20 luglio 2019
Aggiornato 18:30
Emergenza clandestini

«Indecente, barbarico, atto di guerra»: il coro delle ong contro il decreto Salvini

Le associazioni amiche dei migranti (ma non solo) scatenano la loro prevedibile tempesta di critiche contro l'ultimo provvedimento su immigrazione e sicurezza

Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a palazzo Chigi
Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, durante una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a palazzo Chigi ANSA

ROMA – Era prevedibile che all'approvazione del decreto immigrazione seguisse un vero e proprio coro di voci indignate e di accuse al ministro dell'Interno Matteo Salvini. Ad aprire le danze è stato il sempre attivo fondatore di Emergency, Gino Strada, che a Radio Capital ha tuonato: «È il più recente atto di guerra contro i migranti, che sono i mostri del momento. Poi ci sono aspetti grotteschi nel decreto: c’è scritto per esempio che si può revocare la cittadinanza italiana in caso di furto. Non vorrei che gli italiani rubassero 50 milioni, tanto che c***o gliene frega, se possono restituirli in comode rate annuali? Mi spaventa la disumanità di questi atteggiamenti».

L'armata dei buonisti
Fabiana Musicco, presidente della ong Refugees Welcome Italia, ai microfoni di Quarta Repubblica su Rete4 ha definito senza mezzi termini il decreto «indecente» e Salvini «irresponsabile». Più tragici i toni utilizzati da Medici senza frontiere, che manifesta «profonda preoccupazione per il drammatico impatto che le misure proposte rischiano di avere sulla vita e la salute di migliaia di persone oggi presenti sul territorio italiano. Il decreto sembra orientato a smantellare ulteriormente il sistema di accoglienza italiano, già fragile e precario, a prolungare la detenzione amministrativa di persone che non hanno commesso alcun crimine, e a ridurre le protezioni attualmente disponibili per persone vulnerabili».

Quelli che vogliono bloccare la legge
Il progetto Melting Pot non si è limitato alle parole, ma è passato all'azione, lanciando addirittura un appello alla mobilitazione e alla disobbedienza contro il decreto: «Singoli, gruppi formali e informali, associazioni, realtà del terzo settore, ong facciano il possibile per opporsi a questi provvedimenti. Abbiamo bisogno di costruire mobilitazione e disobbedienza civile alla barbarie che abbiamo davanti!». E in campo sono scesi perfino i vescovi, per bocca del presidente della Cei, Gualtiero Bassetti: «Non bisogna cedere alla tentazione di strumentalizzare le paure né servirsi di promesse illusorie per miopi interessi elettorali». Senza dimenticare l'Arci: «Una pagina nera per la nostra democrazia, che avrà conseguenze negative anche per le amministrazioni locali». A questa tempesta di critiche non si è fatta attendere la risposta dello stesso Salvini, che ha messo in luce la strumentalizzazione politica dei suoi oppositori: «Sindaci, assessori, ex ministri e parlamentari di sinistra, sindacalisti e giornalisti di sinistra, partigiani e associazioni di sinistra, le uniche voci contro il decreto sicurezza e immigrazione sono le loro – ha ribattuto il leader della Lega – Forse preferivano continuare a spendere cinque miliardi all’anno per mantenere un esercito di finti profughi, ma la musica è cambiata».