16 dicembre 2018
Aggiornato 08:30

Sulla mensa dei bimbi migranti è botta e risposta Europa-Lega

Il caso Lodi si è chiuso: i bambini extracomunitari sono tornati a mangiare a scuola. Ma non si chiude la polemica, con lo scambio di accuse Moscovici-Salvini

Il vicepremier, Matteo Salvini, durante il suo intervento a W l'Italia su Rete 4
Il vicepremier, Matteo Salvini, durante il suo intervento a W l'Italia su Rete 4 (Fermo immagine Rete 4 | ANSA)

ROMA – Quello che è stato ribattezzato dalla stampa come «caso Lodi» è ufficialmente chiuso. I bimbi delle famiglie extracomunitarie sono tornati a mensa, grazie alle donazioni raccolte in segno di solidarietà, e anche il sindaco leghista Sara Casanova ha fatto una parziale retromarcia, cambiando le linee guida del suo regolamento comunale: ora anche per i cittadini dei Paesi in cui non è materialmente possibile reperire i documenti necessari sarà sufficiente un'autocertificazione, come per gli italiani.

L'accusa dall'Europa
A non chiudersi, in compenso, sono le polemiche politiche sulla vicenda. Per le quali scende in campo addirittura l'Europa, con la voce del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, intervenuto ieri alla trasmissione Piazza Pulita su La7: proprio quella che aveva portato la notizia alla ribalta nazionale. «Come commissario europeo mi occupo di questioni economiche e di compatibilità di bilancio – ha dichiarato il politico francese, in visita in questi giorni a Roma – Quindi le parlerò da cittadino: il cittadino Pierre Moscovici. A titolo personale sono scioccato da questa decisione». Parole dure, che non sono piaciute al leader della Lega Matteo Salvini. Il quale, oltre ad aver innescato da tempo una battaglia con la Commissione Ue, in questo caso è stato chiamato a difendere anche la decisione del sindaco del suo partito: «Il commissario francese si dice scioccato per vicende che ignora sulle scuole di Lodi – ha risposto a stretto giro il ministro dell'Interno – Moscovici si preoccupi del suo governo, che scarica di notte immigrati nei boschi italiani».

Il consiglio dalla Toscana
A chiarire meglio la posizione del Carroccio sulla questione è stata Susanna Ceccardi, commissario regionale del partito in Toscana, nonché consigliera dello stesso Salvini al Viminale per il programma di governo e le attività parlamentari. «Le amministrazioni comunali del Pd chiedono ancora la semplice autocertificazione» per ottenere «le certificazioni patrimoniali dei cittadini stranieri nei Paesi di origine, dando adito ad un sacco di certificazioni false», ha spiegato intervenendo in un dibattito con il sindaco di Firenze, Dario Nardella, in occasione della festa per i 30 anni di Repubblica Firenze. Suscitando un clima rovente tra il folto pubblico del teatro del Maggio, in cui si sono alternati fischi e applausi in continuazione e perfino qualche accusa di razzismo. Ceccardi ha rivendicato di aver «consigliato» lei il sindaco Casanova: «Mi chiamò qualche tempo fa per chiedermi consiglio su come applicare la legge del 2000, per chiedere le certificazioni patrimoniali dei cittadini stranieri nei Paesi di origine, per avere quindi una certificazione certa. Non mi sarei mai immaginata che il mio consiglio avrebbe suscitato tutta questa ridda di polemiche. Anche perché quando andavo io alle elementari andavamo a casa, a pranzo, italiani e stranieri, o lo si portava da casa. Non ci trovo niente di scandaloso. Dobbiamo dare un segnale forte e chiaro. Voi contestate una legge dello Stato italiano, il Dpr 445 del 2000, che fu voluto dal governo Prodi. Vedete un po' voi».