16 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Alla Leopolda il «ritorno al futuro» di Renzi: la contro-manovra, i comitati civici di resistenza e la tentazione di Forza Italia

«Con la nostra contro-manovra giù lo spread e tasse dimezzate» promette Renzi, con Padoan. E pensa a una nuova lista fatta dalla gente

Matteo Renzi durante la manifestazione della Leopolda 9
Matteo Renzi durante la manifestazione della Leopolda 9 (Claudio Giovannini | ANSA)

FIRENZE - Sulle note della sigla di «Ritorno al futuro», con Matteo Renzi che attraversa la platea, si è aperta la nona edizione della Leopolda a Firenze. «E anche quest'anno non c'è nessuno», ironizza Renzi, aggiungendo che «abbiamo fatto un ingresso diverso per fare una Leopolda diversa dal solito». Davanti al coro «Matteo, Matteo» che si leva dalla platea, Renzi ribatte: «E' inutile che fate così tanto domani il Fatto quotidiano dirà che siete supporter di Salvini». Lo scopo di questa «nuova» convention dem è «chiudere la pagina del passato», e guardare al presente, e al futuro, con la macchina del tempo DeLorean, quella usata appunto da Doc e McFly per viaggiare attraverso la storia. Riferimento alquanto anacronistico, ma tant'è. Lo sfottò sui social parte lanciatissimo: «Leopolda 9: più che 'Ritorno al futuro' sembra 'Odissea nell’ospizio» ironizza Osho, alias Federico Palmaroli, l’impiegato romano 44enne divenuto fenomeno social con le sue "massime" in stile maestro spirituale indiano.

La Leopolda della gente
Renzi vuole coinvolgere tutti quelli che non accettano di mettere in discussione le regole del gioco, «europeisti, coloro che credono nei vaccini e vogliono una stampa libera» chiarisce il coordinatore di questa edizione, Ivan Scalfarotto. E' una Leopolda della gente, non dei big, assicura Renzi. Ritorna persino la formula del gong, cinque minuti a testa per parlare dal palco e poi via. Ma soprattutto «non si parlerà per tre giorni del futuro del Pd. Non è il congresso del Pd la cosa più importante, qui c'è un Paese che sta andando a sbattere, non è il momento di pensare chi scegliamo tra i candidati al congresso, questo lo vedremo: ora preoccupiamoci dell'Italia» chiosa. Non si parla di correnti né di congresso, ma di contenuti. Bene. Renzi non vuole parlare di Pd, ma poi lo fa. Nel partito, dopo «la brutta sconfitta che abbiamo subito», sottolinea, c'è la «sindrome del beneficiato rancoroso, di quello che poi dice: glielo dicevo che sbagliava». Poi il grazie «a chi è qui oggi, siete il simbolo della politica fatta per passione non per interesse». Con una stoccata verso il gruppo dirigente del Pd, Renzi si sente galvanizzato: «C'è questo strano meccanismo che quando si perde alla Leopolda viene più gente».

I «comitati civici di resistenza»
Ma questa Leopolda è soprattutto l'occasione per presentare il suo nuovo progetto: «comitati civici di resistenza» su tutto il territorio. L'idea è costruire un network civico, con coordinatori regionali, rappresentanti, non parlamentari, che avranno il compito di andare oltre al Partito democratico. Il punto di approdo sarebbe poi usare quella rete alle Europee, creando una lista, molto probabilmente aperta anche ai «pasdaran» di Forza Italia.

«Manovra del governo un disastro»
Politica, dunque, ma anche economia, sempre ammesso che le due cose viaggino su binari paralleli (sappiamo in verità che non è affatto così...). Nonostante ai cronisti dica «spero che la manovra del governo funzioni», il senatore dem è sicuro che sarà un «disastro», perché «se non riusciamo ad accedere con tranquillità ai mercati finanziari l'Italia, che è un Paese indebitato, rischia di non pagare gli stipendi». Bocciato nettamente anche il condono: «Chi paga le tasse in Italia stamattina si alza e dice sono fesso. Noi che paghiamo le tasse siamo tutti fessi, arriva il governo onestà, onestà ed ecco cosa fa». Poi, un altro attacco all'esecutivo giallo-verde: «La Leopolda è una cosa che paghiamo tutti noi insieme, noi non abbiamo preso i soldi da Autostrade, quelli li ha presi la Lega, non lo dite a Salvini che se la prende a male»«Noi siamo persone libere, sempre».

La contro-manovra del duo Renzi-Padoan
L'inizio dei lavori è stato preceduto da una conferenza stampa nella quale l'ex premier e l'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan hanno presentato la loro «contro-manovra» economica. Una proposta, spiega Renzi, che «se venisse accolta produrrebbe un abbassamento dello spread e un dimezzamento delle tasse». La contro-manovra della contro-manovra, verrebbe da dire, perché «diversa da quella del Pd»«Il Pd non ha presentato una contro-manovra, ma il proprio programma di bilancio», precisa, nonostante lo stesso segretario Martina l'avesse definita così. «Noi condividiamo tutte le proposte del Pd, abbiamo firmato quel programma, qui non si tratta di fare la manovra del Pd, i mercati sono in una fase di grandissima incertezza verso l’Italia e sentiamo la responsabilità di fare una proposta alternativa al governo».Cosa prevede la sua «manovra»? Riconquistare i mercati, con una revisione del rapporto deficit-Pil attuale, mettere uno stop ai tagli agli incentivi, abolizione totale dell’imposta di registro per il rilancio del mercato immobiliare, riapertura di Casa Italia con relativo stanziamento di 4 miliardi di euro per il 2019 per finanziare le opere contro il dissesto idrogeologico e l’edilizia scolastica, cancellazione totale dell’Irap e assegno universale per figli. Ritorno al futuro?