi smentisce l'episodio tra il 17 e il 18 ottobre denunciato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. L'Italia continua a chiedere la revisione di Dublino

Migranti respinti dalla gendarmeria francese al confine riportati in Italia a Claviere, Torino
Migranti respinti dalla gendarmeria francese al confine riportati in Italia a Claviere, Torino (Alessandro Di Marco | ANSA)

CLAVIERE (TORINO) - La prefettura delle Alte Alpi, in Francia, ha smentito di aver respinto migranti minorenni verso l'Italia nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, episodio denunciato sui social dal ministro degli Interni Matteo Salvini. La prefettura ha ricordato in un comunicato che i minori non accompagnati, che vengono inseriti in elenchi comunicati dalla Francia alle autorità italiane, sono «sistematicamente affidati alle strutture dipartimentali di accoglienza per i minori e non consegnati alle autorità italiane». Così, dicono, sarebbe stato il 18 ottobre per i due minorenni. Precisando che questi minori non erano stati respinti alla frontiera tra Montgenèvre (Francia) e Claviere (Italia), come sostiene Salvini, ma «affidati alle strutture del consiglio dipartimentale delle Alte Alpi per essere portati al sicuro». Le verifiche effettuate dalla prefettura hanno permesso di «stabilire che, in quel giorno, una lista di una ventina di persone non ammesse sul territorio francese è stata trasmessa alle autorità italiane dalla polizia di frontiera francese, secondo la procedura abituale», ha sottolineato la prefettura.

Moavero: «Da Ue bellissime parole, ma...»
Posizione che, nel caso specifico, potrebbe anche essere realistica, staremo a vedere. Ma di certo non sarebbe il primo caso di «scarichi» e «sconfinamenti», come ormai vengono definiti, di ragazzi minorenni. Lo hanno raccontato diversi testimoni, volontari e cittadini di frontiera. Sul tema immigrazione si è espresso con forza anche il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che intervenendo alle Commissioni riunite Affari esteri e Politiche dell'Unione europea di Camera e Senato per riferire sugli esiti del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre, ha detto: «I leader europei hanno confermato appieno le conclusioni dell'ultimo Consiglio, piene di bellissime parole come condivisione, sforzo congiunto eccetera, ma fra il dire e lo scrivere e metter in opera c'è una differenza e dunque abbiamo insistito sulla necessità di un'attuazione». Ci sono delle «divisioni» fra gli Stati membri: alcuni non vogliono sentir parlare di arrivi e non sono disponibili all'accoglienza neanche dei rifugiati, e altri che pensano ad azioni di maggior rilievo per fermare e governare il fenomeno. «L'impressione dei cittadini - prosegue Moavero - è che il fenomeno non sia governato a livello europeo ed è difficile dar loro torto. La latitanza europea pesa notevolmente».

L'Italia punta alla pre-distribuzione di tutti i nuovi arrivati
Quanto alla riforma degli accordi di Dublino, l'Italia vorrebbe un superamento delle norme attraverso una maggiore condivisione nel momento in cui arrivano i migranti, una «pre-distribuzione di coloro che arrivano e non solo coloro cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato». Gli altri punti discussi al vertice sono stati la lotta ai trafficanti di esseri umani, gli investimenti consistenti nei Paesi di origine e in quelli di transito e le iniziative a favore della pace e democrazia: «Parlare di investimento è parlare di risorse, e dunque parlare di ampliare le risorse dell'Ue per gli interventi in Africa, senza i quali siamo in una situazione difficile. Se si sommano le risorse di ciascuno Stato membro sono cifre decine di volte superiori a quelle stanziate dall'Ue, con l'aggravante che gli Stati investono in concorrenza fra di loro».